Psicologia della superstizione: perché “ci crediamo”?

psicologia della superstizione

Psicologia della superstizione: perché “ci crediamo”?

Da sempre, l’animo umano ha bisogno di certezze. Come si colloca in questo senso la superstizione? E cosa dice la psicologia dell’essere scaramantici? Scopriamolo in questo articolo.

Cos’è la superstizione

La superstizione è

  • l’insieme delle credenze irrazionali che portiamo dentro di noi.
  • È la credenza in una causalità soprannaturale.
  • È la ricerca di modelli interpretativi che vanno oltre le conoscenze razionali e il metodo scientifico (che prevederebbe un rigido protocollo per la verifica delle ipotesi).

La superstizione è un’abitudine che si manifesta nella convinzione che gli eventi possano essere influenzati, controllati o prevenuti attraverso situazioni, azioni, persone o fenomeni naturali che, di fatto, non hanno alcun legame logico o razionale con gli accadimenti stessi.

Quando si è superstiziosi, si attribuisce ad una certa azione il potere di determinare gli eventi, le si attribuisce una causalità anche quando il nesso è completamente arbitrario (ad esempio, evitare di incrociare i gatti neri perché portano sfortuna). In tal senso, la superstizione si avvicina al pensiero magico.

Psicologia della superstizione: essere scaramantico a cosa serve?

Il credere e cercare certezze, di per sé, non è negativo né dannoso per l’essere umano. Fornisce speranza, sicurezza e fiducia, e questo è vitale e fondamentale. Se consideriamo infatti i bisogni dell’uomo, troviamo, subito dopo quelli fisiologici, il bisogno di sicurezza, soprattutto quella che riguarda l’incolumità e la sicurezza relazionale.

Essere scaramantici attraverso piccoli gesti che ci incoraggino non sono pericolosi. La psicologia della superstizione ci dice che non c’è nulla di male nello svolgere un piccolo “rito propiziatorio” di squadra prima di una partita decisiva, o nell’indossare la “maglietta fortunata” per sostenere un esame importante, o nel tenere un amuleto portafortuna in tasca: tali azioni possono esercitare una potente forza psicologica dandoci una sicurezza in più che può essere davvero di aiuto durante la prova (perché non beneficiare di questa sorta di “effetto placebo”?).

I problemi possono nascere quando, proprio perché si cerca una certezza o una regola che spieghi il funzionamento del mondo, ci si affida ingenuamente alle cosiddette “pseudoverità”, poco fondate e irrazionali, piuttosto che affidarsi a ragionamenti più realistici ma magari più incerti e scomodi da accettare. Talvolta accade che, in alcuni gruppi o sette, le persone alla ricerca di un’illusione di sicurezza vengano convinte ad adottare pratiche o rituali che sono ben più nocivi.

“Vantaggi” e benefici dell’essere scaramantici e superstiziosi

Questo tipo di stratagemmi sono antichi come l’uomo. Servono a darci l’illusione di tenere sotto controllo gli eventi che, invece, non sono prevedibili, e per avere meno paura dell’ignoto e del futuro.
Altre volte, attribuire la responsabilità delle nostre sventure al gatto nero o al sale versato sul tavolo è un modo per trovare una spiegazione a qualcosa di negativo che ci sta capitando. Quando non riusciamo a spiegarci o a padroneggiare una certa situazione, può capitare di spostare le cause all’esterno, anziché assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto. Talvolta invece, qualcuno o qualcosa da incolpare non c’è, e questo può risultare destabilizzante.

Una ricerca americana ha dimostrato che la superstizione o l’essere scaramantici vanno di pari passo anche con lo stress. Secondo i ricercatori, infatti, chi sta passando un periodo negativo (per esempio a causa di una separazione, di un licenziamento o di un problema di salute) tende ad aggrapparsi di più ai riti scaramantici per ritrovare un po’ di quella sicurezza che è venuta meno.

Le funzioni psicologiche della superstizione

Vediamo quali sono le principali funzioni psicologiche della superstizione o dell’essere scaramantici:

  • tiene a bada l’ansia legata all’incertezza della vita e ci consola rispetto alla sua imprevedibilità e caoticità;
  • placa l’angoscia della solitudine e dell’impotenza di fronte agli eventi;
  • ci trasmette un senso di protezione;
  • fornisce la sensazione di poter avere un controllo sugli eventi, a proprio favore (“se tocco ferro, sarò fortunato“; esprimere un desiderio quando si vede una stella cadente); ci si convince di poter evitare fallimenti ed ottenere successi (per esempio, utilizzando oggetti portafortuna, o mangiando lenticchie a Capodanno);
  • fare gruppo con chi condivide le medesime pseudoverità, sentire l’appartenenza e rafforzare l’identità sociale identificandosi con una minoranza che conosce davvero come stanno le cose;
  • semplificare spiegazioni troppo complesse o ancora incerte (per esempio, le risposte che la scienza ancora non riesce a dare);
  • fornire consolazione (pestare le deiezioni di un cane, o… riceverle in testa da parte di un piccione… si dice porti fortuna!).

 

Essere scaramantico ha degli svantaggi?

Adottare comportamenti scaramantici ci sembra innocuo o persino rassicurante, ma l’essere scaramantici può anche avere delle conseguenze meno superficiali, soprattutto sul piano psicologico.

Se infatti ci affidiamo costantemente a rituali o credenze magiche per affrontare l’incertezza, rischiamo di ridurre la nostra capacità di gestire situazioni difficili con le nostre risorse interne, oppure con strumenti più razionali o pratici. Questo atteggiamento può creare una dipendenza psicologica, dove il destino viene delegato a fattori esterni, aumentando l’ansia se non è possibile eseguire il rituale. Tali comportamenti possono influenzare le decisioni quotidiane, portando a scelte irrazionali o a evitare opportunità che, in assenza di superstizioni, sarebbero state colte.

I pericoli della superstizione

È noto che in alcune culture o società il “capro espiatorio” esiste davvero: viene proiettata su un soggetto della comunità la causa di tutte le sventure. Altrettanto, in letteratura sono presenti molte storie di discriminazione nei confronti di chi si crede possa “portare iella”, con esiti anche tragici per il malcapitato. Lo stesso vale in caso di pregiudizi negativi verso una persona o un gruppo di persone: piuttosto che fare un esame critico, tenderemo a trovare le prove che confermano quel pregiudizio (bias di conferma).

Il rischio maggiore della superstizione riguarda, oggigiorno, anche la difficoltà di reperire informazioni attendibili e di distinguerle dalle fake news.

Un eccesso di superstizione deresponsabilizza e contribuisce ad avere un locus of control prevalentemente esterno, spostando colpe e meriti al di fuori di noi.

Inoltre, se siamo superstiziosi, la nostra mente tenderà a ricordare maggiormente… le volte in cui ci abbiamo azzeccato, e a dimenticare le occasioni in cui essere scaramantici non ha funzionato, viziando in questo modo le nostre personali statistiche. Pertanto, la superstizione non è così affidabile come si penserebbe.

In merito al locus of control, è stato dimostrato che chi ha prevalentemente un locus of control interno, è più attento alla propria salute, compie delle azioni per migliorarla e, in generale, ha una minor probabilità di ammalarsi in confronto a chi, credendo maggiormente nella fortuna, attua più spesso comportamenti disfunzionali. Un locus of control interno è maggiormente correlato al senso di autoefficacia, mentre il locus of control esterno è maggiormente associato ad una bassa autostima.

Quando la superstizione diventa patologica?

Essere scaramantico può trasformarsi in una problematica patologica quando le credenze e i comportamenti scaramantici iniziano a interferire significativamente con la vita quotidiana.

Questo accade, per esempio, quando un soggetto sviluppa un’eccessiva dipendenza dai rituali per gestire ansie o incertezze, al punto da sentirsi incapace di affrontare le varie situazioni senza il supporto di questi pensieri o azioni. In alcuni casi, la superstizione può svilupparsi in un vero e proprio disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), che consiste nella ripetizione compulsiva di pensieri o azioni con l’illusione di prevenire eventi negativi.

Inoltre, quando queste credenze portano a evitare sistematicamente persone, luoghi o situazioni, possono limitare fortemente le opportunità personali e sociali, causando isolamento, sospettosità e disagio psicologico. In questi casi, il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta è fondamentale per comprendere le cause  sottostanti tali schemi mentali e per ripristinare un equilibrio nella gestione della realtà.

Conclusioni

Viviamo in un mondo in cui non ci sono più le “grandi risposte”: né la scienza, né la politica, né la religione riescono a spiegare TUTTO. E se anche queste discipline riuscissero a spiegare il mondo, le nostre vite non potrebbero comunque essere esenti da dolore e sofferenze.

Occorre quindi pensare con la propria testa, e mettere in discussione sempre le proprie credenze per rimanere il più possibile liberi dai condizionamenti.

Occorre imparare a gestire le incertezze e le relative ansie che ci causano.

Occorre saper rimanere in attesa, come affermava il Poeta Rilke:

Abbi pazienza con tutto ciò che è irrisolto, e cerca di amare le domande in sé”.


Fonti e approfondimenti sulla Psicologia della Superstizione: