Molte persone che pensano di rivolgersi a uno psicologo si chiedono cosa succeda davvero durante un colloquio psicologico.
È normale avere dubbi o ansia: Come funziona il primo incontro? Cosa si dice? Lo psicologo fa domande? Bisogna prepararsi?
Comprendere in cosa consiste un colloquio psicologico può aiutare ad avvicinarsi con maggiore serenità a un eventuale percorso psicologico, anche se, come per tutti nuovi inizi, una certa quota di incertezza va messa in conto. E non è necessariamente un male.
Il colloquio psicologico rappresenta uno spazio professionale di ascolto e di comprensione, in cui la persona (il paziente) può portare una propria difficoltà, una domanda o un momento di crisi della propria vita. Non si tratta semplicemente di una conversazione amichevole, né di una visita ad un esperto che dispensa consigli, ma di un incontro strutturato che ha l’obiettivo di comprendere meglio il problema e individuare il tipo di intervento più adatto per quella persona.
Il colloquio psicologico e la psicoterapia sono infatti forme particolari di dialogo. Sono percorsi di incontro tra due persone:
Il colloquio psicologico non è soltanto un momento in cui raccontare un problema. È uno spazio di ascolto professionale in cui la persona può sentirsi accolta senza giudizio.
Parlare con uno psicologo permette spesso di mettere in parole emozioni e pensieri che fino a quel momento erano rimasti confusi o difficili da esprimere.
Per molte persone, proprio da un primo colloquio psicologico, può iniziare un percorso di maggiore consapevolezza e cambiamento.
Per molte persone il primo passo consiste proprio in un primo colloquio psicologico, un momento iniziale che permette di chiarire la richiesta e capire quale tipo di supporto psicologico può essere utile.
Il primo colloquio psicologico rappresenta il momento in cui il paziente e il terapeuta si incontrano e, l’uno con la consapevolezza della propria storia, l’altro con le proprie competenze i propri strumenti, danno avvio ad una relazione terapeutica. Per essere più precisi, si dovrebbe parlare di “primi colloqui”, ovvero generalmente tre o quattro sedute di consultazione con scopi e modalità caratteristici. Ha una funzione principalmente conoscitiva per entrambe le persone coinvolte.
Il primo colloquio con lo psicologo può essere vissuto come fonte di ansia da prestazione e di un certo imbarazzo. Alcune persone raccontano di avere fatto molta fatica per arrivare lì, o per trovare il coraggio di prenotarlo. Tutto questo è comprensibile: si tratta di un appuntamento importante che riguarda la cura di sé e del proprio benessere psicologico. Inoltre, lo psicologo era, fino a pochi minuti prima, un perfetto estraneo: se da un canto questo può facilitare l’esposizione delle proprie problematiche, dall’altro occorre tempo per stabilire la necessaria fiducia.
Durante il primo colloquio il paziente potrà raccontare liberamente tutto ciò che lo riguarda e che gli sembra importante. Il terapeuta generalmente pone alcune domande aperte per comprendere meglio alcuni aspetti, per guidare gentilmente la conversazione su alcuni argomenti, per raccogliere maggiori informazioni sui sintomi (l’esordio, il decorso, etc.), o per integrare informazioni mancanti.
L’obiettivo principale del primo colloquio psicologico è valutare se la persona che si presenta può intraprendere un percorso psicologico, o di psicoterapia individuale, con quel professionista. Il terapeuta deve infatti capire se, con le competenze che ha a disposizione, ritiene di poter essere di aiuto per quella persona. Può capitare infatti che, per vari motivi, il professionista consigli, in base alle informazioni raccolte, un altro tipo di percorso (magari farmacologico, o magari con un altro approccio…).
“Il primo colloquio psicologico è una forma di dialogo ritmico tra due persone, in cui la relazione terapeutica è sempre in primo piano, assieme ai contenuti che la persona vuole portare.”
“Cosa mi hanno insegnato gli anni della mia vita in psichiatria? L’importanza delle parole, che sono creature viventi e che, quando sono gentili e sensibili, nascendo dal cuore, si fanno mediatrici di speranza; e questo non solo in psichiatria, ma nella vita: una parola indelicata e infelice, ma anche una parola che si doveva dire e non è stata detta, può ridestare, in ogni circostanza umana, angoscia e tristezza, inquietudine dell’anima e disperazione. Basterebbe essere consapevoli di questo, e quante ferite dell’anima si eviterebbero nella vita familiare e sociale.”
Eugenio Borgna, psichiatra e saggista
Molte persone temono di non sapere cosa dire, da dove cominciare, o di non riuscire a spiegare bene il proprio problema. In realtà non è necessario preparare un discorso: il colloquio psicologico si costruisce progressivamente attraverso il dialogo e con l’aiuto delle domande che fa lo psicologo.
Nel primo incontro si affrontano generalmente alcuni aspetti importanti:
Lo psicologo di solito racconta anche come lavora: come funziona il lavoro psicologico, la frequenza degli incontri e gli obiettivi possibili.
Per questo motivo il primo colloquio psicologico non è ancora una terapia vera e propria, ma rappresenta piuttosto una fase iniziale di conoscenza e orientamento. Rappresenta anche un primo passo per la costruzione della relazione terapeutica.
Una parte fondamentale del colloquio psicologico è quella dell’anamnesi psicologica, ovvero una serie di informazioni utili per comprendere meglio la storia della persona.
L’anamnesi psicologica può riguardare diversi aspetti:
L’obiettivo dell’anamnesi psicologica è comprendere il contesto di vita della persona per poter interpretare meglio la difficoltà che porta nel colloquio psicologico.
In questo senso il primo incontro può essere visto anche come una vera e propria visita psicologica, cioè un momento di valutazione iniziale che permette di orientare il percorso successivo.
Il colloquio psicologico clinico viene utilizzato quando la persona presenta una sofferenza emotiva significativa, sintomi psicologici oppure difficoltà relazionali persistenti.
In questi casi il colloquio psicologico clinico ha l’obiettivo di comprendere la natura della difficoltà e valutare quale tipo di intervento possa essere più adeguato.
Il professionista può esplorare aspetti come:
Attraverso il colloquio psicologico clinico, lo psicologo raccoglie elementi utili per formulare una prima ipotesi di comprensione del problema.
Il supporto psicologico è un intervento che ha l’obiettivo di aiutare la persona ad affrontare momenti di difficoltà o cambiamenti della vita. Non sempre infatti è necessario intraprendere una psicoterapia strutturata. In alcune situazioni può essere sufficiente un percorso di supporto psicologico focalizzato su una difficoltà specifica.
Le persone possono richiedere supporto psicologico in presenza di:
Il colloquio psicologico diventa in questo caso uno spazio di confronto che permette di comprendere meglio le proprie emozioni e individuare nuove modalità per affrontare le difficoltà.
Un percorso di supporto psicologico può avere una durata variabile. In alcuni casi bastano pochi incontri per chiarire la situazione e trovare nuove strategie di gestione del problema.
Durante gli incontri lo psicologo aiuta la persona a:
Il supporto psicologico è quindi un intervento orientato al presente e alla gestione delle difficoltà attuali.
Il sostegno psicologico è un intervento che ha la funzione di accompagnare la persona in momenti particolarmente delicati della vita.
A differenza di altri interventi più strutturati, il sostegno psicologico si concentra soprattutto sull’offrire uno spazio di ascolto e contenimento emotivo.
Può essere utile in situazioni come:
In questi casi il colloquio psicologico diventa uno spazio protetto in cui la persona può esprimere liberamente le proprie emozioni e dare significato all’esperienza che sta attraversando.
Nel sostegno psicologico il colloquio psicologico svolge un ruolo centrale. Attraverso il dialogo e l’ascolto empatico, lo psicologo aiuta la persona a sentirsi compresa e sostenuta.
Spesso già il fatto di poter esprimere liberamente, ad alta voce, le proprie difficoltà in un contesto non giudicante rappresenta un primo importante passo verso il cambiamento.
La consulenza psicologica è un intervento generalmente breve che ha l’obiettivo di offrire un punto di vista professionale su una situazione specifica.
Molte persone richiedono una consulenza psicologica quando devono affrontare decisioni importanti oppure quando si trovano di fronte a difficoltà relazionali o familiari.
Alcuni esempi:
La consulenza psicologica permette di analizzare la situazione da una prospettiva più ampia, di individuare possibili strategie di gestione e di valutare il tipo di percorso psicologico (o anche con altri professionisti, per esempio un mediatore familiare, un avvocato, un medico, etc.) più indicato.
Una consulenza psicologica può richiedere uno o pochi incontri. Durante il colloquio psicologico lo psicologo aiuta la persona a chiarire la domanda e a esplorare le possibili opzioni.
L’obiettivo non è dire alla persona cosa deve fare, ma aiutarla a comprendere meglio la situazione e a prendere decisioni più consapevoli.
In alcune situazioni, la difficoltà portata nel colloquio psicologico può richiedere un lavoro più approfondito nel tempo. In questi casi lo psicologo può proporre un percorso psicologico strutturato, (o una psicoterapia, se lo psicologo è anche psicoterapeuta) che permette di esplorare più in profondità le dinamiche emotive e relazionali della persona.
Un percorso psicologico può aiutare a:
Un percorso psicologico si sviluppa attraverso incontri periodici e regolari con lo psicologo. Nel tempo la relazione terapeutica diventa uno spazio di lavoro sicuro in cui la persona può esplorare pensieri, emozioni e vissuti che spesso nella vita quotidiana rimangono impliciti o difficili da esprimere. Il colloquio psicologico diventa così uno strumento di conoscenza di sé e di trasformazione personale.
Nel colloquio psicologico e in psicoterapia individuale, a differenza di quello che spesso si crede, lo psicologo non da consigli (soprattutto nell’orientamento psicoanalitico). Lo psicologo “interroga”, fa domande. Non risponde ma chiede: indagando, insieme al paziente, sul perché dei suoi sintomi, attribuendovi, durante il lavoro congiunto, senso e significato. È un viaggio affascinante e avvincente, talvolta faticoso, ma ricco di scoperte e di nuove possibilità di cambiamento.
La consultazione psicologica è il primo passo per capire di quale aiuto si ha bisogno. Attraverso uno o più colloqui psicologici, lo psicologo cerca di comprendere la domanda della persona e di valutare quale tipo di intervento possa essere più adeguato.
La consultazione psicologica può portare a diverse possibilità:
Questo processo permette alla persona di orientarsi e di scegliere consapevolmente il tipo di aiuto più adatto alla propria situazione.
Sono percorsi che offrono un ascolto attivo e non giudicante e che hanno le seguenti caratteristiche:
Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi.
quando pensi costantemente ad una persona; quando ...
“Il più grande dono è una passione per la lettura....
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