Stili genitoriali e stili educativi: il genitore autorevole e il genitore autoritario

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Stili genitoriali e stili educativi: il genitore autorevole e il genitore autoritario

Parlando di stili educativi e stili genitoriali, c’è la convinzione diffusa che le “maniere forti” ogni tanto si possano utilizzare, e che una sculacciata non abbia mai fatto male a nessuno…

È corretta questa affermazione?

Cerchiamo di scoprirlo in questo articolo, che vuole esplorare i diversi stili educativi genitoriali, da quello autoritario allo stile educativo autorevole, da quello permissivo allo stile genitoriale negligente. Ognuno di questi stili ha le sue caratteristiche distintive, con vantaggi e svantaggi che possono influenzare il benessere dei bambini e la dinamica familiare nel suo complesso.

Approfondiremo i principi fondamentali di ciascuno stile educativo, esaminando come influiscono sulla disciplina, sull’autonomia dei bambini, sulla comunicazione familiare e sulle relazioni genitore-figlio. Inoltre, discuteremo delle implicazioni psicologiche dietro ogni approccio, offrendo consigli pratici e riflessioni su come genitori e caregiver possano adottare uno stile educativo che favorisca il sano sviluppo dei loro figli.

Lo stile educativo genitoriale

La genitorialità è una delle sfide più significative e gratificanti della vita di ogni individuo che decida di avere dei figli. Come genitori si è costantemente chiamati a prendere decisioni che influenzeranno il futuro dei nostri figli, compreso lo stile educativo che adottiamo. Gli stili educativi genitoriali riflettono le nostre convinzioni, i nostri valori e le nostre esperienze di vita, plasmando profondamente il modo in cui interagiamo e comunichiamo con i nostri figli/nipoti etc. e influenzando il loro sviluppo emotivo, cognitivo e comportamentale.

Indipendentemente dallo stile educativo che scegliamo di adottare, è importante ricordare che la genitorialità è un viaggio di apprendimento continuo, caratterizzato da sfide e opportunità di crescita personale e familiare. Attraverso una comprensione approfondita degli stili educativi genitoriali, possiamo avvicinarci alla genitorialità in modo consapevole e intenzionale, creando un ambiente familiare in cui i nostri figli possano sbocciare in maniera armonica e raggiungere il loro pieno potenziale.

Cosa significa educare?

L’etimologia del verbo educare è latina: e ducere o ex ducere in latino significa “condurre fuori”, “accompagnare fuori”.

Come può aiutarci il significato etimologico dell’educazione?

Ci aiuta a comprendere che educare significa fare venire fuori i talenti individuali, farli venire alla luce, condurre i bambini fuori dalla loro condizione di dipendenza verso l’autonomia e la libertà di pensiero. E questo vale per tutte le agenzie educative: la famiglia e la scuola, vale per le figure di riferimento come gli zii e gli allenatori, per educatori in oratorio… Si tratta di una grande responsabilità che va utilizzata bene!

Cosa sono gli stili educativi

Gli stili educativi rappresentano le diverse modalità con cui interagiamo e comunichiamo, spesso senza rendercene pienamente conto, con i nostri figli o con i minorenni con cui, se siamo delle figure significative di riferimento, ci relazioniamo.

Questi approcci educativi si identificano con specifici stili, ognuno con caratteristiche proprie. Le modalità con cui educhiamo possono avere un impatto significativo, sia positivo che negativo, sullo sviluppo e la crescita dei bambini, influenzandoli anche a lungo termine.

Spesso i genitori non sono consapevoli del proprio stile educativo e delle sue conseguenze sul benessere dei figli. Pertanto, è fondamentale conoscere e adottare lo stile educativo più adeguato per promuovere uno sviluppo equilibrato e coerente, avvalendosi eventualmente del supporto di un professionista esperto.

Stili educativi: la differenza tra autoritario e autorevole

Per educare serve autorevolezza, ma il più delle volte si diventa autoritari, con il rischio di sbagliare.

La differenza tra gli stili genitoriali autoritario e autorevole risiede principalmente nell’approccio dei genitori nei confronti dell’autorità/autorevolezza e della comunicazione con i loro figli.

Come afferma il noto neuropsichiatra Alberto Pellai nel suo libro “Allenare alla vita. I 10 principi per ri-tornare ad essere genitori autorevoli“, l’autorevolezza è ben diversa dall’autorità: non è rappresentata da un adulto potente che si fa obbedire minacciando o spaventando chi gli viene affidato nella relazione educativa.

Vediamo anzitutto qual è la differenza tra autoritario e autorevole.

Lo stile autoritario

Lo stile autoritario educativo si caratterizza per l’imposizione rigida (senza condivisione) di regole e norme che non tengono conto dei bisogni e dei sentimenti dei figli. In questo approccio:

  • I genitori che hanno uno stile autoritario tendono ad esercitare un alto grado di controllo e a imporre la conformità ai loro elevati standard senza spiegare il motivo dietro le regole: l’altro deve adeguarsi.
  • Nello stile autoritario, rigido e inflessibile, orientato alla performance, le punizioni sono spesso utilizzate per disciplinare i comportamenti indesiderati.
  • La comunicazione è solitamente unidirezionale, con poco spazio per il dialogo o la negoziazione.

Avremo quindi un bambino molto ligio alle regole, ma per paura, e non libero nell’esprimere i propri legittimi bisogni, in quanto il rispetto della regola conta più della relazione.

L’amore e la gratificazione vengono elargiti solo se vengono soddisfatte certe condizioni o aspettative: l’amore non è quindi incondizionato.

Conseguenze dello stile educativo autoritario:

  • senso di inadeguatezza;
  • rifiuto e/o fuga;
  • ansia;
  • senso di vuoto;
  • frustrazione e incapacità di leggere i propri bisogni;
  • svalutazione percepita e minaccia per l’autostima.

 

Il genitore autorevole

Dall’altra parte, lo stile educativo autorevole si basa su un equilibrio tra autorità e supporto emotivo: un giusto mix tra affetto e regole.

  • I genitori autorevoli stabiliscono linee guida e regole chiare, coerenti e motivate,
  • ma allo stesso tempo sono aperti al dialogo, alla condivisione e alla negoziazione.
  • Fanno più attenzione al percorso che al traguardo, valorizzando il percorso di crescita e di sviluppo.
  • Comunicano in modo efficace con i loro figli, spiegando le ragioni dietro le regole e incoraggiando la comunicazione e la partecipazione attiva nella risoluzione dei problemi familiari.
  • Questo stile educativo promuove un clima familiare basato sul rispetto reciproco e sull’empowerment dei figli, permettendo loro di sviluppare autonomia e responsabilità.

In sintesi, mentre lo stile educativo autoritario si caratterizza per il controllo e la mancanza di comunicazione bidirezionale, lo stile educativo autorevole si distingue per il bilanciamento tra autorità e supporto emotivo, con una comunicazione aperta e rispettosa.


Stili educativi: le caratteristiche del genitore autorevole

Il genitore autorevole si distingue quindi per un approccio equilibrato che combina fermezza e calore emotivo. Questo stile educativo è caratterizzato da:

  • un adeguato grado di controllo accompagnato da un altrettanto alto livello di supporto e affetto;
  • i genitori autorevoli stabiliscono regole chiare e coerenti, ma sono anche aperti al dialogo e alla negoziazione, spiegando le ragioni che supportano ogni regola e incoraggiando la partecipazione attiva dei figli nelle decisioni familiari;
  • il genitore autorevole è assertivo e non impositivo o arrogante;
  • il genitore autorevole valorizza l’indipendenza e l’autonomia dei figli, promuovendo il loro sviluppo emotivo e cognitivo attraverso la responsabilizzazione e il rispetto reciproco;
  • la comunicazione in una famiglia autorevole è bidirezionale: il genitore autorevole ascolta le opinioni dei figli e offre feedback costruttivi, creando un ambiente di fiducia e comprensione;

Questo approccio educativo favorisce la crescita di bambini sicuri di sé, competenti e socialmente responsabili, capaci di affrontare le sfide della vita con adattabilità e di diventare persone resilienti.

Come diventare un genitore autorevole

Tra gli stili educativi genitoriali, quello autorevole è certamente il più adatto per favorire lo sviluppo emotivo, sociale e relazionale dei bambini.

Ma, come afferma Alberto Pellai, negli scorsi decenni si è riscontrato un progressivo indebolimento della dimensione del genitore autorevole.

L’adulto autorevole è colui che è in grado di condividere i propri figli due aspetti fondamentali:

  1. La testimonianza di un essere adulti risolti e competenti.
  2. La responsabilità connessa alla capacità di definire quali sono i e i no che aiutano a crescere.

 

Inoltre, è importante aiutare i figli a porsi domande e a coltivare la dimensione spirituale, oltre ad educarli alla collaborazione anziché spingerli all’individualismo.

Si è autorevoli non solamente perché si è adulti, ma perché – essendo adulti – nella relazione si occupa una posizione di cui il figlio (il nipote, etc.) comprende di non poter fare a meno. Questo non significa che il minore apprezzi tutti gli interventi educativi del genitore autorevole. Al contrario: molte volte li contesta. Ma mente lo fa, sente di avere davanti a sé una persona affidabile. Qualcuno che, seppur contestato, sa perché sta agendo in quel modo e perché sta proponendo quel limite. E quindi sa sostenere questa posizione scomoda che permette al figlio di fare la cosa giusta.

Stili genitoriali e educazione autoritaria: l’educazione “forte” serve?

Parlando di stili educativi, c’è la convinzione diffusa che un’educazione autorevole da parte della coppia genitoriale verso i figli possa, o debba comprendere anche atteggiamenti autoritari come l’alzare la voce o l’utilizzo di un approccio fisico, anche “soft”. Se in alcuni contesti educativi, come per esempio a scuola, tale educazione autoritaria e aggressiva è vietata e condannata, all’interno delle mura domestiche sembra esserci una maggiore tolleranza, e si tende a permettere che, in alcune situazioni, un intervento educativo più “forte” possa essere legittimato, nella convinzione ancora largamente diffusa che tali metodi di educazione autoritaria possano essere efficaci e, se saltuari, innocui per il bambino.

La difficoltà nel trovare il proprio stile genitoriale

Diamo per scontato che l’essere genitori sia un compito complesso, difficile, stressante e faticoso, e che in talune situazioni fonti di nervosismo e frustrazione, si possa essere tentati di ricorrere a maniere “forti” per ripristinare l’ordine in casa e per chiedere ai figli di seguire le nostre indicazioni. Di conseguenza, urlare per farsi ascoltare e per richiamare i figli all’ordine può diventare un’abitudine.

Da dove vengono i nostri stili genitoriali

Spesso ricorrere a tali misure comportamentali avviene quando nella propria famiglia di origine vigevano le stesse modalità o stili genitoriali, che sono state quindi appresi e considerati normali. Ricordiamo che la relazione con i propri genitori rappresenta per il figlio il primo modello di rapporto di cui fa esperienza, che viene interiorizzato e poi generalmente riprodotto.

Costituisce quindi uno sforzo, per l’adulto, mettersi in discussione per interrompere questo circolo vizioso e abbandonare queste “tradizioni” apprese. Tale sforzo è particolarmente impegnativo quando l’adulto, preso nella complessità della vita fatta di preoccupazioni e frustrazioni, ha una quota limitata di pazienza e di energia. Diventa quindi una facile tentazione quella di “sfogare” questo stress verso soggetti più deboli come i bambini.

Stili genitoriali e le ripercussioni sullo sviluppo dei bambini

Occorre però considerare che tali atteggiamenti, soprattutto se ripetuti nel tempo, hanno un impatto sullo sviluppo del sistema nervoso del bambino, che durante l’infanzia è ancora in fase di sviluppo e formazione (ad esempio, è stata riscontrata un’alterazione nel numero di fibre nervose che collegano i due emisferi, nel caso di una prolungata esposizione a sistemi educativi aggressivi).

Infatti, lo stimolo esterno di un adulto che urla viene percepito dal cervello del bambino come un segnale di pericolo, scatenando reazioni biochimiche di allerta come una costante produzione di cortisolo (l’ormone dello stress) che dovrebbe preparare, occasionalmente, il nostro corpo alla reazione di attacco o fuga, come dovrebbe avvenire quando ci troviamo in una reale situazione di pericolo.

Le conseguenze degli stili genitoriali autoritario e aggressivo

La scienza oggi afferma senza dubbi che il cervello di un bambino, sottoposto allo stress costante di aggressività verbale, può riportare dei danni, provocando in loro a lungo andare sentimenti di bassa autostima, insicurezza e fragilità, e favorendo in loro l’utilizzo di comportamenti violenti e prevaricanti, nonché una predisposizione alla depressione. Anche lo sviluppo intellettivo ed emotivo vengono potentemente influenzati dalla relazione con il genitore.

Sempre parlando di stili educativi, lo stesso discorso vale naturalmente anche per le pene corporali e le minacce, che, oltre a rappresentare un reato, sono ritenute dalla scienza inefficaci dal punto di vista educativo, e dannose per lo sviluppo del Sé del bambino.
Inoltre, la messa in campo di un’educazione aggressiva, produce un effetto boomerang per cui il bambino umiliato diventerà ancora meno rispondente, eventualmente intrattabile e quindi ancora più difficile da gestire, dando così avvio ad un circolo vizioso che diventa sempre più difficile da affrontare.

Se l’utilizzo di queste maniere “forti” va quindi penalizzato senza sconti, gli atteggiamenti positivi e costruttivi verso i figli devono comprendere modalità non prevaricanti ma autorevoli, che educhino al rispetto delle regole e dell’autorità.

Non si tratta quindi di assecondare qualsiasi comportamento diventando eccessivamente permissivi, ma di comunicare con loro ponendosi sullo stesso piano, spiegando motivazioni e ragioni per cui alcuni suoi comportamenti non possono essere accettati, e richiedono (ancora) la supervisione di un genitore e la fermezza nel rispetto di certi limiti.


Lo stile permissivo significato

All’estremo opposto dello stile educativo autoritario, troviamo l’educazione permissiva.

L’educazione permissiva è uno stile genitoriale caratterizzato da:

  • un’ampia libertà concessa ai figli senza troppe restrizioni, limiti o regole rigide;
  • basse aspettative nei confronti dei figli;
  • Questo stile educativo tende a favorire un clima familiare aperto e democratico, dove i bambini sono incoraggiati a esprimere le proprie opinioni o preferenze, e a prendere decisioni in modo autonomo.

Stili educativi: educazione permissiva vantaggi

Tra i vantaggi principali dell’educazione permissiva vi è la promozione dell’autonomia e dell’autostima nei bambini, il loro essere positivi, poiché si sentono rispettati e ascoltati all’interno della famiglia grazie all’apertura al dialogo e all’affetto. Inoltre, questo approccio può favorire lo sviluppo della creatività e dell’intraprendenza, poiché i bambini sono incoraggiati a esplorare e a sperimentare nuove idee senza paura di essere giudicati.

Stili genitoriali: educazione permissiva svantaggi

Tuttavia, gli svantaggi dell’educazione permissiva emergono quando manca un adeguato equilibrio tra libertà e responsabilità. Senza linee guida chiare e limiti definiti, i bambini avranno difficoltà nell’apprendere il concetto di autorità e nel gestire comportamenti impulsivi.

Inoltre, possono manifestarsi problemi di disciplina e di rispetto dei confini soprattutto nella socialità, poiché in questo stile educativo i genitori sono solitamente carenti nel fornire la necessaria struttura fatta di regole chiare e coerenti, e nel limitare i comportamenti  indisciplinati per cui è necessario lo sviluppo della capacità di regolazione emotiva.

  • confusione e insicurezza;
  • poca fiducia in se stessi;
  • difficoltà nella comprensione dei limiti;
  • scarsa regolazione emotiva;
  • scarsa disciplina e autodisciplina;
  • mancanza di sostegno.

Pertanto, mentre l’educazione permissiva può essere vantaggiosa in alcune situazioni, è importante bilanciare la libertà con la struttura e l’autorità, per favorire un sano sviluppo emotivo e comportamentale nei bambini.

Stile educativo negligente

Lo stile educativo negligente si contraddistingue per una mancanza sostanziale di coinvolgimento emotivo e di supporto da parte dei genitori nei confronti dei propri figli.

In questo contesto, i genitori possono essere fisicamente presenti, ma trascurano le necessità emotive, fisiche e cognitive dei bambini. Le interazioni familiari sono spesso limitate o superficiali, e le responsabilità genitoriali fondamentali, come il fornire istruzione, sicurezza e cura fisica, vengono spesso trascurate.

Questo stile educativo può derivare da molteplici fattori, tra cui problemi di salute mentale o di dipendenze, che impediscono ai genitori di soddisfare adeguatamente le esigenze dei loro figli.

Gli effetti dello stile educativo negligente possono essere profondamente dannosi per lo sviluppo dei bambini, portando a bassa autostima, difficoltà nell’instaurare relazioni significative, e problemi comportamentali e scolastici. Inoltre, i bambini cresciuti in un ambiente educativo negligente possono sviluppare un senso di insicurezza e paura dell’abbandono che possono ripercuotersi sul loro benessere emotivo e relazionale anche in età adulta.

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