Psicoterapia, psicoanalisi, EMDR
Per momenti di crisi, crescita personale, difficoltà relazionali, autostima, rielaborazione di traumi

Dott.ssa Chiara Venturi Blog

Sei arrabbiata? Prova la stanza dello sfogo C’è un posto dove sfogare la propria rabbia urlando e spaccando tutto è concesso. Si chiama proprio così: “rage room”, la stanza della rabbia. Dopo aver conquistato americani e giapponesi, ha cominciato a spuntare in varie città d’Italia, da Milano a Roma, da Rimini a Bari, accogliendo manager stressati, amici traditi, cuori infranti e chiunque avesse voglia di esprimere la propria collera nel modo più rudimentale possibile. La sensazione? Elettrizzante, liberatoria, almeno nell’immediato. Ma un sentimento così complesso e delicato va gestito ed elaborato, avvertono gli psicologi. Rage Rooms: un posto dove (quasi) tutto è lecito Anger Games, Time Out, Rage Cage. Cambiano i nomi, ma la formula è la stessa. Entra, distruggi ed esci. Funziona così: ci si iscrive online o telefonando, ci si presenta il giorno e l’orario pattuito e si viene addestrati dagli addetti ai lavori circa il regolamento e l’uso corretto del luogo. Armamentario della rabbia (mazze da baseball, ferri da golf, badili, piedi di porco), vestiario antinfortunistico e kit di oggetti da rompere vengono forniti dal personale. Non è consentito distruggere altro né manomettere il locale (microfoni e telecamere controllano che le norme vengano rispettate e il personale supervisiona il...

"Donne che odiano le donne", di Roberta Camisasca, Silhouette Donna ottobre 2018. Battute, commenti sprezzanti o gesti di esclusione: a volte le crudeltà compiute per invidia da persone del nostro stesso sesso fanno molto male. Ecco come reagire in base al torto subito. In un periodo storico in cui i casi di abusi e maltrattamenti riempiono le prime pagine dei giornali, spesso le donne devono fare i conti anche con forme subdole e latenti di aggressività quotidiana che non trovano giustizia nelle aule dei tribunali, perché si fa fatica a riconoscerle. O a chiedere aiuto. Si chiama violenza intragenere e racchiude una serie di comportamenti crudeli, compiuti da donne su altre donne per i motivi più disparati, dall’invidia all’insicurezza: non lasciano segni sulla pelle ma sono capaci di distruggere serenità e autostima. Ci sono varie forme con cui può manifestarsi: è bene conoscerle, saperle identificare e trovare le strategie per difendersi. Perché succede Non esistono statistiche sugli episodi di violenza al femminile, un fenomeno che sfugge alle classificazioni e alle denunce, perché sotterraneo, spesso taciuto dalle stesse vittime, inconsapevoli di essere tali o troppo impaurite per ribellarsi. Eppure le conseguenze di una parola di troppo o di un gesto scorretto possono essere, a...

Sharp Objects è una nuova intrigante miniserie HBO con 8 episodi, distribuita in Italia da Sky Atlantic. Il genere è catalogato come drammatico-giallo-thriller, e le caratterizzazioni dei personaggi, così come le dinamiche e i rapporti che li legano, ben si prestano a interessanti riflessioni psicologiche. La serie è tratta dal romanzo "Sulla pelle" di Gillian Flynn. ATTENZIONE *** SPOILER: la lettura dell'articolo non è consigliata prima della visione della serie. La trama ruota attorno ad una giovane donna, Camille, che per via di complicate vicissitudini familiari vive lontana dal paese d'origine ed è giornalista di professione. Della protagonista sappiamo che è dipendente dall'alcol e che ha praticato per lungo tempo il cutting, procedura per cui il soggetto si taglia sul corpo con oggetti acuminati ed affilati (per l'appunto, "sharp objects"), fino a ferirsi e quindi a portare segni sul corpo di una serie di cicatrici. Capiremo nel corso delle puntate le ragioni dell'allontanamento della ragazza dalla famiglia di origine. Ad ogni modo risulta da subito evidente la sofferenza della protagonista, che tenta di allontanare dalla coscienza i propri vissuti traumatici attraverso l'utilizzo dell'alcol (sostanza depressiva del sistema nervoso) e del cutting, abitudine patologica per cui il soggetto cerca di "sentire" un dolore fisico...

"L'arroganza è pensare di essere superiori agli altri. L'autostima è non sentirsi inferiori a nessuno."  (citazione anonima) Sentiamo spesso parlare di autostima e di assertività. Si tratta di due qualità fondamentali nelle relazioni personali e in ambito lavorativo, che però possono ritorcersi contro l'individuo se non sono correttamente interpretate ed implementate. L'assertività è quella caratteristica umana che consente di esprimere la propria personalità e le proprie idee in una posizione di equilibrio su un continuum i cui estremi sono l'atteggiamento passivo da un lato, e quello aggressivo dall'altro. Ciò implica la capacità di affermare se stessi senza sminuire o prevaricare gli altri, senza svalutarli anche quando l'oggetto della comunicazione è un'osservazione o una critica. Questo costrutto ha quindi strettamente a che fare con il concetto di autostima, che rappresenta l'insieme delle valutazioni che noi facciamo di noi stessi, in seguito ad una osservazione e ad una conoscenza di sé a 360 gradi. Va da sé che i problemi rispetto a questo ambito, anche in questo caso, possono nascere se l'autostima è scarsa (svalutazione di sé, con senso di inadeguatezza e sofferenza nell'accettare le critiche), oppure eccessiva (immagine grandiosa di sé e tendenza a sminuire gli altri). In entrambi i casi si tratta quindi di una tematica...

Ci siamo! Il mese di agosto, quello che abbiamo aspettato per tutto l'anno, sta per terminare. Si rientra in città, magari ancora abbronzati e dentro agli occhi le immagini delle persone e dei luoghi di cui ci siamo circondati durante le nostre ferie. Ed eccoci a rimpiangere il tempo libero e dilatato, l'assenza di impegni e di scadenze, la compagnia di famiglia e amici, magari pianificando già il prossimo viaggio? La ripresa del lavoro può avere ricadute emotive importanti sul tono dell'umore e sulla percezione dello stress e della qualità di vita. Proviamo allora ad elencare alcune attività che possano fungere da fattore protettivo in questo particolare periodo dell'anno. Partendo dall'immagine allegata, vediamo che il nostro corpo è in grado di produrre e di far circolare una serie di sostanze del "benessere", in maniera naturale e gratuita. Alla ripresa della quotidianità post-vacanze è quindi importante avere cura di alcune buone abitudini, per fare in modo che i benefici del riposo goduto durino il più a lungo possibile. Le sostanze del benessere   Ecco qui l'elenco delle "sostanze del benessere": SEROTONINA: neurotrasmettitore cosiddetto "del buonumore". Regola ed è coinvolto in numerose funzioni del corpo umano (ciclo sonno-veglia, fame-sazietà, tono dell'umore). DOPAMINA: neurotrasmettitore legato ai meccanismi del...

"Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo", così inizia il capolavoro letterario Anna Karenina di Lev Tolstoj, 1877. Oltre un secolo dopo, lo scrittore Alejandro Jodorowski ne La danza della realtà scrive: "Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione, finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione". Anche la letteratura dunque, oltre alla psicologia, si è occupata del complesso tema delle dinamiche familiari, che possono essere fonte di sofferenza o di felicità, e fungere così da fattore di rischio oppure da fattore protettivo per la salute psicologica del soggetto. Ma cosa significa "sofferenza familiare", e come può essa influenzare non solo la vita del soggetto individuale, ma anche la psiche di chi è legato a lui da stretti vincoli di parentela? Considerando anzitutto i grandi Traumi (quelli con la T maiuscola, in grado di fare sviluppare un PTSD, ovvero un disturbo post traumatico da stress), l'epigenetica ci spiega che il trauma viene tramandato alle generazioni successive non tanto attraverso il DNA, ma se mai attraverso la sua espressione, tramite i comportamenti appresi. Come avviene questo fenomeno? Il portatore del trauma metterà...

Un recente studio pubblicato su Development and Psychology mette in evidenza l'importanza del contatto fisico tra mamma e bambino nel periodo neonatale. In particolare, lo studio riguarda la branca dell'epigenetica, ovvero la scienza biologica che studia l'espressione dei geni e la trasmissione di caratteri ereditari non direttamente attribuibili alla sequenza del DNA. I risultati dello studio mostrano che i neonati che hanno ricevuto un basso livello di contatto fisico dal loro caregiver, hanno mostrato più in là con gli anni un livello di distress maggiore (pianto, agitazione, angoscia) e si è osservato un maggiore livello di immaturità biologica. In sostanza, le tenerezze fisiche (abbracci, carezze, coccole) ricevute dal bambino possono modificare l'espressione dei suoi geni. Del resto non è la prima volta che la psicologia e le scienze umane si occupano di questo argomento. ALTRE OSSERVAZIONI NEI SECOLI PRECEDENTI La leggenda (o la storia? non è chiaro) vuole che già Federico II di Svevia (1194-1250) avesse condotto un esperimento inizialmente volto a scoprire quale idioma gli esseri umani parlassero naturalmente. Egli diede così l'ordine di far crescere un gruppo di bambini da balie o nutrici che dessero loro da mangiare e bere e li tenessero puliti, ma senza fornire loro coccole o tenerezze,...

Cos'è un sintomo psicologico? Quando parliamo del corpo fisico, intendiamo il sintomo come un segnale con cui si manifesta uno stato di malattia (ad esempio la febbre). Questo segnale indica che c'è un malfunzionamento, un'infezione o altro che ha bisogno di essere curato per ripristinare un corretto funzionamento dell'organismo. Quando parliamo di sintomi psicologici, la faccenda si complica. Spesso la richiesta è, comprensibilmente, quella di “togliere” il sintomo (“non la voglio più sentire quest'ansia, mi fa tanto soffrire”), ripristinando le condizioni psichiche precedenti alla sua comparsa. Ma i rapporti di causa-effetto sono meno lineari e la risoluzione non è così immediata. Una restitutio ad integrum spesso non è possibile poiché quando il soggetto incontra il proprio sintomo, è chiamato anche ad interrogarsi come esso abbia a che fare con la sua storia, con le esperienze che ha fatto e con la persona che è diventato/a. Quando lo psicologo chiede informazioni sulla comparsa dei sintomi, si trova infatti spesso ad ascoltare una vera e propria narrazione: “Dottore, gli attacchi di panico sono iniziati a febbraio. Però in effetti anche l'anno precedente non mi sentivo troppo bene, e ricordo che da piccolo provavo qualcosa di simile quando mi portavano all'asilo. E ora che mi ci...

Quotidianamente abbiamo occasione di incrociare persone nuove: sul lavoro, nella vita privata, nei locali pubblici...

Perché non mi meraviglio più? Un tramonto mozzafiato. La prima parola del bebè. Un complimento inatteso. Sono i gesti più semplici, gli attimi fuggenti della quotidianità che ci rendono davvero felici. Peccato aver perso la capacità di apprezzarli. È quanto rivela una recente ricerca, secondo cui, rispetto a mezzo secolo fa, il 48,7% degli italiani non riesce più a entusiasmarsi di fronte alle piccole gioie della vita. La rivista statunitense Forbes l’ha definita “drift syndrome”, l’incapacità di godere di ciò che ci circonda. Lo stupore, invece, è un ingrediente fondamentale di un’esistenza piena e soddisfacente: ecco perché. Perché è importante È un elemento vitale. Lo diceva anche Einstein: «Se non sei in grado di provare stupore sei morto». La sorpresa è considerata dagli psicologi americani Ekman e Frieser una delle 6 emozioni fondamentali, insieme a tristezza, rabbia, felicità, paura e disgusto. Secondo quasi metà degli italiani, una sorpresa fa sentire meglio le persone care e riduce lo stress. È una forma di apprendimento spontanea. Il verbo stupirsi, stando all’etimologia, vuol dire “reagire a qualcosa di inaspettato”: lo stupore attiva nel cervello il sistema dell’attenzione, deputato a cercare le risorse per gestire un evento inatteso. Stimola le funzioni cognitive, per stabilire un nesso tra il...