Psicoterapia, psicoanalisi, EMDR
Per momenti di crisi, crescita personale, difficoltà relazionali, autostima, rielaborazione di traumi

Dott.ssa Chiara Venturi Blog

Il ritardo cronico (non quello occasionale giustificato da un motivo plausibile) può essere causato da un'incapacità di gestire il proprio tempo, ma nel mondo degli adulti ciò non è tollerabile. Lo sostiene anche uno studio dell'Università di San Diego, secondo cui il ritardo persistente è caratteristica innata e immutabile di una personalità "rilassata", opposta a quella frenetica, meticolosa, sempre centrata sull'obiettivo da raggiungere. Niente da fare quindi: questione di DNA. Chiara Venturi, psicologa e psicoterapeuta a Milano e Rimini, cerca invece delle spiegazioni all'interno della coppia. "Il ritardo può essere visto come un 'atto mancato', ovvero non essersi resi conto del tempo che passava: può segnalare una mancanza di interesse inconsapevole verso la persona da incontrare", afferma. "In altri casi è segno di un'eccessiva sicurezza in se stessi, quasi un senso di superiorità inconscio verso la partner, o verso gli altri in generale ("questi sono i miei tempi, gli altri mi aspetteranno"). Oppure il ritardatario potrebbe voler mettere alla prova i sentimenti altrui: "Quanto ci tieni a me?", "Mi accetterai lo stesso anche se ti farò arrabbiare?". C'è un sottile bisogno di sfidare l'altro, di metterlo alla prova con un atteggiamento passivo-aggressivo. Solo in rari casi è un vero e proprio...

di Roberta Camisasca, per Silhouette donna Perché devo pensare a tutto io? È sera. Lei finisce di sparecchiare, carica la lavastoviglie, svuota la lavatrice, prepara i panini per il giorno dopo, scrive la lista della spesa. Poi accende il pc, perché deve terminare un progetto da presentare in ufficio il giorno dopo. Lui vorrebbe aiutarla, la segue in giro per casa, le chiede: “Cosa posso fare?”. È l’esempio perfetto di quel lavoro invisibile di organizzazione mentale che sta dietro il famoso multitasking della donna di oggi: moglie, madre, lavoratrice. Il partner è spesso passivo, oppure relegato al ruolo di esecutore: contribuisce alle mansioni domestiche come un collaboratore obbediente (ma di prendere l’iniziativa, non se ne parla). Siamo sicure che debba per forza andare così? Dal lavoro alla casa (e viceversa) «Nonostante la condivisione dei compiti fra i due sessi stia facendo progressi, la donna resta il capo indiscusso di quell’impresa che è la casa», si legge nel libro “Devo dirti sempre tutto. Come suddividere al meglio il carico mentale nella vita di coppia” di Marie-Laure Monneret (DeAgostini, 160 pagine, 14,90 euro). Secondo un’indagine dell’Istituto nazionale francese di statistica, le donne con un lavoro a tempo pieno dedicano ogni giorno alle attività casalinghe e...

C'è la convinzione diffusa che un'educazione autorevole da parte della coppia genitoriale verso i figli possa, o debba comprendere anche atteggiamenti autoritari come l'alzare la voce o l'utilizzo di un approccio fisico, anche "soft". Se in alcuni contesti educativi, come per esempio a scuola, tali approcci educativi aggressivi sono vietati e condannati, all'interno delle mura domestiche sembra esserci una maggiore tolleranza, e si tende a permettere che, in alcune situazioni, un intervento educativo più "forte" possa essere legittimato, nella convinzione ancora largamente diffusa che tali metodi educativi possano essere efficaci e, se saltuari, innocui per il bambino. Diamo per scontato che l'essere genitori sia un compito complesso, difficile, stressante e faticoso, e che in talune situazioni fonti di nervosismo e frustrazione, si possa essere tentati di ricorrere a maniere "forti" per ripristinare l'ordine in casa e per chiedere ai figli di seguire le nostre indicazioni. Di conseguenza, urlare per farsi ascoltare e per richiamare i figli all'ordine può diventare un'abitudine. Spesso ricorrere a tali misure comportamentali avviene quando nella propria famiglia di origine vigevano le stesse modalità, che sono state quindi apprese e considerate normali. Ricordiamo che la relazione con i propri genitori rappresenta per il figlio il primo modello di rapporto...

Nessuno sta a cuore, per un genitore, più dei propri figli. A volte però la frenesia della quotidianità non consente di dialogare in profondità con loro, e magari di osservarli da un punto di vista diverso. Proviamo allora a pensare fuori dagli schemi e sviluppare domande nuove da porre, che potranno servirci per instaurare un dialogo più avvincente, e per conoscere meglio loro, e magari anche noi stessi. COSA DOMANDARE AL POSTO DI "COME E' ANDATA LA TUA GIORNATA?" - qual è stato l'episodio più interessante oggi? - cosa hai imparato oggi? - cosa ti ha fatto sorridere oggi? - hai fatto qualcosa di divertente, sciocco, o interessante? - cosa ti ha fatto meravigliare oggi? - hai avuto occasione di aiutare qualcuno? - hai fatto qualcosa di buon per te stesso? - sei stato orgoglioso di te oggi? in quale circostanza e perché? - ti sei sentito triste? - hai dovuto imparare qualcosa di difficile? - a che gioco hai giocato con i tuoi amici? - a chi eri seduto vicino a pranzo? - con chi vuoi essere amico tra i tuoi compagni di scuola? - chi, tra i tuoi compagni di classe, è completamente diverso da te? - qual è il maestro che ti piace di più, e quale di meno? - se tu fossi maestro...

Sei arrabbiata? Prova la stanza dello sfogo C’è un posto dove sfogare la propria rabbia urlando e spaccando tutto è concesso. Si chiama proprio così: “rage room”, la stanza della rabbia. Dopo aver conquistato americani e giapponesi, ha cominciato a spuntare in varie città d’Italia, da Milano a Roma, da Rimini a Bari, accogliendo manager stressati, amici traditi, cuori infranti e chiunque avesse voglia di esprimere la propria collera nel modo più rudimentale possibile. La sensazione? Elettrizzante, liberatoria, almeno nell’immediato. Ma un sentimento così complesso e delicato va gestito ed elaborato, avvertono gli psicologi. Rage Rooms: un posto dove (quasi) tutto è lecito Anger Games, Time Out, Rage Cage. Cambiano i nomi, ma la formula è la stessa. Entra, distruggi ed esci. Funziona così: ci si iscrive online o telefonando, ci si presenta il giorno e l’orario pattuito e si viene addestrati dagli addetti ai lavori circa il regolamento e l’uso corretto del luogo. Armamentario della rabbia (mazze da baseball, ferri da golf, badili, piedi di porco), vestiario antinfortunistico e kit di oggetti da rompere vengono forniti dal personale. Non è consentito distruggere altro né manomettere il locale (microfoni e telecamere controllano che le norme vengano rispettate e il personale supervisiona il...

"Donne che odiano le donne", di Roberta Camisasca, Silhouette Donna ottobre 2018. Battute, commenti sprezzanti o gesti di esclusione: a volte le crudeltà compiute per invidia da persone del nostro stesso sesso fanno molto male. Ecco come reagire in base al torto subito. In un periodo storico in cui i casi di abusi e maltrattamenti riempiono le prime pagine dei giornali, spesso le donne devono fare i conti anche con forme subdole e latenti di aggressività quotidiana che non trovano giustizia nelle aule dei tribunali, perché si fa fatica a riconoscerle. O a chiedere aiuto. Si chiama violenza intragenere e racchiude una serie di comportamenti crudeli, compiuti da donne su altre donne per i motivi più disparati, dall’invidia all’insicurezza: non lasciano segni sulla pelle ma sono capaci di distruggere serenità e autostima. Ci sono varie forme con cui può manifestarsi: è bene conoscerle, saperle identificare e trovare le strategie per difendersi. Perché succede Non esistono statistiche sugli episodi di violenza al femminile, un fenomeno che sfugge alle classificazioni e alle denunce, perché sotterraneo, spesso taciuto dalle stesse vittime, inconsapevoli di essere tali o troppo impaurite per ribellarsi. Eppure le conseguenze di una parola di troppo o di un gesto scorretto possono essere, a...

Sharp Objects è una nuova intrigante miniserie HBO con 8 episodi, distribuita in Italia da Sky Atlantic. Il genere è catalogato come drammatico-giallo-thriller, e le caratterizzazioni dei personaggi, così come le dinamiche e i rapporti che li legano, ben si prestano a interessanti riflessioni psicologiche. La serie è tratta dal romanzo "Sulla pelle" di Gillian Flynn. ATTENZIONE *** SPOILER: la lettura dell'articolo non è consigliata prima della visione della serie. La trama ruota attorno ad una giovane donna, Camille, che per via di complicate vicissitudini familiari vive lontana dal paese d'origine ed è giornalista di professione. Della protagonista sappiamo che è dipendente dall'alcol e che ha praticato per lungo tempo il cutting, procedura per cui il soggetto si taglia sul corpo con oggetti acuminati ed affilati (per l'appunto, "sharp objects"), fino a ferirsi e quindi a portare segni sul corpo di una serie di cicatrici. Capiremo nel corso delle puntate le ragioni dell'allontanamento della ragazza dalla famiglia di origine. Ad ogni modo risulta da subito evidente la sofferenza della protagonista, che tenta di allontanare dalla coscienza i propri vissuti traumatici attraverso l'utilizzo dell'alcol (sostanza depressiva del sistema nervoso) e del cutting, abitudine patologica per cui il soggetto cerca di "sentire" un dolore fisico...

"L'arroganza è pensare di essere superiori agli altri. L'autostima è non sentirsi inferiori a nessuno."  (citazione anonima) Sentiamo spesso parlare di autostima e di assertività. Si tratta di due qualità fondamentali nelle relazioni personali e in ambito lavorativo, che però possono ritorcersi contro l'individuo se non sono correttamente interpretate ed implementate. L'assertività è quella caratteristica umana che consente di esprimere la propria personalità e le proprie idee in una posizione di equilibrio su un continuum i cui estremi sono l'atteggiamento passivo da un lato, e quello aggressivo dall'altro. Ciò implica la capacità di affermare se stessi senza sminuire o prevaricare gli altri, senza svalutarli anche quando l'oggetto della comunicazione è un'osservazione o una critica. Questo costrutto ha quindi strettamente a che fare con il concetto di autostima, che rappresenta l'insieme delle valutazioni che noi facciamo di noi stessi, in seguito ad una osservazione e ad una conoscenza di sé a 360 gradi. Va da sé che i problemi rispetto a questo ambito, anche in questo caso, possono nascere se l'autostima è scarsa (svalutazione di sé, con senso di inadeguatezza e sofferenza nell'accettare le critiche), oppure eccessiva (immagine grandiosa di sé e tendenza a sminuire gli altri). In entrambi i casi si tratta quindi di una tematica...

Ci siamo! Il mese di agosto, quello che abbiamo aspettato per tutto l'anno, sta per terminare. Si rientra in città, magari ancora abbronzati e dentro agli occhi le immagini delle persone e dei luoghi di cui ci siamo circondati durante le nostre ferie. Ed eccoci a rimpiangere il tempo libero e dilatato, l'assenza di impegni e di scadenze, la compagnia di famiglia e amici, magari pianificando già il prossimo viaggio? La ripresa del lavoro può avere ricadute emotive importanti sul tono dell'umore e sulla percezione dello stress e della qualità di vita. Proviamo allora ad elencare alcune attività che possano fungere da fattore protettivo in questo particolare periodo dell'anno. Partendo dall'immagine allegata, vediamo che il nostro corpo è in grado di produrre e di far circolare una serie di sostanze del "benessere", in maniera naturale e gratuita. Alla ripresa della quotidianità post-vacanze è quindi importante avere cura di alcune buone abitudini, per fare in modo che i benefici del riposo goduto durino il più a lungo possibile. Le sostanze del benessere   Ecco qui l'elenco delle "sostanze del benessere": SEROTONINA: neurotrasmettitore cosiddetto "del buonumore". Regola ed è coinvolto in numerose funzioni del corpo umano (ciclo sonno-veglia, fame-sazietà, tono dell'umore). DOPAMINA: neurotrasmettitore legato ai meccanismi del...

"Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo", così inizia il capolavoro letterario Anna Karenina di Lev Tolstoj, 1877. Oltre un secolo dopo, lo scrittore Alejandro Jodorowski ne La danza della realtà scrive: "Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione, finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione". Anche la letteratura dunque, oltre alla psicologia, si è occupata del complesso tema delle dinamiche familiari, che possono essere fonte di sofferenza o di felicità, e fungere così da fattore di rischio oppure da fattore protettivo per la salute psicologica del soggetto. Ma cosa significa "sofferenza familiare", e come può essa influenzare non solo la vita del soggetto individuale, ma anche la psiche di chi è legato a lui da stretti vincoli di parentela? Considerando anzitutto i grandi Traumi (quelli con la T maiuscola, in grado di fare sviluppare un PTSD, ovvero un disturbo post traumatico da stress), l'epigenetica ci spiega che il trauma viene tramandato alle generazioni successive non tanto attraverso il DNA, ma se mai attraverso la sua espressione, tramite i comportamenti appresi. Come avviene questo fenomeno? Il portatore del trauma metterà...