Psicoterapia, psicoanalisi, EMDR
Per momenti di crisi, crescita personale, difficoltà relazionali, autostima, rielaborazione di traumi

Dott.ssa Chiara Venturi Blog

Ci sono momenti in cui, dopo aver provato e riprovato senza successo, smettiamo di credere che le nostre azioni possano fare la differenza. Non perché manchino le capacità o le opportunità, ma perché l'esperienza ci ha insegnato che ogni tentativo è inutile. In psicologia questo fenomeno prende il nome di impotenza appresa: una condizione che può influenzare profondamente il modo in cui affrontiamo le difficoltà, le relazioni e le sfide della vita. Che cos'è l'impotenza appresa L’impotenza appresa è quella condizione psicologica per cui una persona sviluppa e si convince dell’idea di essere impotente rispetto alla possibilità di intervenire attivamente sulla propria vita e cercare di dare agli eventi una direzione desiderata. Tale convinzione è frutto dell’apprendimento per cui, dopo aver sperimentato diverse frustrazioni ed esperienze fallimentari e magari anche traumatiche, la persona si identifica con la sensazione di essere una vittima e quindi in balia del mondo esterno: che siano altre persone o circostanze della vita. Questa credenza di non avere potere di modificare la propria vita progressivamente si può trasformare in una profezia che si autoavvera: poiché si percepisce come impotente, la persona tenderà a: rinunciare ad agire, tentare nuove soluzioni o vie di uscita, anche quando queste sarebbero possibili e disponibili ...

Nein sagen lernen gehört zu den wichtigsten psychologischen Fähigkeiten für das emotionale Wohlbefinden – und gleichzeitig zu den am schwierigsten zu meisternden. Viele von uns sagen "ja" zu Anforderungen, bei denen wir uns unwohl fühlen, oft aus Angst, andere zu enttäuschen, aus Schuldgefühlen oder dem Wunsch, gemocht zu werden. Doch wenn wir keine klaren Grenzen setzen, riskieren wir, uns überfordert, gestresst und kraftlos zu fühlen. In diesem Artikel erfahren Sie, warum es so wichtig ist, Nein sagen zu lernen und gesunde Grenzen zu setzen – sowohl in persönlichen Beziehungen als auch im beruflichen Umfeld. Nein sagen lernen: die Fähigkeit, Grenzen und Abgrenzung zu setzen Fällt es Ihnen schwer, jemandem einen Gefallen abzuschlagen? Arbeiten Sie ununterbrochen bis spät und finden sich am nächsten Tag ohne Energie wieder? Geben Sie oft mehr als nötig? Fühlen Sie sich häufig gezwungen, den Meinungen anderer zuzustimmen? Fällt es Ihnen schwer, den Mut aufzubringen, eine Einladung abzulehnen? Nehmen Sie sich oft die Probleme anderer auf die Schultern? Waren Sie schon einmal auf einer Feier und wollten eigentlich nach Hause, trauten sich aber nicht und taten stattdessen so, als hätten Sie Spaß?   Solche Fragen haben mit der Fähigkeit zu tun, Nein zu sagen und Grenzen zu setzen – zugunsten der...

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica che porta una persona a dubitare delle proprie percezioni, emozioni e ricordi. Approfondiamo in questo articolo come si manifesta in tutte le sue caratteristiche forme di manipolazione emotiva, nei suoi effetti e come possiamo riconoscerlo e proteggerci dal gaslighting psicologico. Gaslighting cos'è Ti capita spesso di chiederti se stai esagerando, anche mentre stai soffrendo davvero? Oppure di condividere una tua esperienza e sentirti rispondere regolarmente: “Te lo sei immaginato” o “Sei tu che sei troppo sensibile”? Negli ultimi anni, il termine “gaslighting” è entrato sempre più a far parte del linguaggio comune e dei contenuti divulgativi proposti dai media: esso viene utilizzato per intendere una forma di manipolazione psicologica per cui la persona che la subisce arriva a dubitare persino della propria salute mentale. Sebbene la diffusione del concetto sia esplosa soprattutto attraverso i social network e sia appunto diventata d’uso comune, il gaslighting rappresenta un fenomeno psicologico complesso, che si sviluppa all’interno di relazionali disfunzionali (le cosiddette "relazioni tossiche"), che presentano tratti di violenza psicologica e che ha conseguenze potenzialmente profonde sull’autostima, il benessere emotivo e la capacità di fidarsi di sé stessi e degli altri. Da dove viene il termine "gaslighting"? Gaslight significa letteralmente "luce/illuminazione a...

quando pensi costantemente ad una persona; quando controlli il telefono di continuo aspettando un suo messaggio; quando interpreti ogni suo gesto come un segnale; quando ti senti euforico/a per una minima attenzione; quando precipiti precipitare nell’angoscia di fronte alla distanza o all’incertezza. La limerence è un’esperienza emotiva intensa e totalizzante che può assomigliare all’innamoramento, ma che spesso assume caratteristiche più vicine all’ossessione e alla dipendenza emotiva. Negli ultimi anni il termine "limerence" è diventato molto diffuso (soprattutto sui social), ma in psicologia la limerenza è un fenomeno studiato da tempo. Comprenderne il funzionamento può aiutare a riconoscere dinamiche relazionali profonde o disfunzionali, bisogni affettivi irrisolti, dipendenze affettive e modalità di attaccamento che influenzano il modo in cui viviamo le nostre relazioni sentimentali. Cos’è la limerence o limerenza Il termine limerence è stato introdotto dalla psicologa Dorothy Tennov negli anni '70 nel suo libro Love and Limerence. Il vocabolo è stato coniato per descrivere uno stato di intenso coinvolgimento emotivo caratterizzato da: pensieri intrusivi e persistenti verso una persona; forte bisogno di reciprocità; idealizzazione dell’altro; sensibilità estrema ai segnali di rifiuto o interesse; oscillazioni emotive molto intense dipendenti dall'interazione con questa persona.   Sebbene il termine “limerence” non derivi realmente dal latino limes (“confine”), è interessante...

“Il più grande dono è una passione per la lettura. È economica, consola, distrae, entusiasma, fornisce la conoscenza del mondo e un’esperienza di vasto genere. È una luce morale.” Elizabeth Hardwick “La lettura è un rapporto con noi stessi e non solo col libro, col nostro mondo interiore attraverso il mondo che il libro ci apre”. Italo Calvino Perché leggere libri di psicologia?   Questo articolo tratterà di letture. Letture appartenenti a un campo molto specifico (libri psicologici), eppure letture, con tutto il bagaglio di benefici che esse possono apportare. Oggi è sempre più frequente che le persone si avvicinino ai libri di psicologia. La ricerca che le persone generalmente fanno non è di manuali di psicologia su cui studiare, ma piuttosto di strumenti accessibili che aiutino a comprendersi meglio, a entrare maggiormente in contatto con se stessi e con i propri temi, schemi relazionali e in generale, con le modalità con cui funziona la mente umana. Sono infatti sempre più diffusi libri di psicologia dal carattere divulgativo, scritti per il grande pubblico, con l’obiettivo di facilitare l’avvicinamento ai temi più diversi tra cui: emozioni e intelligenza emotiva autostima crescita personale come convivere con, e superare un trauma.   I migliori libri da leggere - I miei consigli L’obiettivo di questo articolo...

Molte persone si avvicinano alla psicoterapia con una domanda molto semplice, comprensibile e umana: perché cambiare è così difficile? In quanto tempo può avvenire il cambiamento psicologico? Se sappiamo cosa ci fa soffrire, perché non riusciamo semplicemente a smettere di farlo? Perché certe abitudini, schemi relazionali o modalità emotive sembrano ripetersi nel tempo, anche quando ne riconosciamo la dannosità? Questi dubbi spesso è legata alla domanda sulla durata di un percorso di psicoterapia. Scopriamo in questo articolo perché la risposta a questa domanda non può essere ridotta ad una semplice somma di giorni, mesi o anni - e i fattori in gioco davvero tanti Cambiamento psicologico: perché è così lento "La fretta è nemica del bene", recita un antico adagio. Nel lavoro psicologico questa saggezza è particolarmente vera: i cambiamenti più profondi sono spesso quelli che maturano lentamente. Questa domanda riguarda il cuore della psicologia del cambiamento. Il cambiamento psicologico è possibile, ma quasi mai è rapido, se vuole essere duraturo. Non si tratta solo di una decisione istantanea o di un semplice atto di volontà. Piuttosto, è un processo di cambiamento graduale che coinvolge emozioni, pensieri, memorie, abitudini e il senso di identità. Cos'è davvero il cambiamento psicologico Cambiamento psicologico non significa semplicemente "smettere di fare qualcosa" o decidere...

Il cosiddetto "mal d’Africa" è una condizione affettiva e psicologica che molti viaggiatori - che siano turisti, volontari o professionisti - riferiscono al ritorno da un periodo trascorso nel continente africano. Non si tratta di una patologia naturalmente, ma di una forma di nostalgia intensa e persistente, accompagnata da sentimenti di malinconia, disorientamento e desiderio di ritorno alla terra africana. Perché sento nostalgia dell'Africa? Chi sperimenta il mal d'Africa descrive una sensazione quasi ineffabile: come se l’Africa avesse lasciato un’impronta profonda nella mente e nel corpo, una traccia affettiva che continua a vibrare nel tempo. Si parla allora di mal d’Africa con "sintomi" come: pensieri ricorrenti o sogni; sensazione di malinconia; difficoltà di adattamento al ritorno; e un senso di perdita difficilmente collocabile.   Definizione e fenomenologia del mal d’Africa Dal punto di vista fenomenologico, il mal d’Africa si configura come una forma di “lutto geografico”: non si piange per una persona che si ha perduto, ma per un luogo, un tempo e una modalità dell’essere. Per questo motivo diventa così difficile descrivere "cos'è il mal d'Africa": chi torna dall’Africa spesso riferisce di aver vissuto un’esperienza “fuori dal tempo”, un’immersione in una realtà essenziale, priva di eccessi, dove emozioni e relazioni si percepiscono come più...

Possiamo definire l'insoddisfazione cronica come una condizione psicologica caratterizzata da una trasversale difficoltà nel provare appagamento nei vari ambiti della propria vita. L'insoddisfazione cronica è indipendente da ciò che si riesce a conquistare, dagli obiettivi che si riesce a raggiungere o dall'effettivo stato della propria condizione. Riconoscere questa dinamica è fondamentale, perché l’insoddisfazione cronica può indicare un disturbo psicologico come un quadro depressivo sottostante o una insoddisfazione esistenziale, ma può anche rappresentare un segnale significativo di stress emotivo o una tendenza al perfezionismo e alla ruminazione mentale. Cos'è l'insoddisfazione cronica Non si tratta di un semplice momento di stanchezza: si tratta se mai di un persistente atteggiamento di pessimismo, lamento e negatività: è un'esperienza interna molto faticosa che può accompagnare per mesi o anni, generando un senso di vuoto, di autosvalutazione e la sensazione costante di non riuscire ad essere appagati, perché i momenti di gratificazione durano poco e si estinguono in fretta. Sentirsi insoddisfatti della propria vita è un'esperienza comune: come possiamo distinguere una sensazione di insoddisfazione fisiologica da un'insoddisfazione perenne che merita una presa in carico? Possiamo definire l'insoddisfazione normale in questo modo: c'è qualche ambito della mia vita che non sento appagante, magari anche per un lungo periodo. Posso prenderlo come un segnale...

Ritrovarsi incastrati in una serie di pensieri negativi e ripetitivi è capitato a tutti e può consumare molte energie, oltre ad avere l’effetto di autoalimentare i pensieri stessi e le sensazioni a essi associate, che possono comprendere ansia, tristezza o rabbia. A volte si può avere l’impressione che pre-occuparsi aiuti ad arrivare meglio preparati agli eventi: per prevenire errori, risolvere problemi e per non dimenticare pezzi. Eppure il prezzo da pagare in termini di pensieri negativi spesso è alto e converrebbe chiedersi se è davvero così utile. A volte invece vorremmo eliminare i pensieri negativi e intraprendiamo una battaglia contro di essi. Cosa succederebbe se invece provassimo a comprendere i pensieri negativi, ad accoglierli e a trasformarli in consapevolezza e benessere mentale? Scopriamo perché la tua mente sembra sabotarti con pensieri negativi continui, e quando smettere di pensare male può diventare un’abilità (che si può imparare). Il dialogo interiore che condiziona le nostre vite “Non ce la fai” “Non te lo meriti” “E’ troppo difficile” “Ti farai male” “Lascia perdere” “Non sei capace” “Non sei abbastanza” “Non sei poi così bravo” ...

Piramide dei bisogni di Maslow: qual è il motore che spinge il comportamento umano? Cosa si nasconde sotto la nostra ricerca di sicurezza, appartenenza, prestigio o realizzazione personale? La risposta a queste domande risiede nel concetto di “bisogno”: sono i nostri bisogni di esseri umani a spingerci verso il raggiungimento della soddisfazione degli stessi. Ma cosa s’intende per “bisogno”? Il bisogno consiste nella mancanza di qualcosa che viene percepita come necessaria ma anche semplicemente desiderata. Da questa percezione di mancanza scaturisce una spinta ("driver"), un movimento verso qualcosa che diventa obiettivo verso cui indirizzare le nostre azioni (come infatti riportato nel Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana, dal latino “motus”, participio passato di movere, muovere, atto a muovere, ciò che spinge). I bisogni sono quindi la spinta motivazionale che ci orienta nei nostri progetti di vita. Uno dei modelli di riferimento più conosciuti che illustra questi processi è la “Piramide dei Bisogni” di Abraham Maslow, uno dei più noti psicologi statunitensi del ventesimo secolo (1943). Come approfondiremo nel corso dell’articolo, la piramide mostra come i bisogni si suddividano in bisogni di base e bisogni più "alti" e come sia necessario soddisfare quelli di base per potersi poi occupare di quelli avanzati. Secondo il modello, infatti, tutti aspiriamo...