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Come mai in alcune circostanze l'ansia si chiama "ansia da prestazione"? Vediamolo in questo articolo, in cui approfondiremo sintomi, ambiti specifici in cui si può presentare, e strategie di gestione. Un colloquio importante, una gara sportiva, un esame, una serata intima: ci sono momenti in cui sentiamo che dobbiamo “essere all’altezza”, dimostrare qualcosa a noi stessi o agli altri ed è normale avvertire un certo grado di tensione. Ma le cose cambiano se l’ansia supera la soglia della funzionalità e diventa invalidante. Cos'è l'ansia L’ansia è un meccanismo che ci consente di attivare fisiologicamente il corpo e la mente per agire nelle situazioni in cui ci viene chiesto un impegno fisico o intellettuale: tale attivazione è finalizzata al performare al meglio delle nostre possibilità. In questo senso, si tratta di un'attivazione funzionale e positiva che ci può supportare nel raggiungimento di un obiettivo. Se però l'ansia supera una certa soglia o diventa eccessiva, diventa controproducente e può inficiare le nostre prestazioni, o farci vivere la prova, qualsiasi essa sia, con stress e sofferenza. Cos'è l'ansia da prestazione L’ansia da prestazione si può definire come una preoccupazione intensa rivolta ad situazione, che richiede una certa performance, che stiamo per affrontare. L’ansia da prestazione è un vissuto diffuso e...

Imparare a dire no è una delle abilità psicologiche più importanti per il benessere emotivo, ma anche una delle più difficili da padroneggiare. Molti di noi si trovano a dire sì a richieste che non ci fanno sentire a nostro agio, spesso per paura di deludere gli altri, per senso di colpa o per il desiderio di essere apprezzati. Tuttavia, non stabilire dei confini chiari con gli altri nelle nostre vite può portarci a sentirci sopraffatti, stressati e privi di energia. In questo articolo esploreremo l’importanza di imparare a dire no e di stabilire limiti sani, sia nelle relazioni personali che nel contesto lavorativo. Imparare a dire NO: la capacità di stabilire limiti e confini Vi riesce difficile rifiutare un favore a qualcuno? Lavorate senza interruzione fino a tardi per poi ritrovarvi senza energia il giorno dopo? Vi ritrovate spesso a dare più del necessario? Vi sentite spesso costretti ad approvare le opinioni altrui? Fate molta fatica a trovare il coraggio di rifiutare un invito? Vi fate spesso carico dei problemi altrui e vi scontrate con rifiuti quando proponete soluzioni? Vi è mai capitato di trovarvi ad una festa e avere una gran voglia di tornarvene a casa, ma di non osare...

Fra qualche giorno sarà il 2 ottobre, la giornata della festa dei nonni. Vediamo in questo articolo quanto può essere speciale il rapporto tra nonni e nipoti! Nonni e nipoti Le relazioni interpersonali giocano un ruolo fondamentale nella formazione della nostra identità. Che siano positive o negative, queste connessioni influenzano il nostro essere e il modo in cui viviamo nel mondo. Le relazioni possono avere un effetto terapeutico, un principio chiave in ogni terapia psicologica di successo, ma in alcune circostanze possono anche diventare fonte di sofferenza. Tuttavia, oggi ci concentreremo su un legame che rappresenta per molti di noi, sia per chi ha avuto la fortuna di viverlo direttamente sia per chi ne ha sentito parlare dai propri genitori, un elemento cruciale delle proprie radici: il rapporto tra nonni e nipoti. Il semplice pronunciare la parola "nonno" ci trasporta in un mondo che evoca nostalgia, un universo ricco di colori e profumi. Questa relazione è caratterizzata da odori familiari che possono richiamare il dopobarba, le torte appena sfornate o la pasta al sugo, tutti segnali di affetto e calore. Anche se non tutti hanno ricordi positivi legati ai propri nonni, nel giorno a loro dedicato, cerchiamo di riflettere sugli aspetti speciali di...

"Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo", così inizia il capolavoro letterario Anna Karenina di Lev Tolstoj (1877) che, evidentemente, fa cenno a dei problemi familiari di cui verremo a conoscenza lungo la lettura. Oltre un secolo dopo, lo scrittore Alejandro Jodorowski ne La danza della realtà scrive: "Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione, finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione". Anche la letteratura dunque, oltre alla psicologia, si è occupata del complesso tema delle dinamiche familiari e dei problemi familiari, che possono essere fonte di sofferenza o di felicità, e fungere così da fattore di rischio oppure da fattore protettivo per la salute mentale del soggetto. Ma cosa significa "sofferenza familiare" o "problema familiare", e come possono esse influenzare non solo la vita del soggetto individuale, ma anche la psiche di chi è legato a lui da stretti vincoli di parentela? Problemi familiari e le loro ripercussioni Considerando anzitutto i grandi Traumi (quelli con la T maiuscola, in grado di fare sviluppare un PTSD, ovvero un disturbo post traumatico da stress), l'epigenetica ci spiega che il trauma viene tramandato alle...

Cos'è la Sindrome di Münchausen per procura? Scopriamolo guardando insieme due avvincenti serie TV. Sindrome di Münchausen per procura: inquadramento clinico La sindrome di Münchausen per procura è classificata nei principali sistemi diagnostici internazionali come una forma di "disturbo fittizio imposto ad altri". Si tratta di una forma grave di maltrattamento e abuso in cui chi ne è affetto induce o simula malattie in una persona sotto la sua cura, al fine di attirare su di sé attenzione e compassione da parte del personale medico e della comunità. Questo disturbo si distingue per la deliberata falsificazione di sintomi o l'induzione di condizioni patologiche nella vittima, senza un evidente vantaggio esterno, come un guadagno economico. La motivazione principale risiede nel bisogno psicologico del perpetratore di assumere il ruolo di "genitore devoto" o "caregiver premuroso". Nel DSM-5 (APA, 2013), il disturbo fittizio viene distinto in due forme: Disturbo fittizio imposto a sé stessi Disturbo fittizio imposto ad altri (la forma per procura) Nel caso della sindrome per procura, l’individuo (di solito il caregiver) induce intenzionalmente o finge sintomi in un’altra persona (di solito un bambino o una persona vulnerabile), allo scopo di assumere un ruolo accudente, attento e premuroso, attirando così attenzione o simpatia. Il DSM-5 specifica che...

La salute mentale cos'è? Corrisponde alla salute psicologica, è uno stato di benessere mentale, emotivo e sociale in cui un individuo è in grado di affrontare le sfide della vita, di lavorare in modo produttivo, di realizzare il proprio potenziale e di contribuire alla propria comunità. La salute psichica riguarda il modo in cui pensiamo, sentiamo e ci comportiamo, influenza il nostro equilibrio emotivo, la nostra capacità di gestire lo stress, di relazionarci con gli altri e di prendere decisioni consapevoli. La salute mentale non è semplicemente l'assenza di disturbi o malattie mentali, ma implica anche la presenza di una serie di fattori positivi che promuovono il benessere psicologico, come la resilienza, l'autostima, l'autonomia, la capacità di adattamento e la consapevolezza emotiva. Salute mentale definizione e significato Per dare una definizione di salute mentale, occorre premettere che coltivare la salute mentale è un processo continuo che richiede consapevolezza, impegno e cura di sé. È importante ricordare che la salute psicologica è un continuum, e ogni persona si trova in una posizione diversa lungo questa scala in diversi momenti della propria vita. È essenziale investire nel proprio benessere psicologico prendendosi cura di sé e del proprio benessere mentale attraverso varie abitudini o pratiche che...

Quello del "bambino interiore" è uno dei concetti con cui il lavoro psicologico o psicoterapeutico ci chiede costantemente di confrontarci, non senza imbarazzo. Infatti, con tutti i notevoli sforzi compiuti per diventare adulti, può risultare irritante o sconfortante essere messi a conoscenza che dentro di noi abita ancora da qualche parte un "bambino interiore". In realtà, dentro di noi conserviamo una versione di tutte le "persone" che siamo stati: nelle pieghe della nostra memoria abitano ancora un adolescente confuso, un bambino arrabbiato o geloso, un neonato affamato. Nessuna di queste versioni di noi scompare mai del tutto, permangono come parti di noi che vengono aggiunte nel corso della vita, come gli anelli di un vecchio albero si stratificano intorno al midollo: sono sempre visibili i segni delle circonferenze precedenti e più antiche. Quando il bambino interiore è sofferente Secondo le teorie psicologiche, probabilmente qualcuno dei nostri "bambini interiori" non sta ancora particolarmente bene. Probabilmente sta ancora facendo i conti con un dolore che non sa come gestire, con una perdita per cui non sa chi incolpare, si sente solo, angosciato o prova vergogna. In questi casi, è probabile che gli adulti di riferimento, le figure di attaccamento primarie, non siano stati in grado di...

La dipendenza da internet in adolescenza fa paura a molti genitori. Di contro, viviamo in un'epoca in cui l'accesso a internet è diventato una parte essenziale della vita quotidiana, e gli adolescenti non fanno eccezione.  La diffusione delle nuove tecnologie ha comportato radicali cambiamenti nella società e all'interno delle famiglie. Il nostro modo di comunicare e di rimanere in contatto si è profondamente modificato: oggi i messaggi sono istantanei, veloci, immediati, e non per questo meno profondi e importanti. Adolescenza e social network I social network, in particolare, sono diventati una parte integrante dell'esperienza adolescenziale. Queste piattaforme offrono agli adolescenti l'opportunità di connettersi con i loro coetanei, esprimere se stessi e condividere le loro esperienze. Tuttavia, ci sono anche alcune preoccupazioni associate all'uso dei social network da parte dei ragazzi, come la privacy, la dipendenza da internet in adolescenza e il cyberbullismo. La diffusione dei social e delle nuove tecnologie non ha solo modificato i sogni delle nuove generazioni dei nativi digitali, ma ha impatto anche sul loro sviluppo. Infatti, durante l’adolescenza (che è la - ormai lunga - fase di transizione dall’infanzia all’età adulta) i ragazzi si sperimentano sui social network anche rispetto alla propria identità. Anche perché, essendo stata molto protetta dal mondo...

Il Cyberbullismo, o bullismo online, è l’espressione web-mediata del fenomeno da più tempo conosciuto come bullismo. Quest’ultimo è caratterizzato dall’esercizio, reiterato nel tempo, da parte di un bullo, o più propriamente da un gruppo di bulli, di azioni violente e/o intimidatorie su una o più vittime. La tecnologia consente ai cyberbulli di infiltrarsi nella vita e nelle case delle vittime, attraverso messaggi, immagini o video diffusi tramite smartphone o pubblicati in rete. Il cyberbullismo è l'uso di mezzi digitali come internet e cellulari per minacciare, intimidire o molestare qualcuno. Questo comportamento può essere reiterato nel tempo e può avere conseguenze emotive e psicologiche anche molto gravi per la vittima. Che cosa si intende per Cyberbullismo? Contrariamente a quanto ci si immaginerebbe, l’etimologia della parola bullismo sembra riconducibile ad una parola olandese “boel”, fratello, poi convertitasi nel termine anglosassone “bully” ossia “tesoro” (riferito ad una persona), ad un amico fraterno insomma. L’appellativo di bullo quindi, inizialmente, non veniva rivolto all’aggressore, al prepotente, ma anzi all’amico importante, al compagno ammirevole e di successo. L’accezione positiva di bravo ragazzo si è poi tramutata in quella negativa, ma risalendo alle origini sembra si possano recuperare due aspetti importanti: quello di un comportamento per lo più perpetrato “tra pari”,...