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La regolazione emotiva è definita come la capacità di un soggetto di essere consapevole del proprio stato emotivo e quindi di regolarlo in maniera funzionale ed adattiva: quando il sistema di regolazione emotiva funziona, abbiamo delle reazioni emotive proporzionate agli eventi che ci accadono. Tali reazioni ci permettono di affrontare gli alti e bassi della vita, di interagire con le altre persone e di comportarci in maniera congrua e costruttiva.   Cosa significa regolare lo stato emotivo? Oltre alla consapevolezza sulle proprie emozioni, questo costrutto comprende la possibilità di gestire il proprio stato emotivo, verso il basso o verso l’alto, quindi arrivando a sentirlo più o meno intensamente: in questo modo, la persona non si sente in balia della propria vita emotiva ma la padroneggia. Le componenti che vengono regolate, attraverso processi cognitivi o comportamentali, possono essere l’ampiezza, l’intensità e la durata della risposta nel reagire agli stimoli emotivi che vengono da fuori o da dentro la persona che sperimenta un’emozione, oltre ai relativi comportamenti che ne conseguono.   LA DEFINIZIONE DEL COSTRUTTO: A COSA SERVE LA REGOLAZIONE EMOTIVA? Regolare le proprie emozioni in un dato momento della vita significa modulare quelle disfunzionali o sgradevoli, e magari soverchianti, raggiungendo uno stato emotivo tollerabile. La possibilità di adattare...

Gli ultimi anni si sono rivelati particolarmente ardui per la maggior parte di noi. Gli eventi mondiali che hanno interessato questa epoca hanno destabilizzato le nostre radicate abitudini e le nostre routine, e alcune delle nostre certezze. Le minacce alla nostra sicurezza, le incertezze riguardo al futuro e le relative preoccupazioni hanno impattato sulla qualità di vita e sul benessere psicologico nella quotidianità. Per alcune persone, queste condizioni, a maggior ragione se prolungate, sono state favorevoli all'insorgere di una sintomatologia psicologica, oppure al riattivarsi di antichi disagi che fino a quel momento erano latenti e sconosciuti. Può capitare quindi di chiedersi quando sia arriva il momento di rivolgersi ad uno psicologo. Cerco di dare una risposta di seguito.   A cosa serve "andare dallo psicologo"? Per alcune persone, andare dallo psicologo rappresenta la decisione di intraprendere un percorso per il proprio benessere, per rafforzare le proprie risorse e per ritrovare un equilibrio e un'armonia che si ritiene di avere perso. In altre culture personali, andare dallo psicologo è ancora un tabù: si associano la consulenza psicologica e la psicoterapia ad una forma di debolezza, ad una spesa inutile, ad un capriccio: perché non si ha voglia di trovare la forza da soli, poiché, in fondo, "posso...

Leggere ad alta voce fa bene: in ambito psicopedagogico è ormai ampiamente riconosciuta l'utilità della lettura ad alta voce durante l'infanzia e soprattutto in età prescolare. Diversi studi internazionali confermano infatti come tale attività, condivisa tra genitore e figlio, apporti numerosi vantaggi alla salute emotiva del bambino sin dai primi mesi di vita, al suo sviluppo cognitivo e psicoaffettivo e anche al rapporto con papà e mamma. La condivisione della lettura di un buon libro non significa solo trasferire delle informazioni. Si tratta di una vera e propria attività condivisa che rafforza il legame e potenzia nel bambino abilità di varia natura. Leggere ad alta voce benefici Vediamo in questo articolo quali sono nel dettaglio i vantaggi e i benefici delle letture ad alta voce. Lettura ad alta voce e vantaggi cognitivi La lettura ad alta voce promuove lo sviluppo di abilità cognitive: stimolazione della plasticità neuronale, in particolare nelle aree cerebrali che elaborano il linguaggio semantico e le competenze legate all'alfabetizzazione; potenziamento dello sviluppo della teoria della mente, ovvero della capacità cognitiva di riconoscere e distinguere i propri pensieri da quelli presenti nella mente dell'altro.   Leggere ad alta voce fa bene alla relazione Soprattutto se la pratica della lettura ad alta voce rappresenta un'abitudine consolidata tra...

Esistono davvero i bambini capricciosi? "I capricci dei bambini sono comuni e inevitabili. Prima o poi, qualsiasi bambino fa i capricci." Queste affermazioni sono molto frequenti. I capricci dei bambini rappresentano una vera sfida per la genitorialità, e possono mettere davvero in crisi una mamma o un papà impegnati nella funzione educativa della prole. Noi psicologi riteniamo però che questo l'argomento dei "bambini capricciosi" non vada banalizzato, ma che vada contestualizzato all'interno della società di oggi e soprattutto all'interno dello sviluppo psicoaffettivo del bambino. Bambini che fanno i capricci: una premessa In una società come la nostra sempre più devota “all’apparire” e al “superfluo”, è molto difficile prendersi l’onere di essere genitori. I bambini, inglobati nel circuito del consumismo oggi, crescono con una strana ed incomprensibile impostazione ideologica, originatasi dai modelli di potere, di successo, di bellezza, che vengono continuamente proposti in maniera massiccia dai mass-media, dalla televisione, trasmettendo ai bambini e ai ragazzini la sensazione di non essere all’altezza, facendoli sentire frustrati e favorendo un senso di rabbia che facilmente scivola nell’essere disposti a tutto pur di raggiungere questi modelli. Anche i cartoni animati sono oggi orientati a dimostrare quanto l’onnipotenza il potere, il “vincere” può essere il valore fondamentale per esserci nel...

Cos'è il BONUS PSICOLOGO 2022, chiamato anche BONUS SALUTE MENTALE? Di quali agevolazioni potranno usufruire nel 2022 i cittadini italiani e lombardi che desiderano o necessitano di supporto psicologico o di cure psicoterapeutiche? Vediamo in questo articolo di cosa si tratta, a quanto ammonta, e quali sono i requisiti per richiederlo. Questo articolo è in costante aggiornamento. Per leggere le ultime news, scorrere fino in fondo all'articolo. Cos'è il Bonus Psicologo 2022 La pandemia ha messo a dura prova la nostra pazienza ed il nostro benessere psicologico: i periodi trascorsi forzatamente in casa, l'isolamento sociale, il problemi lavorativi, la malattia e la paura della perdita di un familiare ci hanno fatto vivere per quasi due anni in uno stato di costante allerta e di preoccupazione. Ci siamo dovuti adattare a dei cambiamenti epocali, sia da un punto di vista sociale sia relazionale. Per questa ragione, il Governo (Ministero della Salute) ha previsto, per il 2022, di supportare la popolazione attraverso il bonus psicologo. Il malessere psicologico causato dalla pandemia Tra i disagi psicologici conseguenti alla pandemia, si è infatti riscontrato nella popolazione generale un aumento della sintomatologia depressiva, di stress e ansia e attacchi di panico, trasversalmente a tutte le fasce d'età: dai bambini agli anziani....

Cosa intendiamo per bullismo? Negli ultimi anni il fenomeno del bullismo è spesso al centro delle notizie e dei fatti di cronaca, ma cosa intendiamo esattamente quando utilizziamo questo termine? Storia della parola bullismo La prima volta in cui il termine compare in letteratura risale al Rinascimento: Tommaso Garzoni nell’opera "La piazza universale di tutte le professioni del mondo" (Venezia, 1585). Il termine “bullo” si associa a «bravazzi, spadaccini e sgherri di piazza». Successivamente, Alfredo Panzini lo include in un dizionario definendolo voce romanesca sinonimo di "smargiasso, bravaccio, teppista". Nel corso del tempo fino ai giorni nostri, il significato assume anche accezioni più attenuate, declinandosi verso comportamenti non necessariamente violenti ma se mai arroganti, da “gradasso”. Bullismo, definizione Il significato della parola viene quindi associato a comportamenti di violenza, prevaricazione, sopraffazione, umiliazione e prepotenza con accezioni più o meno gravi. Al giorno d’oggi possiamo dire che il bullismo non passa soltanto dalla violenza fisica, ma si riscontrano anche, nell’epoca dei social, la presa in giro sistematica su larga scala, l’umiliazione e l’irrisione pubblica. Il bullismo è “un insieme di atti o comportamenti di prevaricazione e di sopraffazione” che si verificano in prevalentemente ambito giovanile ma non solo. Una serie di comportamenti aggressivi eterogenei che si manifesta con...

Perché guardiamo i film horror? Perché ci piacciono le pellicole o le serie TV che fanno paura? Qual è la psicologia che spiega le nostre preferenze? Scopriamolo in questo articolo! Psicologia dei film horror Secondo la scienza, la passione quasi morbosa che si è sviluppata nell'uomo nel corso dei secoli per tutto ciò che macabro o addirittura disgustoso, avrebbe una chiara ragione fisiologica, da ricercare nelle profondità della nostra mente, in particolare, nel rapporto tra il lobo frontale del nostro cervello e l’amigdala. Questa parte della nostra mente, infatti, è incaricata di gestire e dar voce a tutti i nostri istinti, come la rabbia, il desiderio sessuale e la paura. Insieme al diencefalo è, inoltre, responsabile delle reazioni istintive che abbiamo quando ci troviamo di fronte a situazioni pericolose o emotivamente molto stressanti, alle quali rispondiamo prontamente per puro istinto di sopravvivenza. Ma cosa c'entrano l'amigdala e il nostro istinto con la passione per i film horror? Quali motivi ci spingono a cercare una distrazione in una pellicola che può generare orrore e disgusto? Perché ci piacciono i film horror? Se provate a chiedere ad un amante del genere il motivo per il quale sia così appassionato agli horror, probabilmente riceverete diverse risposte. Alcuni potrebbero dirvi che...

Chi sono le Persone Altamente Sensibili (PAS)? Cos'è l'Alta Sensibilità come tratto di personalità? Riguarda solo gli adulti o è riscontrabile anche nei bambini? Cerchiamo di fornire risposte in questo articolo. Al di là del fatto che tale tratto personologico sia stato o meno inserito nelle categorie diagnostiche ufficiali del DSM (manuale che classifica i disturbi mentali), è certamente interessante riconoscerlo nell’osservazione clinica. Persone Altamente Sensibili come diagnosi A partire dal 1991, la ricercatrice e docente universitaria Elaine Aron (psicologa e psicoterapeuta) ha iniziato a svolgere ricerche sulle persone altamente sensibili. Insieme al marito neurologo, ha pubblicato nel 2012 gli esiti di questi studi, accessibili sul sito "The Highly Sensitive Person". L’alta sensibilità è un amplificatore dell’ambiente ed un tratto temperamentale innato, su base genetica, riscontrato nell’uomo, ma anche in molte specie animali. Le percentuali stimate di persone fortemente ricettive (PAS) agli stimoli sono tra il 15% e il 20% della popolazione totale. L’alta sensibilità non è una malattia, né una carenza o un deficit, ma una caratteristica. E come tutte le caratteristiche che ci contraddistinguono può portare all’individuo vantaggi e svantaggi. Tutto dipende da come viene “utilizzata” e accolta dall'ambiente in cui la persona vive. Persone Altamente Sensibili - cosa dicono gli studi Uno studio condotto su...

Decidere di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta è una scelta importante che non sempre è facile compiere e che richiede molta energia. Soprattutto nelle grandi città come Milano l’elevato numero di professionisti, le diverse specialità così come la varietà dei costi potrebbero giocare a svantaggio di chi, incerto, approccia per la prima volta il settore. Se a questo aggiungiamo anche una possibile sensazione di imbarazzo o vergogna, retaggio di un’educazione errata nei confronti della psicologia e della psicoterapia, qualsiasi individuo potrebbe sentirsi sopraffatto fino a rinunciare. Per fortuna però, ci sono alcuni facili metodi per non scoraggiarsi, insistere e trovare lo psicoterapeuta più adatto alle proprie esigenze. Qualifica e iscrizione all’albo Il primo aspetto da considerare è il percorso formativo del professionista al quale si decide di affidarsi. Da questo punto di vista è opportuno assicurarsi che lo psicologo Milano abbia conseguito una laurea in psicologia e che abbia l’abilitazione per poter esercitare la professione. Counselor, coach e motivatori quasi sempre non sono laureati in psicologia: si tratta di professioni differenti per cui sono richiesti molti meno anni di formazione, anche se vi sono alcune aree di sovrapposizione. Sicuramente la prima verifica che lo psicologo deve superare agli occhi di un paziente...

Come raggiungere un obiettivo nonostante la pandemia? Come ha a che fare l’autostima con gli obiettivi da raggiungere? Scopriamolo in questo articolo: si tratta di un’intervista rilasciata dalla Dott.ssa Chiara Venturi, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano, per la rivista “OK Salute” di luglio 2021 (il testo, riadattato, è di Roberta Camisasca). Obiettivi da raggiungere e autostima Se l’autostima fosse un oggetto sarebbe una bilancia. Su un piatto ci siamo noi, con la leggerezza inconsistente delle nostre fragilità e insicurezze. Sull’altro il resto del mondo, con il suo cuore di pietra e il dito puntato, sempre pronto a dare giudizi pesanti come macigni, ma anche a lasciarci soli nel momento del bisogno. È in questo sbilanciamento la ragione profonda di molte frustrazioni e di tante rinunce. Nelle sue lettere dal carcere, Antonio Gramsci scriveva: «Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni». Chiaro il messaggio: se c’è qualcuno che può darci la forza di realizzare i nostri sogni e di raggiungere un obiettivo, ma anche di superare un momento 'no' e ripartire di slancio, quel qualcuno siamo noi stessi. Credere in se stessi per raggiungere un obiettivo Quante volte disperdiamo...