Collusione in psicologia: cos’è, come riconoscerla e come uscirne

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Collusione in psicologia: cos’è, come riconoscerla e come uscirne

Il termine collusione deriva dal latino colludere, “giocare insieme”. In psicologia, però, il suo significato va oltre: indica un meccanismo relazionale inconscio. Ad esempio, può trattarsi di un legame in cui due persone si incastrano in ruoli complementari e rigidi, rinforzando dinamiche disfunzionali.

Questo articolo mira a spiegare cos’è la collusione in psicologia, come si manifesta nelle relazioni umane e perché è importante riconoscerla.

Collusione in psicologia significato e definizione

La collusione in psicologia rimanda quindi ad un accordo implicito, non dichiarato e non necessariamente salutare, che tiene unita la coppia o il legame. Ognuna delle sue parti soddisfa, attraverso l’altro, esigenze affettive e/o identitarie spesso inconsce, e spesso a costo della propria libertà e serenità. E frequentemente senza accorgersene.

Secondo la definizione di collusione in psicologia, si tratta di una modalità relazionale in cui due persone si incontrano e si legano non tanto per ciò che sono realmente, quanto per i ruoli complementari che incarnano. In questa dinamica, il partner non viene visto nella sua interezza, ma come portatore di funzioni necessarie a colmare i bisogni del partner.

Cos’è la collusione psicologica in breve

La collusione in psicologia è un meccanismo relazionale in cui due persone, spesso in modo inconscio, entrano tacitamente in un legame caratterizzato da dinamiche disfunzionali.

Non si tratta semplicemente di conflitti o incomprensioni, ma di un profondo intreccio di bisogni psicologici che si incastrano e si rinforzano a vicenda, mantenendo in vita il malessere individuale all’interno di quel legame.

Collusione nella coppia

La collusione psicologica si manifesta spesso nella coppia, con dinamiche di:

  • dipendenza affettiva,
  • potere,
  • controllo
  • o vittima-persecutore.

 

Secondo Willi (1975), che ha sistematizzato il concetto di collusione nelle relazioni, si tratta di una dinamica in cui entrambi i partner contribuiscono a mantenere un equilibrio patologico che impedisce la crescita personale. La coppia collusiva non è stabile né salutare perché i partner si scelgono non per ciò che sono, ma solo per ciò che l’altro rappresenta per loro e per la funzione che svolge.

Come si manifesta la collusione nella coppia

La collusione affettiva nella coppia è una forma piuttosto diffusa di relazione. A prima vista, questi rapporti possono sembrare stabili e complementari: un partner appare forte e l’altro fragile, uno si mostra sicuro e l’altro bisognoso di conferme. In realtà, si tratta di un equilibrio precario, che si mantiene solo finché entrambi i membri recitano i ruoli previsti dal copione collusivo.

Quando uno dei due prova a cambiare o ad emanciparsi, emergono crisi, conflitti e sofferenze. Ecco perché molte persone si chiedono come sia possibile uscire da una relazione collusiva e ritrovare un legame più sano e autentico.

 

Ma allora tutte le relazioni sono collusive, se sono complementari?

Naturalmente no. In ogni relazione c’è un certo grado di sana complementarità: le due persone che sono legate si differenziano per caratteristiche, ruoli e bisogni. La collusione (complementarietà patologica) avviene quando la complementarietà diventa rigida, fissa, automatica vincolante: ciascuno si lega all’altro non per chi è, ma per il ruolo che gli permette di mantenere. Se uno dei due rompe il ruolo, l’altro e la coppia vanno in crisi.

Solo quando questa complementarità si irrigidisce e diventa copione collusivo (ripetizione inconscia di schemi appresi) parliamo di collusione.

Differenza tra complicità sana e collusione:

Nella complementarietà sana:
  • i ruoli sono flessibili e non rigidi;
  • entrambi i partner hanno libertà e spazio di crescita individuale;
  • la relazione genera benessere reciproco.

Esempio: un partner è più organizzato e pratico, l’altro più creativo e intuitivo. Questa complementarità arricchisce entrambi, senza rigidità.

Nella relazione collusiva:
  • i ruoli sono obbligatori (non c’è libertà di uscirne);
  • la relazione blocca la crescita personale;
  • il legame diventa dipendente e disfunzionale.

 

Esempi di collusione di coppia

  1. Esempio clinico: una giovane donna si lega a un uomo apparentemente sicuro e deciso. Lui trova conferma del suo bisogno di sentirsi forte, mentre lei si appoggia totalmente su di lui. Col tempo, però, la dipendenza diventa soffocante e i conflitti emergono quando lei tenta di crescere e di affermare la propria autonomia.
  2. Esempio: una persona fragile che cerca costantemente protezione e un partner che ha bisogno di sentirsi indispensabile. Se uno dei due rompe il ruolo, l’altro va in crisi.
  3. Esempio: la relazione tra una persona con tratti narcisistici e un partner pronto ad ammirarla senza condizioni.

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Come si forma una relazione collusiva

Le relazioni collusive hanno spesso radici antiche. Nella letteratura psicoanalitica, la teoria delle relazioni oggettuali spiega come gli oggetti interni (cioè le rappresentazioni interiorizzate delle prime figure affettive) influenzino profondamente la scelta del partner. Gli oggetti interni possono venire proiettati sul partner, generando ruoli ripetitivi e dando luogo a quella che in psicoanalisi viene chiamata “coazione a ripetere“.

Ecco alcuni fattori che possono contribuire alla formazione di una relazione collusiva:

  • schemi relazionali, modelli disfunzionali appresi nell’infanzia, appresi osservando il rapporto tra i propri genitori;
  • dinamiche inconsce che spingono a cercare partner complementari ai propri bisogni irrisolti;
  • uno stile di attaccamento insicuro, che porta a vivere la relazione con paura dell’abbandono o necessità di controllo;
  • una identità relazionale fragile, che si definisce in appoggio all’identità l’altro più che come soggetto individuale.

Esempio clinico: una persona con paura dell’abbandono può legarsi a un partner controllante. L’uno teme di essere lasciato, l’altro teme di perdere il potere. Insieme creano un copione che sembra tenerli uniti ma li intrappola dentro una dipendenza affettiva.

“Nella collusione di coppia i partner si scelgono non per ciò che sono realmente, ma per i ruoli complementari che incarnano. Ognuno riconosce inconsciamente nell’altro la possibilità di soddisfare bisogni irrisolti, e così entrambi contribuiscono a mantenere un equilibrio tanto stabile quanto patologico.”
(Willi, 1982)

Come riconoscere una relazione collusiva: i segnali

Riconoscerla è il primo passo per spezzare il ciclo collusivo. Capire se si è dentro una relazione collusiva non è però semplice, perché dall’interno il legame può sembrare naturale, soprattutto perché magari si è proprio abituati ad un legame di quel tipo.

Alcuni segnali possono però aiutare:

  • sensazione di non poter esistere senza l’altro;
  • paura intensa di rompere la relazione, anche quando si soffre;
  • ruoli rigidi e ripetitivi: uno è sempre forte, l’altro è sempre fragile;
  • la relazione è caratterizzata da controllo, gelosia ossessiva e da dipendenza;
  • difficoltà a crescere individualmente, a perseguire dei propri obiettivi personali.

Esempio clinico: una coppia entra in terapia perché lui lamenta che la partner sia “sempre bisognosa”, mentre lei dice di sentirsi “mai abbastanza”. Entrambi sono inconsapevoli di recitare il copione “salvatore-vittima” che li tiene intrappolati.

 

Uscire da una relazione disfunzionale: spezzare il ciclo collusivo

Spezzare una collusione non è semplice perché significa rinunciare a schemi che, seppur dolorosi, sono rassicuranti. La collusione può essere infatti vista come una forma di omeostasi di coppia: un equilibrio che mantiene la stabilità ma ostacola il cambiamento.

Molte persone si chiedono: come uscire da una relazione collusiva?

Il primo passo è sempre la consapevolezza: riconoscendo la natura del legame e comprendendo le proprie dinamiche inconsce è possibile interrompere il ciclo collusivo.

Uscire da una relazione collusiva e di dipendenza affettiva non significa per forza interrompere il rapporto, ma trasformarlo in un legame più autentico: in questo caso, entrambi i partner devono essere disposti a modificare le proprie aspettative e i propri schemi. Spesso però, la separazione diventa necessaria per ritrovare libertà e benessere.

Strategie per uscire da una relazione collusiva

  1. Prendere consapevolezza del proprio copione collusivo e della funzione che svolge.
  2. Lavorare sulla propria autonomia emotiva.
  3. Imparare a tollerare la frustrazione e il conflitto senza viverli come catastrofi.
  4. Farsi aiutare da un terapeuta di coppia esperto in dinamiche collusive.

 

Psicoterapia e trattamento della collusione

La psicoterapia per collusione affettiva rappresenta il percorso privilegiato per affrontare queste dinamiche all’interno della psicologia di coppia.

Esempio clinico: una paziente, durante il percorso terapeutico, si rende conto di cercare sempre partner che la svalutano, replicando la relazione con un genitore critico. Il lavoro psicoterapico la aiuta a riconoscere il ciclo collusivo e ad aprirsi a legami paritari eall’insegna della reciprocità.

Collusione terapeuta paziente nella terapia psicologica

Anche nel rapporto tra psicologo e paziente possiamo parlare di collusione: in che senso?

La collusione nella psicoterapia è un tema delicato: anche tra psicologo e paziente possono emergere dinamiche collusive.

Rapporto psicologo-paziente

Il rapporto psicologo paziente è il luogo in cui possono manifestarsi le stesse dinamiche che la persona vive all’esterno (transfert). Se il terapeuta non riconosce la collusione, rischia di confermare il copione collusivo invece di aiutare il paziente a trasformarlo.

Rapporto terapeuta-paziente e doppio legame terapeutico

Un rapporto terapeuta paziente può diventare collusivo quando il paziente assegna al terapeuta un ruolo rigido (salvatore, giudice, persecutore).
Il doppio legame terapeutico si verifica quando il terapeuta, senza rendersene conto, accetta questo ruolo e rinforza la dinamica invece di analizzarla.

Esempio: un paziente chiede allo psicoterapeuta di “convincere la moglie a cambiare”. Se il terapeuta colludesse, rischierebbe di schierarsi, invece di riportare il focus sul funzionamento relazionale.

La funzione dell’analisi della domanda

Il concetto di analisi della domanda, elaborato da Renzo Carli, è fondamentale per comprendere e trattare la collusione in psicologia. Come ha sottolineato l’autore, l’analisi della domanda serve proprio a evitare la collusione terapeutica: si tratta di comprendere cosa il paziente chiede e cosa porta in terapia, quale ruolo attribuisce al terapeuta e come questa domanda si inserisce in una dinamica collusiva più ampia.

“L’analisi della domanda non consiste nell’accettare acriticamente ciò che il paziente chiede, ma nel comprendere il senso che quella richiesta assume nella relazione. Ogni domanda porta con sé una collusione implicita che deve essere riconosciuta, per non restarne prigionieri.”
(Carli & Paniccia, 2003, p. 27)

Per Carli, ogni richiesta di aiuto non quindi va letta solo come un bisogno esplicito (“voglio che il mio partner cambi”, “voglio smettere di soffrire”), ma come espressione di un copione collusivo che il paziente porta in terapia.

In questo senso, la domanda non appartiene mai a un solo individuo: è il prodotto di una relazione, di un contesto, di un intreccio emotivo. L’analisi della domanda diventa quindi un momento chiave per far emergere:

  • i ruoli impliciti che il paziente assegna al terapeuta;
  • le attese collusive che rischiano di ripetersi anche nella relazione terapeutica:
  • il modo in cui il paziente costruisce significato rispetto al proprio disagio relazionale.

 

Esempi di domande collusive in terapia:

  • Una coppia si presenta in seduta dicendo: “Dottoressa, il problema è lui: è troppo geloso. Può aiutarlo a cambiare?”.
    L’analisi della domanda rivela che non è solo “lui” a essere in difficoltà: anche lei contribuisce alla dinamica accettando il controllo per sentirsi amata. La vera questione non è quindi “curare lui”, ma comprendere insieme il copione collusivo che li tiene intrappolati.
  • Un paziente chiede: “Aiutami a non soffrire più per le critiche della mia compagna”. La collusione sta nel fatto che lui ripete con lei lo schema vissuto con il genitore svalutante.
  • Un paziente entra in seduta dicendo: “Dottoressa, il problema è mia madre, mi controlla troppo. Mi aiuti a liberarmene.” Se il terapeuta accetta acriticamente, rischia di colludere col ruolo di “alleato contro la madre”. Attraverso l’analisi della domanda, invece, si esplora il significato relazionale: il paziente ha bisogno di comprendere perché si lascia ancora catturare da quella dinamica, e come la riproduce anche nelle sue relazioni attuali.

 

In questo senso, la collusione nella psicoterapia può emergere se il terapeuta si lascia trascinare nel gioco collusivo, assumendo senza accorgersene il ruolo che i pazienti proiettano su di lui. Solo riconoscendo questa dinamica, il terapeuta può aiutare la coppia o il singolo a vedere i propri schemi e a costruire nuove possibilità relazionali.

Domande frequenti collusione in psicologia

A cosa serve l’analisi della domanda?

L’analisi della domanda in psicoterapia permette di capire il vero motivo che porta il soggetto (persona, coppia o organizzazione lavorativa) a chiedere aiuto, distinguendo tra la richiesta esplicita e i bisogni inconsci. È fondamentale per avviare un percorso efficace e per evitare di cadere nel fenomeno della collusione psicologica.

Che cos’è la collusione narcisistica?

La collusione narcisistica si verifica quando due partner entrano in una relazione basata su bisogni di conferma reciproca, idealizzazione e dipendenza emotiva, che però generano sofferenza e fragilità. È un legame disfunzionale che richiede consapevolezza e, spesso, supporto terapeutico di coppia o individuale per entrambe le parti.

Che cos’è la collusione nella psicoterapia?

La collusione nella psicoterapia si verifica quando anche il terapeuta, senza rendersene conto, entra nel gioco collusivo del paziente, rinforzandone le dinamiche. Riconoscerla è essenziale per mantenere la neutralità e favorire il cambiamento reale.

Collusione psicologia: fonti e approfondimenti

Bowlby, J. Attaccamento e perdita (1969-1980).

Carli, R., & Paniccia, R. M. (2003). L’analisi della domanda. Teoria e intervento in psicologia clinica. Bologna: Il Mulino.

Gabbard, G. O. (2005). Psicodinamica delle relazioni amorose. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Kernberg, O. F. (1975). Borderline Conditions and Pathological Narcissism. New York: Jason Aronson.

Minuchin, S. (1976). Famiglie e terapia con la famiglia. Roma: Astrolabio.

Willi, J. (2015). La collusione di coppia. Milano: FrancoAngeli.