Psicoterapia, psicoanalisi, EMDR
Per momenti di crisi, crescita personale, difficoltà relazionali, autostima, rielaborazione di traumi

Metodo Psicoanalitico

metodo psicoanalitico Freud

Metodo Psicoanalitico:

cos’è l’approccio psicoanalitico?

Metodo psicoanalitico:

cos’è l’approccio psicoanalitico?

Sigmund Freud,
Neurologo e Psicoanalista

Il metodo psicoanalitico è un approccio psicoterapeutico che si interroga sulle cause profonde del disagio soggettivo e che in questo modo vuole rispondere alle mutevoli manifestazioni del disagio umano e sociale, andando oltre la semplice eliminazione dei sintomi.

 

L’orientamento psicoanalitico considera ogni individuo come portatore di una storia unica, fatta di esperienze consce e inconsce che plasmano emozioni, pensieri e comportamenti.

 

Grazie alla psicologia psicoanalitica, il terapeuta e il paziente esplorano insieme il mondo interno della persona, alla ricerca di significati nascosti e conflitti irrisolti, con l’obiettivo di promuovere una trasformazione duratura e una maggiore consapevolezza di sé.

Metodo Psicoanalitico: come funziona, a cosa serve e perché sceglierlo

Cos’è la psicoanalisi e a cosa serve

 

La psicoanalisi nasce con Sigmund Freud agli inizi del Novecento e, nel tempo, si è arricchita di contributi provenienti dalla psicologia, dalle neuroscienze e dalle scienze sociali.
Serve a comprendere come pensieri, emozioni, comportamenti e sintomi siano influenzati da contenuti inconsci, spesso radicati nelle esperienze precoci di vita.

 

 

Il lavoro psicoanalitico mira a:

  • dare significato ai sintomi, anziché sopprimerli semplicemente;
  • rendere consapevoli i conflitti inconsci;
  • modificare schemi relazionali e comportamentali ripetitivi;
  • favorire un miglior equilibrio emotivo e relazionale.

Metodo Psicoanalitico: in cosa consiste

Consiste nella ricerca della verità soggettiva cogliendo le varie forme attraverso le quali l’inconscio si manifesta. Il nostro mondo interiore, in gran parte inconscio quindi difficilmente accessibile, è ricchissimo di pensieri, ricordi, emozioni e pulsioni ed è in continua trasformazione; l’analista e il paziente esplorano insieme questo universo alla ricerca delle cause profonde dei comportamenti, delle dinamiche relazionali e della sofferenza di ogni individuo.

 

I sintomi secondo l’approccio Psicoanalitico

 

sintomi consci e manifesti (ansia, fobie, difficoltà relazionali…) rappresentano un modo particolare del soggetto di rispondere, con la sua struttura mentale, alle esperienze della sua vita, della sua storia. Diventa allora necessario comprendere l’origine profonda e remota di questi sintomi, e capire e rendere consce le cause dei conflitti. L’obiettivo è quello di rendere possibile per il paziente la rinuncia definitiva ai suoi sintomi o disturbi, determinati da processi inconsci, optando per strategie consce più efficaci e adeguate ai propri desideri e al proprio contesto di vita.

 

La psicoterapia secondo il metodo psicoanalitico

L’approccio psicoanalitico – o il suo derivato psicodinamico – non mira solo direttamente alla risoluzione dei sintomi psicologici, ma si pone un obiettivo più ambizioso. Mira infatti a cogliere e a comprendere il funzionamento complessivo del paziente, con la sua storia, i suoi meccanismi di difesa, le sue resistenze: insomma i suoi fenomeni intrapsichici e anche il suo mondo relazionale.

 

Il metodo psicoanalitico sottolinea l’importanza dei fenomeni inconsci in tutte le loro manifestazioni, e, più di altri approcci, utilizza la relazione tra paziente e terapeuta come strumento di cura.

 

Secondo l’approccio psicoanalitico, il passato si ripete nel presente, creando talvolta delle difficoltà al paziente, soprattutto nella sua relazione con le altre persone e con l’ambiente. Questa è la ragione per cui il lavoro psicoanalitico non può prescindere da una comprensione profonda e dinamica della storia della persona.

 

Nella psicoterapia psicoanalitica, la relazione terapeuta-paziente è lo strumento centrale di cura.
Il passato tende a ripresentarsi nel presente (coazione a ripetere), e il setting terapeutico diventa il luogo dove osservare, analizzare e trasformare questi schemi.

 

 

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I vantaggi della psicoterapia psicoanalitica

Una psicoterapia psicoanalitica non si limita a intervenire su un sintomo specifico, ma lavora in profondità sul funzionamento globale della persona.

Tra i principali benefici:

  • consapevolezza di sé: comprensione dei propri bisogni, desideri e conflitti interni.
  • miglioramento delle relazioni e della loro qualità: riconoscere schemi relazionali disfunzionali e trasformarli.
  • stabilità emotiva: imparare a gestire emozioni intense o contraddittorie.
  • cambiamenti duraturi: riduzione del rischio di ricaduta rispetto ad approcci focalizzati solo sui sintomi.

 

In cosa consiste il metodo psicoanalitico

 

Il paziente viene incoraggiato ad esprimere emozioni, sentimenti e fantasie che creano disagio – e insieme al terapeuta si ricercherà di far emergere eventuali comportamenti e schemi ripetuti in maniera inconsapevole, o temi ricorrenti che possono portare verso scelte di vita sfavorevoli.

 

Il terapeuta esplora inoltre le esperienze relazionali precoci del paziente, che potrebbero rivivere in maniera inconscia nei comportamenti attuali.

 

Il terapeuta psicoanalitico aiuterà il paziente a leggere ed interpretare le sue esperienze di vita, a mettere sotto una luce nuova e inedita il materiale psichico portato in seduta.

 

Lo scopo è quello di rendere il paziente più consapevole del proprio mondo interno e nelle sue relazioni, attenuare o risolvere la sofferenza e il disagio, per tornare ad essere più libero e padrone della propria vita

 

psicoanaliticoMetodo Psicoanalitico e approccio medico: le differenze

Secondo il metodo psicoanalitico, a differenza dell’impostazione medica, un percorso di psicoterapia non mira ad una “restitutio ad integrum”, ovvero a ristabilire le condizioni precedenti l’inizio del sintomo o del disagio. Nella psicoanalisi, il terapeuta aiuta il paziente ad incontrare, proprio nella sua sofferenza e nel suo sintomo, la propria verità soggettiva, e a farla parlare quando chiede di essere ascoltata.

 

 

L’orientamento psicoanalitico, infatti, non vede il sintomo come un nemico da eliminare, ma come un messaggio dell’inconscio che chiede di essere ascoltato.
Il lavoro terapeutico aiuta il paziente a dare senso a quel sintomo e a integrarlo in una nuova narrazione di sé.

 

 

Il setting psicoanalitico

Un elemento fondamentale della psicoterapia ad orientamento psicoanalitico è il setting, ovvero la cornice che rende possibile e strutturato il percorso terapeutico. A differenza delle relazioni quotidiane, in cui intimità e confini si confondono, nel rapporto con il terapeuta convivono un elevato grado di confidenza e un preciso assetto relazionale regolato da norme condivise. Proprio questa cornice consente di creare un contesto sicuro, stabile e prevedibile, all’interno del quale il paziente può esplorare liberamente i propri vissuti e “dire tutto”.

 

 

Il setting ha una duplice natura: esterna e interna.

Le componenti esterne del setting psicoanalitico riguardano gli aspetti pratici e materiali: lo spazio fisico della stanza di terapia, la disposizione, la frequenza e la durata degli incontri, le regole condivise. La costanza di questi elementi offre contenimento e favorisce la sicurezza, trasformando ogni seduta in una pausa dalle pressioni della vita quotidiana. Il tempo definito delle sedute, così come la loro regolarità, diventa parte integrante del processo di cura, perché sostiene la continuità e la profondità del lavoro psichico.

 

 

Il setting interno, invece, è legato alla disposizione mentale dello psicoterapeuta psicoanalitico: la capacità di ascoltare in maniera attenta, neutrale e non giudicante, di cogliere i significati nascosti dietro le parole e i silenzi, e di mantenere un equilibrio tra vicinanza empatica e distanza osservante. Questo assetto permette al terapeuta di decodificare ciò che si ripete nella relazione e di trasformarlo in materiale utile alla comprensione e al cambiamento.

 

 

In sintesi, il setting psicoanalitico rappresenta il binario entro cui scorre la terapia: una cornice solida ma flessibile che sostiene il processo di cura e rende possibile l’incontro autentico tra paziente e terapeuta.

 

 

Lo Psicoanalista

 

La psicoanalisi comporta per il terapeuta un lungo apprendistato teorico e personale e gli richiede di sottoporsi egli stesso ad un lungo ed approfondito percorso psicoanalitico, allo scopo di conoscere e poter trattare le sofferenze e i conflitti da cui gli esseri umani sono affetti: C.G. Jung sosteneva che lo psicoanalista è un “guaritore ferito”, ovvero ha saputo andare a fondo nelle proprie sofferenze e nei propri conflitti prima di occuparsi di quelli dei suoi pazienti.

 

Oltre ad essere una cura individuale, la psicoanalisi rappresenta anche un modo di interpretare e leggere la realtà relazionale e sociale e può essere quindi estesa ai gruppi, alle famiglie, alle istituzioni e all’ambito lavorativo.

 

La cura orientata alla psicoanalisi, nata con Sigmund Freud agli inizi del ‘900, ha saputo ampliarsi e adattarsi ai tempi e ai cambiamenti della società, e integrare nella sua griglia teorica le nuove scoperte nell’ambito delle neuroscienze, della medicina, e delle nuove teorie sociali.

 

Critiche alla psicoanalisi

Alcuni critici ritengono che la psicoanalisi abbia una durata troppo lunga, che sia molto costosa o poco “scientifica”, in quanto non segue un protocollo preciso come altre metodologie e si basa molto sulla relazione tra analista e paziente. Negli ultimi decenni, però, ricerche in ambito neuroscientifico e psicologico hanno confermato l’efficacia dell’orientamento psicoanalitico, soprattutto nei disturbi di personalità e nelle problematiche croniche.

Oggi il metodo è più flessibile, personalizzato e integrabile con altri approcci terapeutici, pur mantenendo il suo cuore teorico.

Efficacia della psicoanalisi: cosa dice la ricerca?

Meta-analisi e studi longitudinali rilevano che la psicoterapia psicoanalitica e psicodinamica produce miglioramenti duraturi, sovente superiori alla farmacoterapia o alle terapie brevi. L’effetto, spesso, aumenta a distanza di tempo dalla conclusione delle sedute, specialmente in disturbi come depressione o ansia complessa. Uno dei motivi della sua efficacia a lungo termine consiste nella capacità di lavorare non solo sul sintomo, ma sull’intero sistema psicologico, sulle variabili di personalità, sulle dinamiche relazionali profonde. Anche gli studi di neuroimaging suggeriscono che i cambiamenti prodotti da questa terapia sono osservabili a livello cerebrale (analogamente ai farmaci).

 

 

Tuttavia, come suggerisco sempre, piuttosto che “inseguire” un determinato approccio terapeutico, occorre incontrare un professionista con cui “trovarsi bene”. Infatti, la relazione paziente-terapeuta è centrale in ogni psicoterapia.

 

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Metodo Psicoanalitico a Milano

L’approccio psicoanalitico non è più cura psicologica “d’élite”, ma di uno strumento, accessibile a tutti, di interpretazione dei sintomi e della realtà interna ed esterna – purché vi sia la curiosità e la motivazione della persona a conoscere in maniera approfondita se stessa e le cause del proprio malessere o disagio.

La psicoterapia a orientamento psicoanalitico oggi è accessibile a un pubblico ampio. Non è più una terapia “d’élite”, ma uno strumento di conoscenza e trasformazione personale alla portata di chiunque desideri conoscere in maniera approfondita se stesso e le cause del proprio malessere o disagio per affrontarlo in modo duraturo.

 

Domande e risposte sulla psicoanalisi

Quali problemi può trattare la terapia psicoanalitica?

Lo psicoterapeuta psicoanalitico può lavorare con il paziente su un’ampia gamma di problematiche e sintomatologia:

 

  • ansia e attacchi di panico;
  • depressione e instabilità dell’umore;
  • fobie e ossessioni;
  • disturbi della nutrizione e dell’alimentazione;
  • problemi relazionali e difficoltà di coppia;
  • blocchi creativi o professionali;
  • disturbi psicosomatici;
  • bassa autostima e senso di vuoto;
  • e molto altro…

L’approccio psicoanalitico non si limita a ridurre il sintomo, ma lo considera un segnale di un conflitto più profondo.

Quanto dura una psicoterapia psicoanalitica?

La durata dipende dagli obiettivi, da quanto desidera o può lavorare in profondità il paziente, e dalla complessità del quadro sintomatologico.

Quante sedute settimanali secondo l'approccio psicoanalitico?

La psicoanalisi contemporanea non richiede più al paziente di stendersi sul lettino quattro o cinque volte a settimana. Una psicoterapia si può svolgere anche a una o due sedute a settimana. Si tratta comunque di un approccio intensivo ed estensivo che, mirando a comprendere le ragioni inconsce per cui si sono sviluppati i sintomi e le sofferenze del paziente, richiede di fare un viaggio nel tempo per ricostruire la storia di vita e le esperienze della persona.

Qual è la differenza tra psicoanalisi e psicoterapia?

  • Psicoanalisi: percorso a lungo termine, più frequente (anche 3-4 volte a settimana), con setting classico (lettino).
  • Psicoterapia psicoanalitica: frequenza ridotta, maggiore flessibilità, ma con lo stesso orientamento teorico e clinico.

Qual è il materiale su cui si lavora con il metodo psicoanalitico?

Il “materiale” non è altro che ciò che il paziente porta in seduta:

  • ricordi d’infanzia e di vita adulta;
  • sogni e fantasie;
  • emozioni attuali e passate;
  • reazioni nei confronti del terapeuta (transfert);
  • episodi di vita quotidiana.

Lo psicoterapeuta psicoanalitico utilizza tutto questo ricco materiale per aiutare il paziente a collegare presente e passato, cosciente e inconscio. L’obiettivo è trasformare il significato del sintomo, così che non sia più necessario come forma di adattamento.

Come si forma uno psicoanalista?

Un psicoterapeuta psicoanalitico si forma attraverso:

  • studi universitari in psicologia o medicina (in passato anche filosofia);
  • scuola di specializzazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitico;
  • analisi personale approfondita;
  • supervisione clinica costante.

Questa formazione permette di affrontare con competenza e sensibilità i conflitti e le sofferenze dei pazienti.

Il metodo psicoanalitico è adatto a tutti?

Non sempre. Richiede motivazione e disponibilità a guardarsi dentro. In alcuni casi, può essere utile iniziare con un approccio più breve e focalizzato. Può essere utile parlarne direttamente con lo psicoanaista a cui ci si rivolge.

Il terapeuta psicoanalitico dà consigli?

Non nel senso comune. Aiuta piuttosto il paziente a trovare le proprie risposte.

 

Psicoanalisi: definizioni

Andiamo a scoprire qualche definizione di “psicoanalisi”.

Psicoanalisi secondo l’IPA (International Psychoanalytic Association)

Il termine “psicoanalisi” si riferisce ad una teoria della struttura e del funzionamento della personalità, all’applicazione di questa teoria ad altri settori della conoscenza, ed infine ad una specifica tecnica psicoterapeutica. Questo insieme di conoscenze si basa e scaturisce dalle fondamentali scoperte psicologiche di Sigmund Freud.

Maria Teresa Bonaccorsi

“Un’analisi personale anche ben riuscita non crea un individuo perfetto, i conflitti vengono spesso risolti e la personalità rimodellata, vi sono traumi e caratteristiche genetiche da cui si giunge alla conoscenza dei fattori in gioco ed alla modificazione verso forme più mature dei meccanismi di difesa, quindi ad un controllo, ma non si può completamente eliminare il dolore del ricordo, o annullare o modificare del tutto impulsi innati.”

Thomas H. Ogden e il compito psicoanalitico

“Compito della psicoanalisi è aiutare il paziente a fare quei sogni che non è stato capace di fare e che si sono trasformati in sintomi.”

Dider Anzieu e il lavoro psicoanalitico

“Un lavoro di tipo psicoanalitico si deve fare là dove emerge l’inconscio: in piedi, seduto o disteso; durante la seduta, sulla soglia della porta, al capezzale di un letto d’ospedale, ecc.: ovunque un soggetto sia in grado di far parlare le proprie angosce e i propri fantasmi a qualcuno che si suppone lo ascolti e sia adatto a dare spiegazioni.”

Marie Cardinal, Le Parole per Dirlo

“Durante tutta l’analisi e ancora oggi non ho mai smesso di meravigliarmi di fronte al lavoro stupendo che avviene tra il conscio e l’inconscio.”

Stefano Bolognini e il silenzio psicoanalitico

“Il silenzio analitico è qualcosa di molto prezioso perché è estremamente raro in un mondo dove ogni interlocutore interviene sempre con consigli, esempi, raccomandazioni senza mai avere lo spazio interno per sentire fino in fondo come si sviluppa il pensiero dell’altro. Sono sempre tutti pronti a tamponare lo sfogo e la richiesta d’aiuto dell’altro, senza dargli il tempo di riflettere. Quel silenzio è uno spazio disponibile, non una frustrazione compiaciuta.”

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