Psicologa Milano Psicoterapeuta – Psicoanalisi e EMDR
Consulente di Coppia
Aiuto professionale per ansia, autostima, momenti di crisi, traumi

DIPENDENZA AFFETTIVA: cos’è e come uscirne con la psicoterapia

DIPENDENZA AFFETTIVA

DIPENDENZA AFFETTIVA:

come uscirne grazie alla psicoterapia

DIPENDENZA AFFETTIVA

 

come uscirne attraverso la psicoterapia

Il termine “dipendenza affettiva” è entrato, sempre di più negli ultimi anni, nel nostro linguaggio comune al pari delle diciture “amore tossico“, “relazione tossica” e “abuso emotivo“.

 

Si tratta di forme di legame molto diffuse nella nostra società. Chiunque si interessi di psicologia ormai conosce il significato di queste parole: nel presente articolo vogliamo approfondire questa tipologia di dipendenza e le sue caratteristiche in maniera più precisa e scientifica.

Per esigenze di scorrevolezza, utilizzerò la forma che si presenta con più frequenza, in cui è la donna ad aver sviluppato la dipendenza affettiva e in cui il partner maschile la alimenta. Le dipendenze affettive possono però riguardare anche gli uomini, e si riscontrano le medesime dinamiche anche all’interno di coppie omosessuali.

 

In maniera analoga, in qualsiasi relazione che sia significativa per la vita di una persona (nel rapporto genitori-figli, nei rapporti amicali o verso il proprio capo) è possibile vivere un legame caratterizzato dalla dipendenza affettiva.

DIPENDENZA AFFETTIVA – definizione

La dipendenza affettiva non è in realtà una diagnosi che troviamo nel manuale dei disturbi psicologici e mentali (DSM-V). Si tratta però di un pattern di comportamenti, pensieri, sensazioni ed emozioni molto preciso e spesso ripetitivo, una sindrome psicologica con delle caratteristiche ricorrenti che viene classificata come “dipendenza comportamentale“.

 

Possiamo definire le dipendenze affettive come un modo patologico di entrare in relazione.

 

  • Si tratta di una forma di legame molto intenso che comporta la progressiva riduzione fino alla perdita completa della propria autonomia e della propria libertà.
  • Si tratta di una forma di “amore” simbiotico in cui si ricerca la fusione con l’altro, con conseguenti danni al benessere emotivo e psicologico della persona.
  • Si entra quindi in relazione in modo patologico, dannoso e disfunzionale.
  • Il “dare” e il “ricevere” nel rapporto sono fortemente squilibrati a favore dell’uno e a sfavore dell’altra.

La dipendenza sana nel rapporto

Essere “dipendenti” all’interno di una relazione non è però necessariamente malsano. Il bisogno di relazione è infatti naturale per l’essere umano e fa parte dei nostri bisogni fondamentali.

 

  • soprattutto nella fase iniziale di innamoramento , la “dipendenza emotiva da una persona” è fisiologica: avere come priorità e come pensiero ricorrente l’attenzione sull’altro e idealizzarlo, sentirsi euforici e avere il batticuore e dei pensieri quasi “ossessivi” verso la persona amata è perfettamente normale. Questa intensità nell’attrazione reciproca è anche finalizzata alla riproduzione e alla prosecuzione della specie;
  • una certa quota di dipendenza dal partner è sana e funzionale anche alla prosecuzione del rapporto quando esso diventa stabile. Infatti, ci ritroviamo a pensare che senza quella persona non saremmo così felici, avvertiamo la mancanza quando siamo separati e c’è una progettualità comune che richiede la presenza della persona amata. Questi sentimenti sono reciproci, e non c’è uno dei due che è più “forte” dell’altro.
  • la dipendenza sana comprende la possibilità di fare affidamento sull’altra persona, di potersi appoggiare, di sentirsi al sicuro con lei/lui. Si accettano volentieri compromessi e ci si viene incontro, purché questo atteggiamento di gentilezza e di accoglienza sia vicendevole.
  • ci sono fiducia e supporto reciproci, e la capacità di risolvere i problemi in maniera condivisa.

 

Deve trattarsi appunto di una “dipendenza sana“, che comporta da un lato l’accettazione dei vincoli del legame, e dall’altro la capacità di tollerare la mancanza e l’attesa.

 

Siamo in grado di percepirci some soggetti separati, i confini vengono rispettati e conserviamo la nostra autonomia individuale.

Vediamo quindi quali sono i sintomi e le caratteristiche della dipendenza affettiva disfunzionale.

DIPENDENZA AFFETTIVA SINTOMI – come si riconosce una dipendenza affettiva?

I sintomi delle dipendenze affettive hanno a che fare con il comportamento, e i relativi pensieri, sentimenti, emozioni e sensazioni riguardanti lo “stare con il partner a tutti i costi”, anche quando i costi emotivi sono veramente molto alti. Entriamo quindi nel dettaglio.

 

Nella dipendenza affettiva si riscontrano le seguenti caratteristiche:

  • forte bisogno della presenza dell’altra persona, dalla quale si dipende in tutto e per tutto: la propria felicità e soddisfazione dipendono esclusivamente dalla presenza dell’altro. Vi è un bisogno compulsivo dell’altra persona;
  • investimento totale (di tempo e di pensieri) sulla relazione di coppia e sul partner, a discapito di altre relazioni affettive (amicali e familiari), spesso anche per evitare le critiche). Si trascurano quindi altre attività svolte in maniera individuale o con altre persone che non siano il partner. Talvolta si trascurano anche i propri impegni lavorativi e il rendimento cala, poiché la mente è piena dei pensieri (dolorosi) che riguardano l’altra persona;
  • si tende a giustificare il partner con se stessi e agli occhi delle altre persone, anche quando è maltrattante o violento. Ci si isola o si mente per evitare le critiche;
  • si perde la capacità critica sul rapporto oppure – più spesso – si negano evidenti aspetti patologici perché, se presi sul serio, la consapevolezza raggiunta dovrebbe comportare la rottura della relazione;
  • l’autostima e il valore percepito di sé dipendono esclusivamente dalla valutazione e dall’approvazione del partner;
  • proprio perché si teme di perdere il legame, si ricercano continue conferme e rassicurazioni, spesso vivendo dei forti sentimenti di dubbio, insicurezza e gelosia;
  • annullamento di sé e perdita di importanza della propria autonomia, individualità e indipendenza: questo comporta che le attività svolte senza il partner perdono di importanza, non sono desiderabili e vengono vissute con un sentimento di tristezza, sono svuotate di senso;
  • vi è una mancanza di energia disponibile per portare avanti i propri progetti, spesso a causa dei sentimenti depressivi che accompagnano la dipendenza emotiva;
  • difficoltà a prendere posizione o ad esprimere le proprie emozioni di fronte al partner. Si perde di vista quello che si desidera veramente, per accondiscenderlo;
  • i propri bisogni vengono percepiti esclusivamente in relazione all’altra persona. I bisogni del partner hanno la priorità, a discapito delle proprie esigenze;
  • assenza di parità e di reciprocità nella relazione;
  • la relazione è rigida e non evolve né matura; i cambiamenti all’intero del rapporto vengono percepiti come minacce. La relazione può diventare davvero  distruttiva;
  • si ricerca e si porta avanti la relazione nonostante crei molta sofferenza. Anzi, proprio per trovare sollievo da questa sofferenza, si ricerca il partner sempre di più → si crea sofferenza ancora maggiore → si ricerca il partner ancora di più.. etc. (circolo vizioso).
  • il circolo vizioso si autoalimenta, allo scopo di non perdere la persona “amata”, poiché si temono fortemente l’abbandono, il rifiuto o la separazione.

Paura dell’abbandono e dipendenza affettiva: cosa TEMONO le persone con dipendenza affettiva?

  • la solitudine e il senso di vuoto;
  • la rottura del rapporto, la separazione;
  • l’abbandono e il rifiuto;
  • il cambiamento.

 

Il pensiero che esistano queste possibilità genera forte ansia e sentimenti depressivi.

ANALOGIA CON LE DIPENDENZE DA SOSTANZE

  • EUFORIA ed EBBREZZA quando si è in contatto con il partner o nella fase immediatamente precedente;
  • CRAVING: desiderio urgente e ricerca compulsiva dell’oggetto da cui si è dipendenti: non si riesce ad avere in mente nient’altro;
  • TOLLERANZA: la “dose” non basta più e deve essere ogni volta aumentata;
  • IMPULSIVITÀ e DISCONTROLLO nel gestire il rapporto con l’oggetto della dipendenza;
  • ASTINENZA: sintomi fisici e psicologici che creano sofferenza e disperazione quando non si è a stretto contatto con la persona. Nonostante gli effetti talvolta devastanti, non si riesce a rimanere astinenti;
  • RICADUTE: si ricerca l’oggetto da cui si è dipendenti anche dopo una “pausa” più o meno lunga, nonostante il rapporto crei sofferenza e dolore (ricerca del sollievo dalla sensazione di vuoto, e dal dolore dell’astinenza).

DIPENDENZA AFFETTIVA CAUSE

Oltre ad un fattore neurobiologico riguardante la dopamina (che ritroviamo anche nelle altre forme di dipendenza), è possibile affermare che le dipendenze affettive si radicano nelle esperienze infantili di affetto che abbiamo avuto con i nostri genitori.

 

  • In sintesi, se abbiamo fatto esperienza di relazioni primarie non soddisfacenti, tendiamo a ricercare, paradossalmente, le stesse esperienze da adulti, come guidati da una sorta di “pilota automatico”.
  • Ciò avviene poiché la coazione a ripetere ci “obbliga” a prediligere tipi di legame a cui siamo abituati, che conosciamo già, anche quando non sono soddisfacenti e ci fanno soffrire.
  • Infatti, il nostro stile di attaccamento (spesso del tipo insicuro nel caso dei dipendenti affettivi) viene poi riprodotto anche in età adulta, e le persone si ritrovano a vivere esattamente ciò che si aspettano: essere percepiti come non degni di amore, inadeguati e pur desiderando ardentemente di confutare queste credenze negative su se stessi. Questo porta a cercare e a trovare “col lanternino” dei partner non disponibili emotivamente.
  • Spesso le madri delle persone dipendenti sono state donne insoddisfatte che si sono lamentate del loro rapporti di coppia, senza però separarsi. Hanno trasmesso così ai figli che un legame affettivo adulto soddisfacente e paritario, in cui poter esprimere liberamente i propri bisogni, non esiste.

In sintesi, spesso chi soffre di dipendenza affettiva:

 

  • non ha fatto esperienza di amore incondizionato durante l’infanzia;
  • ha vissuto esperienze di trascuratezza emotiva durante l’infanzia, o è stato un bambino “non visto”;
  • tende a ripetere gli stessi schemi affettivi disfunzionali;
  • ha avuto genitori svalutanti o iperprotettivi, che non hanno considerato i bisogni del bambino;
  • teme in maniera molto intensa di essere rifiutato o abbandonato, e diventa quindi accondiscendente ed estremamente compiacente e disponibile verso il partner per scongiurare la separazione;
  • interpreta l’insoddisfazione colpevolizzandosi (“non mi ama abbastanza perché sono io ad essere inadeguata“).

DIPENDENZE AFFETTIVE E PERSONALITÀ

Chi attira il dipendente affettivo?

Chi sviluppa dipendenza affettiva?

Si riscontra a livello statistico che spesso – ma non necessariamente – le persone coinvolte in una dipendenza affettiva abbiano particolari caratteristiche della personalità.

 

Le tipologie di personalità che possono avere caratteristiche in comune con dipendenze affettive sono:

 

  • PERSONALITÀ DIPENDENTE:
    • dipende dall’approvazione altrui;
  • PERSONALITÀ BORDELINE:
    • la paura dell’abbandono porta a fare di tutto per non perdere l’altro, incluse azioni impulsive e poco razionali;
    • idealizzazione del partner;
  • PERSONALITÀ NARCISISTICA:
    • nel partner (vedi il capitolo qui sotto);
    • nella persona dipendente: l’immagine positiva di sé dipende totalmente dall’approvazione altrui (scarsa autostima e paura del rifiuto).
  • si riscontra una comorbidità tra dipendenze affettive e ATTACCHI DI PANICO:
    • spesso in chi soffre di attacchi di panico si riscontra una dipendenza dall’altra persona per svolgere alcune attività, e le due condizioni si alimentano a vicenda, rafforzando la dipendenza;
    • la relazione disfunzionale con l’altro viene alimentata grazie al sintomo.

CHI CREA LA DIPENDENZA AFFETTIVA: IL PARTNER NARCISISTA

Nella scelta del partner, le persone predisposte alla dipendenza affettiva spesso scelgono dei partner con tratti narcisistici. Questo accade poiché, per le ragioni citate prima, le persone bisognose di conferme rispetto alla propria autostima tendono a ripetere gli schemi relazionali disfunzionali. Infatti:

 

  • la persona dipendente tende all’autosvalutazione e non ritiene di essere degna d’amore;
  • il partner narcisista è evitante, anaffettivo, egocentrico, sfuggente, indisponibile, svalutante (talvolta maltrattante) e incapace di impegnarsi e di essere autenticamente intimo in un rapporto. Mette in atto un “rinforzo intermittente“, meccanismo simile a quello sottostante al gioco d’azzardo, in cui si alternano in maniera casuale dei rinforzi che producono euforia e distacchi che procurano sentimenti depressivi. La persona dipendente si trova letteralmente a “rincorrere” il partner narcisista, che si negherà oppure si concederà egoisticamente, a sua discrezione.

 

Con questa combinazione di caratteristiche, si crea un circolo vizioso che si autoalimenta, e il cui il dipendente lo è sempre di più, proprio poiché il partner gli sfugge e non è rassicurante.

 

  • Il dipendente tenta di farsi amare attraverso la devozione e l’accondiscendenza, stimolando però ancora di più il disprezzo e il distacco del partner.
  • La persona dipendente tenderà quindi a fare di tutto per ottenere l’approvazione e la rassicurazione del partner (idealizzato), sopportando comportamenti e gesti svalutanti e talvolta violenti affettivamente, pur di non perderlo.
  • Cercherà di tenerlo legato a sé soddisfacendo tutti i suoi bisogni. La speranza è che, una volta che il narcisista capitolerà, la pace sarà finalmente raggiunta:
  • se lui mi amerà, sarò finalmente degna di amore“.

 


A proposito di questa dinamica, puoi leggere il mio articolo sul love bombing: una strategia messa in atto dai partner narcisisti per rendere l’altra persona dipendente e insicura, e per nutrire il proprio ego.


DIPENDENZA AFFETTIVA MASCHILE

Di dipendenza affettiva maschile si parla di meno. In effetti è statisticamente più rara come pattern, ma non per questo meno invalidante. La dipendenza affettiva maschile comporta le medesime dinamiche di dipendenza e lo stesso tipo di coinvolgimento e di sofferenza.

 

Gli uomini con dipendenza affettiva dalla partner vengono “trattati male” dalla compagna, che tende a sfruttarli e ad essere sfuggente a livello affettivo, e incostante nell’accudimento adulto. Mi è capitato spesso di sentire che l’uomo dipendente era oggetto anche di sfruttamento economico, o coinvolto in vere e proprie truffe a suo danno. Ciò nonostante, il partner rimane legato e non riesce a separarsi. L’intermittenza affettiva ricevuta crea un circolo vizioso che lega e vincola sempre di più.

 

Nella dipendenza affettiva maschile donna che viene idealizzata ha generalmente dei tratti narcisistici che le conferiscono un apparente ruolo di forza e di dominanza, mentre l’uomo è quello considerato fragile, inadeguato e bisognoso di cure. L’uomo rinforza il narcisismo della donna attraverso una dedizione e una venerazione assolute, è dedicato interamente a lei e si sacrifica per ottenere che la relazione continui. Lo scopo è quello di scongiurare l’abbandono o il rifiuto.

 

Il quadro che si viene a creare nella dipendenza affettiva maschile è spesso più drammatico di quella al femminile: si possono configurare dei veri e propri abusi emotivi che lasciano l’uomo in uno stato di sfinimento, di impotenza e di disperazione.

CODIPENDENZA

La codipendenza è definita come una relazione tra due persone dipendenti.

 

  • In alcuni casi, la dipendenza di entrambi è affettiva.
  • In altri casi più frequenti, una delle due ha una dipendenza affettiva, e l’altra ha una dipendenza patologica di altro tipo (da sostanze, dall’alcol, dal gioco d’azzardo, etc.). L’ambizione è quella di voler “salvare” il partner grazie alla propria presenza e al proprio amore. Questo avviene solitamente sacrificando la propria vita e le proprie energie, facendo sacrifici, subendo perdite economiche e rinunce importanti di vario tipo.

 

Potremmo sintetizzare così: il dipendente affettivo è dipendente dal partner, mentre il partner è dipendente dall’alcol/dalle sostanze/ dal gioco etc.

 

Il legame è simbiotico ed eccessivamente chiuso verso l’esterno. Si tende a volersi salvare a vicenda, colludendo reciprocamente con le rispettive dinamiche. Ci si percepisce come poco individuati e, al contrario, ci si sente come fusi in maniera indissolubile con l’altra persona. Questo tipo di legame ha dei costi emotivi molto alti.

Perché è così difficile liberarsi dalle dipendenze affettive

Chi chiede aiuto per guarire dalla dipendenza affettiva è, generalmente, molto sofferente poiché si trova in una fase avanzata della dipendenza: si tratta di anni e talvolta di decenni di legami che hanno creato disagio e sofferenza in maniera crescente.

 

Quello che rende però difficile guarire dalla dipendenza affettiva è l’AMBIVALENZA:

 

  • da un lato ci si rende conto della problematicità del proprio modo di relazionarsi.
  • Dall’altro lato si fatica a prendere le distanze. All’idea di separarsi dal/la partner si prova un’indicibile sofferenza e un senso di vuoto e di angoscia spesso intollerabili. Per questa ragione si tollerano umiliazioni e maltrattamenti che, allo stesso tempo, generano frustrazione e rabbia.

 

Infatti, per di potersi allontanare dalla relazione distruttiva, è spesso necessario lavorare prima “da dentro”, quindi su se stessi e sulle proprie dinamiche, allo scopo di preparare il terreno emotivo per la separazione fino a sentirsi sufficientemente forti e pronti per farlo.

DIPENDENZA AFFETTIVA COME USCIRNE

Per liberarsi dalla dipendenza affettiva è utile – e talvolta necessario – rivolgersi ad un professionista esperto nelle dipendenze affettive. Si tratta di percorsi spesso discretamente lunghi e impegnativi, che richiedono costanza e pazienza, costellati da passi indietro e ricadute. Questo accade proprio perché si ha a che fare con una forte ambivalenza, con schemi relazionali molto antichi e spesso accompagnati da forti resistenze al cambiamento (del resto, se fosse semplice liberarsi dalle dipendenze affettive, non sarebbero così diffuse).

L’assunzione di responsabilità

Nel processo di guarigione, è sicuramente utile riconoscere le eventuali caratteristiche disfunzionali del partner e del legame. Tuttavia, attribuire tutta la responsabilità al partner non è sufficiente. Occorre – senza colpevolizzarsi –  assumersi la responsabilità di averlo scelto e di aver portato avanti il rapporto, e chiedersi come mai non si riesce a interrompere questo legame che crea così tanta sofferenza. Insomma: che cosa c’è di noi dentro quella relazione, e dentro il perché siamo rimasti invischiati.

Ecco le tappe di una psicoterapia per uscire dalla dipendenza affettiva:

  • comprensione, riconoscimento e accettazione del proprio stato di dipendenza affettiva (nella fase iniziale, esso viene spesso negato);
  • analisi e comprensione della propria storia e del proprio funzionamento, e delle cause sottostanti la dipendenza affettiva;
  • analisi dei modelli di coppia e di amore appresi nella propria famiglia di origine;
  • risoluzione e rielaborazione di esperienze affettive negative dell’infanzia;
  • sviluppo del desiderio di cambiamento e della motivazione ad abbandonare la dipendenza;
  • correzione delle credenze disfunzionali negative su di sé (non valgo, non sono importante, non vado bene);
  • imparare ad autoregolarsi e a tollerare le frustrazioni;
  • accogliere i momenti di solitudine come occasione per ascoltarsi e per riflettere su se stessi;
  • apprendere ad instaurare relazioni affettive paritarie e soddisfacenti, che non siano all’insegna del sacrificio;
  • valorizzazione dell’autostima, dell’autodeterminazione e dell’autonomia;
  • apprendere l’assertività e ad esprimere i propri bisogni, autorizzandoseli;
  • imparare a dare meno importanza al giudizio altrui;
  • valorizzazione della rete di supporto sociale e amicale;
  • prevenzione delle ricadute;
  • arrivare a desiderare un rapporto di coppia non perché non si può farne a meno, ma per autentico desiderio di condivisione con la persona “giusta”.

CURA DELLE DIPENDENZE AFFETTIVE: psicoanalisi e EMDR

Dott.ssa Chiara Venturi Psicologa Milano, Psicoterapeuta e Consulente di Coppia.

 

  • Utilizzo il metodo psicoanalitico: questo approccio consente di comprendere a fondo le cause dei nostri comportamenti, e il modo in cui funzioniamo.
  • Il metodo EMDR consente inoltre, grazie ai suoi protocolli specifici per le dipendenze, di lavorare ancora più a fondo sulle cause e sulla risoluzione del comportamento dipendente.

 

Per maggiori informazioni o per richiedere un primo colloquio, puoi contattarmi attraverso l’apposita pagina.

Per approfondire:

 

  • Il film Mon Roi (2015) descrive una relazione patologica tra un uomo narcisista (Vincent Cassel) e una donna tanto talentuosa quanto dipendente che, dopo essere stata vittima di un incidente sugli sci, ripercorre nella sua fase di riabilitazione tutte le tappe significative di questa relazione disfunzionale.
  • La miniserie Netflix Maid racconta la storia di una giovane madre che lotta con tutte le sue forze per separarsi dal compagno emotivamente abusante e alcolista. Si tratta di una storia struggente e complessa, il racconto di un percorso di consapevolezza e di liberazione. Alex, durante il suo iter, incontra molte altre donne che soffrono di dipendenza affettiva da uomini maltrattanti e trascuranti. Vengono descritte in maniera accurata e precisa le dinamiche e le difficoltà che si affrontano per uscire da un legame caratterizzato dalla dipendenza affettiva, e le risorse a cui si può attingere per farsi sostenere e aiutare. Da vedere.  
PER CHIEDERE UN AIUTO IMMEDIATO:

 

Se ritieni di essere vittima di violenza domestica – o che qualcuno di tua conoscenza lo sia, puoi rivolgerti:

I Servizi sono attivi 24 ore su 24.

ULTIMI POST

Leggi tutte le definizioni di Psicoterapia