psicoterapia Tag

Ci sono momenti in cui, dopo aver provato e riprovato senza successo, smettiamo di credere che le nostre azioni possano fare la differenza. Non perché manchino le capacità o le opportunità, ma perché l'esperienza ci ha insegnato che ogni tentativo è inutile. In psicologia questo fenomeno prende il nome di impotenza appresa: una condizione che può influenzare profondamente il modo in cui affrontiamo le difficoltà, le relazioni e le sfide della vita. Che cos'è l'impotenza appresa L’impotenza appresa è quella condizione psicologica per cui una persona sviluppa e si convince dell’idea di essere impotente rispetto alla possibilità di intervenire attivamente sulla propria vita e cercare di dare agli eventi una direzione desiderata. Tale convinzione è frutto dell’apprendimento per cui, dopo aver sperimentato diverse frustrazioni ed esperienze fallimentari e magari anche traumatiche, la persona si identifica con la sensazione di essere una vittima e quindi in balia del mondo esterno: che siano altre persone o circostanze della vita. Questa credenza di non avere potere di modificare la propria vita progressivamente si può trasformare in una profezia che si autoavvera: poiché si percepisce come impotente, la persona tenderà a: rinunciare ad agire, tentare nuove soluzioni o vie di uscita, anche quando queste sarebbero possibili e disponibili ...

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica che porta una persona a dubitare delle proprie percezioni, emozioni e ricordi. Approfondiamo in questo articolo come si manifesta in tutte le sue caratteristiche forme di manipolazione emotiva, nei suoi effetti e come possiamo riconoscerlo e proteggerci dal gaslighting psicologico. Gaslighting cos'è Ti capita spesso di chiederti se stai esagerando, anche mentre stai soffrendo davvero? Oppure di condividere una tua esperienza e sentirti rispondere regolarmente: “Te lo sei immaginato” o “Sei tu che sei troppo sensibile”? Negli ultimi anni, il termine “gaslighting” è entrato sempre più a far parte del linguaggio comune e dei contenuti divulgativi proposti dai media: esso viene utilizzato per intendere una forma di manipolazione psicologica per cui la persona che la subisce arriva a dubitare persino della propria salute mentale. Sebbene la diffusione del concetto sia esplosa soprattutto attraverso i social network e sia appunto diventata d’uso comune, il gaslighting rappresenta un fenomeno psicologico complesso, che si sviluppa all’interno di relazionali disfunzionali (le cosiddette "relazioni tossiche"), che presentano tratti di violenza psicologica e che ha conseguenze potenzialmente profonde sull’autostima, il benessere emotivo e la capacità di fidarsi di sé stessi e degli altri. Da dove viene il termine "gaslighting"? Gaslight significa letteralmente "luce/illuminazione a...

quando pensi costantemente ad una persona; quando controlli il telefono di continuo aspettando un suo messaggio; quando interpreti ogni suo gesto come un segnale; quando ti senti euforico/a per una minima attenzione; quando precipiti precipitare nell’angoscia di fronte alla distanza o all’incertezza. La limerence è un’esperienza emotiva intensa e totalizzante che può assomigliare all’innamoramento, ma che spesso assume caratteristiche più vicine all’ossessione e alla dipendenza emotiva. Negli ultimi anni il termine "limerence" è diventato molto diffuso (soprattutto sui social), ma in psicologia la limerenza è un fenomeno studiato da tempo. Comprenderne il funzionamento può aiutare a riconoscere dinamiche relazionali profonde o disfunzionali, bisogni affettivi irrisolti, dipendenze affettive e modalità di attaccamento che influenzano il modo in cui viviamo le nostre relazioni sentimentali. Cos’è la limerence o limerenza Il termine limerence è stato introdotto dalla psicologa Dorothy Tennov negli anni '70 nel suo libro Love and Limerence. Il vocabolo è stato coniato per descrivere uno stato di intenso coinvolgimento emotivo caratterizzato da: pensieri intrusivi e persistenti verso una persona; forte bisogno di reciprocità; idealizzazione dell’altro; sensibilità estrema ai segnali di rifiuto o interesse; oscillazioni emotive molto intense dipendenti dall'interazione con questa persona.   Sebbene il termine “limerence” non derivi realmente dal latino limes (“confine”), è interessante...

Molte persone si avvicinano alla psicoterapia con una domanda molto semplice, comprensibile e umana: perché cambiare è così difficile? In quanto tempo può avvenire il cambiamento psicologico? Se sappiamo cosa ci fa soffrire, perché non riusciamo semplicemente a smettere di farlo? Perché certe abitudini, schemi relazionali o modalità emotive sembrano ripetersi nel tempo, anche quando ne riconosciamo la dannosità? Questi dubbi spesso è legata alla domanda sulla durata di un percorso di psicoterapia. Scopriamo in questo articolo perché la risposta a questa domanda non può essere ridotta ad una semplice somma di giorni, mesi o anni - e i fattori in gioco davvero tanti Cambiamento psicologico: perché è così lento "La fretta è nemica del bene", recita un antico adagio. Nel lavoro psicologico questa saggezza è particolarmente vera: i cambiamenti più profondi sono spesso quelli che maturano lentamente. Questa domanda riguarda il cuore della psicologia del cambiamento. Il cambiamento psicologico è possibile, ma quasi mai è rapido, se vuole essere duraturo. Non si tratta solo di una decisione istantanea o di un semplice atto di volontà. Piuttosto, è un processo di cambiamento graduale che coinvolge emozioni, pensieri, memorie, abitudini e il senso di identità. Cos'è davvero il cambiamento psicologico Cambiamento psicologico non significa semplicemente "smettere di fare qualcosa" o decidere...

Possiamo definire l'insoddisfazione cronica come una condizione psicologica caratterizzata da una trasversale difficoltà nel provare appagamento nei vari ambiti della propria vita. L'insoddisfazione cronica è indipendente da ciò che si riesce a conquistare, dagli obiettivi che si riesce a raggiungere o dall'effettivo stato della propria condizione. Riconoscere questa dinamica è fondamentale, perché l’insoddisfazione cronica può indicare un disturbo psicologico come un quadro depressivo sottostante o una insoddisfazione esistenziale, ma può anche rappresentare un segnale significativo di stress emotivo o una tendenza al perfezionismo e alla ruminazione mentale. Cos'è l'insoddisfazione cronica Non si tratta di un semplice momento di stanchezza: si tratta se mai di un persistente atteggiamento di pessimismo, lamento e negatività: è un'esperienza interna molto faticosa che può accompagnare per mesi o anni, generando un senso di vuoto, di autosvalutazione e la sensazione costante di non riuscire ad essere appagati, perché i momenti di gratificazione durano poco e si estinguono in fretta. Sentirsi insoddisfatti della propria vita è un'esperienza comune: come possiamo distinguere una sensazione di insoddisfazione fisiologica da un'insoddisfazione perenne che merita una presa in carico? Possiamo definire l'insoddisfazione normale in questo modo: c'è qualche ambito della mia vita che non sento appagante, magari anche per un lungo periodo. Posso prenderlo come un segnale...

Ritrovarsi incastrati in una serie di pensieri negativi e ripetitivi è capitato a tutti e può consumare molte energie, oltre ad avere l’effetto di autoalimentare i pensieri stessi e le sensazioni a essi associate, che possono comprendere ansia, tristezza o rabbia. A volte si può avere l’impressione che pre-occuparsi aiuti ad arrivare meglio preparati agli eventi: per prevenire errori, risolvere problemi e per non dimenticare pezzi. Eppure il prezzo da pagare in termini di pensieri negativi spesso è alto e converrebbe chiedersi se è davvero così utile. A volte invece vorremmo eliminare i pensieri negativi e intraprendiamo una battaglia contro di essi. Cosa succederebbe se invece provassimo a comprendere i pensieri negativi, ad accoglierli e a trasformarli in consapevolezza e benessere mentale? Scopriamo perché la tua mente sembra sabotarti con pensieri negativi continui, e quando smettere di pensare male può diventare un’abilità (che si può imparare). Il dialogo interiore che condiziona le nostre vite “Non ce la fai” “Non te lo meriti” “E’ troppo difficile” “Ti farai male” “Lascia perdere” “Non sei capace” “Non sei abbastanza” “Non sei poi così bravo” ...

Il termine collusione deriva dal latino colludere, “giocare insieme”. In psicologia, però, il suo significato va oltre: indica un meccanismo relazionale inconscio. Ad esempio, può trattarsi di un legame in cui due persone si incastrano in ruoli complementari e rigidi, rinforzando dinamiche disfunzionali. Questo articolo mira a spiegare cos'è la collusione in psicologia, come si manifesta nelle relazioni umane e perché è importante riconoscerla. Collusione in psicologia significato e definizione La collusione in psicologia rimanda quindi ad un accordo implicito, non dichiarato e non necessariamente salutare, che tiene unita la coppia o il legame. Ognuna delle sue parti soddisfa, attraverso l’altro, esigenze affettive e/o identitarie spesso inconsce, e spesso a costo della propria libertà e serenità. E frequentemente senza accorgersene. Secondo la definizione di collusione in psicologia, si tratta di una modalità relazionale in cui due persone si incontrano e si legano non tanto per ciò che sono realmente, quanto per i ruoli complementari che incarnano. In questa dinamica, il partner non viene visto nella sua interezza, ma come portatore di funzioni necessarie a colmare i bisogni del partner. [vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="center" background_image_as_pattern="without_pattern" css=".vc_custom_1710539016100{margin-top: 20px !important;margin-bottom: 20px !important;border-top-width: 20px !important;border-bottom-width: 20px !important;padding-top: 20px !important;padding-bottom: 20px !important;background-color: #cecece !important;}" z_index=""][vc_column][qode_button_v2 target="_self" font_weight="700" hover_effect=""...

La gelosia è un’emozione universale, che tutti possiamo provare almeno una volta nella vita. In piccole dosi può persino rafforzare il legame di coppia, poiché è indice di quanto teniamo all’altro. Ma cosa accade quando la gelosia diventa invasiva, incontrollabile, ossessiva? In questi casi non parliamo più di una comune emozione, ma di una vera e propria sofferenza psicologica che può arrivare a diventare molto intensa, che prende il nome di gelosia patologica, detta anche gelosia morbosa o gelosia ossessiva. NdR: la gelosia ossessiva può manifestarsi sia in relazioni sentimentali, sia in relazioni amicali. Ne possono essere affetti sia uomini, sia donne. Cos'è la gelosia ossessiva? La gelosia ossessiva è un sentimento complesso che origina da un mix di ansia, paura e rabbia. Si manifesta con pensieri intrusivi, sospetti costanti e comportamenti di controllo verso il partner. Questi vissuti sono molto dolorosi per chi ne soffre, ma anche per il partner che li subisce. Chi ne è affetto tende a vivere la relazione con ansia e paura, convinto che l’altro possa tradire o abbandonare in qualunque momento. Anche in assenza di prove o di reali minacce al legame, la mente del geloso ossessivo costruisce continuamente e ossessivamente scenari di infedeltà o di tradimento, generando nella...

Come mai in alcune circostanze l'ansia si chiama "ansia da prestazione"? Vediamolo in questo articolo, in cui approfondiremo sintomi, ambiti specifici in cui si può presentare, e strategie di gestione. Un colloquio importante, una gara sportiva, un esame, una serata intima: ci sono momenti in cui sentiamo che dobbiamo “essere all’altezza”, dimostrare qualcosa a noi stessi o agli altri ed è normale avvertire un certo grado di tensione. Ma le cose cambiano se l’ansia supera la soglia della funzionalità e diventa invalidante. Cos'è l'ansia L’ansia è un meccanismo che ci consente di attivare fisiologicamente il corpo e la mente per agire nelle situazioni in cui ci viene chiesto un impegno fisico o intellettuale: tale attivazione è finalizzata al performare al meglio delle nostre possibilità. In questo senso, si tratta di un'attivazione funzionale e positiva che ci può supportare nel raggiungimento di un obiettivo. Se però l'ansia supera una certa soglia o diventa eccessiva, diventa controproducente e può inficiare le nostre prestazioni, o farci vivere la prova, qualsiasi essa sia, con stress e sofferenza. Cos'è l'ansia da prestazione L’ansia da prestazione si può definire come una preoccupazione intensa rivolta ad situazione, che richiede una certa performance, che stiamo per affrontare. L’ansia da prestazione è un vissuto diffuso e...

La depressione stagionale, chiamata anche disturbo affettivo stagionale (SAD, Seasonal Affective Disorder), è un disturbo dell'umore che si manifesta in relazione ai cambiamenti stagionali, influenzando significativamente l’umore e il benessere emotivo di chi ne è affetto. Consiste nel verificarsi di episodi depressivi in alcuni specifici periodi dell’anno. Esploriamo in questo articolo come la depressione da cambio di stagione impatta ciclicamente sulla vita delle persone e come può essere gestita efficacemente. Cos'è la depressione stagionale Il Disturbo Affettivo Stagionale è un tipo di depressione che si manifesta regolarmente, ogni autunno o inverno, quando le giornate diventano corte e buie, anche se può verificarsi anche in altri periodi dell'anno. La causa per cui si verifica principalmente nei mesi invernali è la mancanza di luce solare. Altre situazioni in cui le persone non ricevono abbastanza luce solare possono includere periodi nuvolosi o piovosi in altre stagioni dell'anno, oppure vivere in luoghi bui e lavorare per lunghe ore in uffici poco illuminati. Ogni volta che c'è una carenza di luce solare, le persone vulnerabili al Disturbo Affettivo Stagionale possono sviluppare sintomi. Depressione stagionale e DSM V Il disturbo è stato descritto e definito per la prima volta nel 1984, da Norman E. Rosenthal, ricercatore e psichiatra americano. Ad oggi, secondo il DSM-5,...