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Psicofarmaci e psicoterapia possono essere utilizzati insieme quando la valutazione clinica indica che associare i due trattamenti può offrire maggiori benefici. Durante un percorso di psicoterapia può quindi essere proposta una valutazione per un eventuale supporto farmacologico. Questa possibilità può suscitare dubbi, timori, pregiudizi e diffidenze, che meritano ascolto e informazioni chiare per scegliere con consapevolezza. Psicofarmaci e psicoterapia Va premesso che non tutti hanno bisogno di farmaci: la scelta dipende dal problema, dalla sua gravità, dalla storia clinica e dalle preferenze della persona, dopo una valutazione professionale. Ricevere un aiuto farmacologico non misura la forza di volontà di una persona. Come psicologa psicoterapeuta non prescrivo farmaci; quando è opportuno, propongo una valutazione medica (psichiatrica) da affiancare eventualmente al lavoro che stiamo svolgendo. In direzione opposta, spesso succede anche che lo psichiatra che prescrive farmaci ad una persona per una determinata sintomatologia psicologica, gli suggerisca di iniziare anche un lavoro psicoterapeutico, perché in molti casi, associare terapia farmacologica e psicoterapia permette di ottenere maggiori benefici rispetto a ciascun trattamento utilizzato da solo. Psicofarmaci e psicoterapia possono infatti essere utilizzati insieme quando i sintomi compromettono la vita quotidiana o rendono difficile partecipare al percorso psicologico. I dubbi più frequenti sugli psicofarmaci I dubbi più comuni che mi...

Ti capita di sentirti responsabile dell’umore di chi ami? Di rinunciare a un impegno perché l’altra persona potrebbe avere bisogno di te? Se dici di no, temi che si allontani? Poi, però, rimane una domanda: chi si occupa di te? Se ti senti responsabile della felicità degli altri, fai fatica a dire di no e continui a dare anche quando ricevi poco, potresti riconoscerti nella codipendenza. Non significa amare troppo. Significa aver imparato a proteggere il legame rendendosi utili, necessari o indispensabili, talvolta fino a perdere il contatto con i propri bisogni. La codipendenza descrive infatti una modalità relazionale in cui il senso del proprio valore si lega al ruolo di chi aiuta, protegge o cerca di risolvere i problemi altrui. Riconoscerla significa osservare quanto spazio resti ai propri bisogni nella relazione. Si può lavorare su questi schemi, senza dover rinunciare alla capacità di prendersi cura degli altri. Che cos’è la codipendenza? Dal punto di vista psicologico, la codipendenza può essere descritta come una strategia relazionale appresa: una modalità relazionale nella quale il senso di valore e di sicurezza dipende in larga misura dal ruolo svolto per l’altro. La persona non si limita a essere affettuosa o disponibile: sente di dover accudire, anticipare, proteggere, risolvere....

Il tema della manipolazione psicologica è uno dei più ricercati e studiati soprattutto da parte di chi sta uscendo da una relazione sentimentale, familiare o lavorativa difficile. Si cerca innanzitutto di capire se si sia stati vittime di manipolazione psicologica e comprenderlo non è semplice: non si tratta infatti di un fenomeno evidente, bensì di un insieme di piccoli episodi che si sviluppano gradualmente e che assumono la forma della manipolazione se li si guarda nel complesso. Allo stesso modo, è importante mantenere uno sguardo critico rispetto alla tendenza, sempre più diffusa sui social, a interpretare come manipolazione psicologica comportamenti e dinamiche relazionali molto diverse tra loro. Una prima definizione di manipolazione psicologica La manipolazione psicologica non consiste semplicemente nel persuadere, ma nell'utilizzare strategie più o meno consapevoli per orientare pensieri, emozioni e comportamenti dell'altro a proprio vantaggio, limitandone progressivamente l'autonomia e generando confusione emotiva e perdita di fiducia in sé stessi. Obiettivo del presente articolo è quello di approfondire il fenomeno della manipolazione psicologica nei suoi tratti costitutivi e nel suo funzionamento: divenire più consapevoli può aiutare infatti a riconoscerla e a sviluppare strumenti per proteggere il proprio benessere psicologico. [vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="center" background_image_as_pattern="without_pattern" css=".vc_custom_1710539016100{margin-top: 20px !important;margin-bottom: 20px !important;border-top-width: 20px...

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica che porta una persona a dubitare delle proprie percezioni, emozioni e ricordi. Approfondiamo in questo articolo come si manifesta in tutte le sue caratteristiche forme di manipolazione emotiva, nei suoi effetti e come possiamo riconoscerlo e proteggerci dal gaslighting psicologico. Gaslighting cos'è Ti capita spesso di chiederti se stai esagerando, anche mentre stai soffrendo davvero? Oppure di condividere una tua esperienza e sentirti rispondere regolarmente: “Te lo sei immaginato” o “Sei tu che sei troppo sensibile”? Negli ultimi anni, il termine “gaslighting” è entrato sempre più a far parte del linguaggio comune e dei contenuti divulgativi proposti dai media: esso viene utilizzato per intendere una forma di manipolazione psicologica per cui la persona che la subisce arriva a dubitare persino della propria salute mentale. Sebbene la diffusione del concetto sia esplosa soprattutto attraverso i social network e sia appunto diventata d’uso comune, il gaslighting rappresenta un fenomeno psicologico complesso, che si sviluppa all’interno di relazionali disfunzionali (le cosiddette "relazioni tossiche"), che presentano tratti di violenza psicologica e che ha conseguenze potenzialmente profonde sull’autostima, il benessere emotivo e la capacità di fidarsi di sé stessi e degli altri. Da dove viene il termine "gaslighting"? Gaslight significa letteralmente "luce/illuminazione a...

quando pensi costantemente ad una persona; quando controlli il telefono di continuo aspettando un suo messaggio; quando interpreti ogni suo gesto come un segnale; quando ti senti euforico/a per una minima attenzione; quando precipiti precipitare nell’angoscia di fronte alla distanza o all’incertezza. La limerence è un’esperienza emotiva intensa e totalizzante che può assomigliare all’innamoramento, ma che spesso assume caratteristiche più vicine all’ossessione e alla dipendenza emotiva. Negli ultimi anni il termine "limerence" è diventato molto diffuso (soprattutto sui social), ma in psicologia la limerenza è un fenomeno studiato da tempo. Comprenderne il funzionamento può aiutare a riconoscere dinamiche relazionali profonde o disfunzionali, bisogni affettivi irrisolti, dipendenze affettive e modalità di attaccamento che influenzano il modo in cui viviamo le nostre relazioni sentimentali. Cos’è la limerence o limerenza Il termine limerence è stato introdotto dalla psicologa Dorothy Tennov negli anni '70 nel suo libro Love and Limerence. Il vocabolo è stato coniato per descrivere uno stato di intenso coinvolgimento emotivo caratterizzato da: pensieri intrusivi e persistenti verso una persona; forte bisogno di reciprocità; idealizzazione dell’altro; sensibilità estrema ai segnali di rifiuto o interesse; oscillazioni emotive molto intense dipendenti dall'interazione con questa persona.   Sebbene il termine “limerence” non derivi realmente dal latino limes (“confine”), è interessante...

Il termine collusione deriva dal latino colludere, “giocare insieme”. In psicologia, però, il suo significato va oltre: indica un meccanismo relazionale inconscio. Ad esempio, può trattarsi di un legame in cui due persone si incastrano in ruoli complementari e rigidi, rinforzando dinamiche disfunzionali. Questo articolo mira a spiegare cos'è la collusione in psicologia, come si manifesta nelle relazioni umane e perché è importante riconoscerla. Collusione in psicologia significato e definizione La collusione in psicologia rimanda quindi ad un accordo implicito, non dichiarato e non necessariamente salutare, che tiene unita la coppia o il legame. Ognuna delle sue parti soddisfa, attraverso l’altro, esigenze affettive e/o identitarie spesso inconsce, e spesso a costo della propria libertà e serenità. E frequentemente senza accorgersene. Secondo la definizione di collusione in psicologia, si tratta di una modalità relazionale in cui due persone si incontrano e si legano non tanto per ciò che sono realmente, quanto per i ruoli complementari che incarnano. In questa dinamica, il partner non viene visto nella sua interezza, ma come portatore di funzioni necessarie a colmare i bisogni del partner. [vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="center" background_image_as_pattern="without_pattern" css=".vc_custom_1710539016100{margin-top: 20px !important;margin-bottom: 20px !important;border-top-width: 20px !important;border-bottom-width: 20px !important;padding-top: 20px !important;padding-bottom: 20px !important;background-color: #cecece !important;}" z_index=""][vc_column][qode_button_v2 target="_self" font_weight="700" hover_effect=""...

La gelosia è un’emozione universale, che tutti possiamo provare almeno una volta nella vita. In piccole dosi può persino rafforzare il legame di coppia, poiché è indice di quanto teniamo all’altro. Ma cosa accade quando la gelosia diventa invasiva, incontrollabile, ossessiva? In questi casi non parliamo più di una comune emozione, ma di una vera e propria sofferenza psicologica che può arrivare a diventare molto intensa, che prende il nome di gelosia patologica, detta anche gelosia morbosa o gelosia ossessiva. NdR: la gelosia ossessiva può manifestarsi sia in relazioni sentimentali, sia in relazioni amicali. Ne possono essere affetti sia uomini, sia donne. Cos'è la gelosia ossessiva? La gelosia ossessiva è un sentimento complesso che origina da un mix di ansia, paura e rabbia. Si manifesta con pensieri intrusivi, sospetti costanti e comportamenti di controllo verso il partner. Questi vissuti sono molto dolorosi per chi ne soffre, ma anche per il partner che li subisce. Chi ne è affetto tende a vivere la relazione con ansia e paura, convinto che l’altro possa tradire o abbandonare in qualunque momento. Anche in assenza di prove o di reali minacce al legame, la mente del geloso ossessivo costruisce continuamente e ossessivamente scenari di infedeltà o di tradimento, generando nella...

Il cosiddetto “Triangolo Drammatico” è un modello psicologico che è stato sviluppato dallo psicoterapeuta Stephen Karpman nel 1968 e descrive uno schema relazionale disfunzionale, in cui gli individui coinvolti tendono a ricoprire dei ruoli specifici (vittima, persecutore e salvatore) e ad alternarli continuamente. La disfunzionalità del "Triangolo Drammatico di Karpman" deriva dal fatto che esso impedisce una comunicazione genuina e quindi la possibilità di un’interazione costruttiva tra le persone coinvolte. Si tratta di una modalità di vivere le relazioni che può verificarsi nei diversi contesti, da quello intimo famigliare a quello professionale e delle amicizie. In questo articolo esploreremo questo modello, le caratteristiche dei ruoli che lo compongono, le conseguenze che esso può avere sul benessere personale e delle relazioni e infine com’è possibile uscirne. Triangolo Drammatico: cos'è e come funziona Il Triangolo Drammatico di Karpman è un modello sviluppato all’interno dell'Analisi Transazionale, che è una teoria della personalità elaborata nella metà del secolo scorso da Eric Berne (1961). Secondo l'Analisi Transazionale, le interazioni tra le persone dipendono dal loro stato psicologico e in particolare sono previste tre dimensioni all’interno del medesimo individuo: Le tre dimensioni “Io-Genitore”: si forma durante le prime esperienze con i genitori e con le altre figure di riferimento che rappresentano autorità (fratelli...

Chi ha mai sentito parlare del neologismo che definisce una persona "workaholic"? Non c'è dubbio che viviamo in un'epoca che elogia il senso del dovere e promuove una cultura del lavoro intensa: la carriera, la performance e le pressioni fanno parte della nostra quotidianità, vengono ormai date per scontate. Lo stress da lavoro e la dipendenza da lavoro (workaholism o work aholism) rappresentano due facce della stessa medaglia. Potremmo dire che, se l'impegno e la realizzazione professionale sono importantissimi, è fondamentale prevenire e riconoscere i segnali di stress e di malessere per non incorrere in problemi di salute mentale e fisica, e preservare il nostro benessere psicologico. Vediamo in questo articolo cos'è la dipendenza dal lavoro, e come poter applicare le strategie per proteggersi anche da un eventuale burn out. Dipendenza da lavoro: chi si può definire "workaholic" Nel mondo contemporaneo, l'equilibrio tra lavoro e vita personale è diventato sempre più sfidante. Mentre la passione e l'impegno sono elementi positivi nella carriera, esiste un lato oscuro che può trasformare questa passione in una forma dannosa: la dipendenza da lavoro. Questo fenomeno, spesso sottovalutato, può avere a lungo andare conseguenze invalidanti sulla salute psicologica e sul benessere generale di una persona che diventa workaholic. Workaholic significato: Cos'è la dipendenza...

Il bugiardo patologico: a chiunque può capitare di imbattersi in grandi bugiardi, siano essi partner, amici, colleghi di lavoro o compagni di scuola. Non tutte le bugie però sono uguali. C’è chi mente solo occasionalmente e con finalità benevole e protettive (le cosiddette "bugie bianche") e chi invece lo fa d’abitudine, per preservare la propria immagine davanti a se stesso o agli altri, o per ottenere vantaggi personali più o meno marcati. La tendenza a dire bugie, o a non disvelare certe parti di sé, appartiene a tutti noi ed a volte può essere d’aiuto. Altre volte diventa una mistificazione patologica della realtà. Tale comportamento ha un nome: la pseudologia fantastica o disturbo della menzogna patologica. Chi è il bugiardo patologico Il bugiardo patologico è una persona che ha l'abitudine di mentire in modo continuo e sistematico. Questa condizione può rappresentare un difetto di carattere, ma anche un disturbo psicologico reale e grave, a seconda di quanto il comportamento è pervasivo e invalidante per sé e per gli altri: la tendenza a mentire può essere così forte da diventare una vera e propria patologia, che può causare problemi nella vita quotidiana, soprattutto in quella relazionale. Psicologia della Sindrome di Pinocchio Il bugiardo compulsivo rimane generalmente insensibile...