La regolazione emotiva: strategie e psicoterapia

regolazione emotiva

La regolazione emotiva: strategie e psicoterapia

La regolazione emotiva è definita come la capacità di un soggetto di essere consapevole del proprio stato emotivo e quindi di regolarlo in maniera funzionale ed adattiva: quando il sistema di regolazione emotiva funziona, abbiamo delle reazioni emotive proporzionate agli eventi che ci accadono. Tali reazioni ci permettono di affrontare gli alti e bassi della vita, di interagire con le altre persone e di comportarci in maniera congrua e costruttiva.

 

Cosa significa regolare lo stato emotivo?

Oltre alla consapevolezza sulle proprie emozioni, questo costrutto comprende la possibilità di gestire il proprio stato emotivo, verso il basso o verso l’alto, quindi arrivando a sentirlo più o meno intensamente: in questo modo, la persona non si sente in balia della propria vita emotiva ma la padroneggia.

Le componenti che vengono regolate, attraverso processi cognitivi o comportamentali, possono essere l’ampiezza, l’intensità e la durata della risposta nel reagire agli stimoli emotivi che vengono da fuori o da dentro la persona che sperimenta un’emozione, oltre ai relativi comportamenti che ne conseguono.

 

LA DEFINIZIONE DEL COSTRUTTO: A COSA SERVE LA REGOLAZIONE EMOTIVA?

Regolare le proprie emozioni in un dato momento della vita significa modulare quelle disfunzionali o sgradevoli, e magari soverchianti, raggiungendo uno stato emotivo tollerabile. La possibilità di adattare le proprie emozioni alle varie circostanze ha una funzione in primis evolutiva, ma naturalmente anche relazionale e sociale, oltre a rappresentare una componente importante per prendere piccole o grandi decisioni in maniera ponderata.

Le emozioni sono infatti fondamentali per la sopravvivenza e per adattare i propri comportamenti e affetti nell’interazione con gli altri. Tutto questo serve per rispondere in maniera efficace al mondo esterno, dare significati e comprendere le informazioni che ci arrivano quotidianamente dalla vita che si svolge dentro e fuori di noi.

 

IL DISTURBO DELLA REGOLAZIONE EMOTIVA: LA DISREGOLAZIONE

La disregolazione emotiva si verifica quando da un lato si ha la sensazione di essere in balia delle proprie emozioni – da cui ci si può sentire soverchiati – e dei comportamenti conseguenti. Oppure, si fa fatica a comprendere il senso delle proprie reazioni o dei propri comportamenti.

In caso di disregolazione emotiva potremmo incorrere in:

  • comportamenti impulsivi;
  • modalità espressive eccessivamente esternalizzanti (agiti aggressivi e/o distruttivi);
  • ricerca di forti emozioni;
  • marcata vulnerabilità emozionale;
  • relazioni instabili e conflittuali.

 

COSA SIGNIFICA REGOLARE LE PROPRIE EMOZIONI?

Per avere uno stato emotivo accettabile e gestibile, è importante che le emozioni rimangano in un range di tollerabilità, ovvero che non superino il limite né verso l’alto (troppa intensità) o verso il basso (intensità troppo bassa). Collocarsi all’interno di questo range significa avere delle emozioni compatibili con una vita sociale e affettiva adeguata e congrua.

 

Regolazione delle emozioni “negative” e “positive”

Rispetto alle emozioni che siamo soliti indicare come “negative” (tristezza, paura, rabbia), questo può significare che, per esempio, quando siamo molto arrabbiati siamo in grado di contenere la rabbia regolando i comportamenti e le espressioni della stessa. Possiamo essere molto arrabbiati e gestire questa emozione dentro di noi, ascoltarla e interpretarla, oppure potremmo comportarci impulsivamente in modo da aggredire qualcuno o qualcosa, danneggiandola.

Oppure potremmo non riuscire a calmarci e a distogliere l’attenzione da quello stato emotivo, rimanendo così fuori da un range di tollerabilità per un lasso di tempo troppo lungo.

Tutto ciò vale anche per le emozioni “positive”: potremmo essere molto felici ma trovarci in una situazione in cui non è opportuno fare i salti di gioia in maniera troppo aperta e visibile. In tal caso, dovremmo poter posticipare questa espressività fino ad un momento più opportuno.

Questa modulazione dei comportamenti è una diretta conseguenza della regolazione emotiva.

 

COME SI APPRENDE LA REGOLAZIONE EMOTIVA?

La capacità di regolare le nostre emozioni ha le proprie radici nell’infanzia di ognuno: le basi per una buona capacità di regolazione emotiva si costruiscono all’interno della relazione con i genitori e con le altre figure affettive. Quando siamo bambini, i nostri adulti di riferimento possono insegnarci come regolare le emozioni, per esempio:

  • fornendo supporto e consolazione quando siamo tristi;
  • aiutandoci a contenere le emozioni quando abbiamo a che fare con un’intensa rabbia;
  • rassicurandoci con gentilezza quando siamo spaventati;
  • normalizzando e validando tutte le emozioni che un bambino può provare.

 

Secondo vari autori del mondo psicoanalitico, la funzione della madre è proprio quella di contenimento, accoglienza e comprensione: ella deve “imprestare” al proprio cucciolo il suo apparato psichico maturo e adulto, in attesa che il bambino ne sviluppi uno tale da poter svolgere questa funzione in autonomia.

Se i genitori sono stati in grado di regolare le emozioni del loro bambino, egli acquisirà quindi la possibilità di poterlo fare con se stesso: ciò significa la capacità di autoconsolarci, calmarci e rassicurarci autonomamente nel corso del resto della vita adulta.

Se, al contrario, siamo cresciuti in un contesto non validante, oppure traumatico e violento, la capacità di autoregolazione emotiva può essere compromessa.

Il genitore “contiene” le emozioni del bambino

Va specificato che con “contenimento” non si intende la repressione delle emozioni dei bambini, la loro negazione, minimizzazione, svalutazione o peggio ridicolizzazione – come avviene in alcuni stili educativi:

Cosa piangi a fare, sei debole se piangi! Adesso te lo do io un motivo per piangere!

bensì la loro validazione, accettazione e regolazione:

“Capisco, ti senti triste, capita anche a me a volte. Vediamo se insieme riusciamo a superare questa difficoltà.”.

 

TRONICK E IL COSTRUTTO DI REGOLAZIONE EMOTIVA

Edward Tronick è uno dei maggiori studiosi di psicologia evolutiva. Si è occupato di regolazione emotiva studiando l’interazione madre-bambino sin dai primi giorni e mesi di vita. Nella sua ricerca e nei suoi studi, ha osservato come si comporta la coppia madre-bambino, la quale interagisce dando vita ad una mutua e reciproca regolazione degli stati emotivi. Nel periodo infantile, le risposte emotive, lo sguardo e le espressioni facciali del caregiver sono fondamentali nell’interazione con il neonato e con il bambino.

Attraverso il proprio comportamento, il contatto oculare e le espressioni facciali, la madre regola infatti lo stato emotivo del bambino. Il figlio risponde a tali stimoli attraverso i vocalizzi, i sorrisi e lo sguardo e, così facendo, comunica alla madre come sta internamente. Ella, se è predisposta, disponibile, sensibile e ricettiva, risponderà a sua volta modulando le proprie espressioni. Grazie a questa circolarità, la coppia madre-bambino comunica e interagisce a livello emotivo e affettivo, promuovendo lo sviluppo psicofisico dell’infante.

 

LE STRATEGIE DI REGOLAZIONE EMOTIVA

In realtà, non esiste un vero e proprio prontuario per la gestione delle emozioni, trattandosi di una capacità con basi biologiche, da acquisire sin dalla nascita e da coltivare lungo tutto l’arco della propria vita.

In generale, le strategie efficaci per la regolazione delle proprie emozioni sono le seguenti:

  • consapevolezza, accettazione e validazione: essere consapevoli ed accogliere quello che proviamo è il primo passo fondamentale. Negare, respingere, giudicare le proprie emozioni non è funzionale alla possibilità di imparare a regolarle;
  • possibilità di distrarsi ed evitare il rimuginio, laddove utile o necessario;
  • analisi della situazione e rilettura: generalmente, il confronto con un interlocutore di fiducia aiuta molto in questo processo. Potremmo scoprire significati nuovi o interpretazioni diverse, a cui prima non avevamo accesso. Questi nuovi elementi ci potranno aiutare a rileggere la situazione emotiva in maniera più adattiva e funzionale;
  • modulare i propri comportamenti dopo aver sperimentato un’emozione intensa, per esempio, cercando di interporre un intervallo di qualche minuto tra lo stimolo e la risposta (il classico “contare fino a dieci“);
  • non pensare alle proprie emozioni come qualcosa di rigido e inflessibile: abbiamo la capacità di adattarle e contestualizzarle in base alla situazione contingente in cui, di volta in volta, ci troviamo;
  • osservare come gestiscono gli altri le loro emozioni: come si comporta, quella persona che stimo, quando è triste, quando riceve una brutta notizia, quando è arrabbiata o molto felice? Avere un riferimento per la regolazione emotiva può rappresentare una sorta di modello equilibrato a cui tendere;
  • scendere a patti con le proprie parti interne, farle negoziare e permettere loro di trovare dei compromessi: ciò aiuta generalmente ad evitare posizioni estreme.

 

Come aiutare i propri figli a regolare le emozioni

Per i genitori, sviluppare un atteggiamento empatico, attento e sensibile verso la vita emotiva del figlio, e monitorarla lungo il suo sviluppo, è molto importante. È infatti necessario che i genitori rimangano connessi e sintonizzati sui bisogni affettivi ed emotivi dei figli.

Esistono, inoltre, percorsi di skill traning di gruppo per adolescenti e adulti sulle abilità di regolazione emotiva.

 

LE STRATEGIE CHE NON SONO EFFICACI

• Anche se efficace sul momento, non costituisce una buona strategia a lungo termine quella dell’evitamento: si tratta di un meccanismo di difesa che ci porta ad evitare persone o situazioni che potrebbero sollecitare delle reazioni emotive;
• Anche il rimuginio incessante sui propri stati emotivi non può essere considerata una via funzionale da percorrere;
• Alcune persone potrebbero trovare sollievo, nel tentativo di tollerare le emozioni, in un aiuto esterno disfunzionale, per esempio assumendo droghe, cibo in eccesso, farmaci autosomministrati o alcol, per regolare ed autocurare il proprio stato emotivo (ad esempio, bere o mangiare in eccesso quando si è tristi). In questo caso, gli effetti collaterali ed i rischi connessi a queste pratiche possono essere davvero elevati.

 

REGOLAZIONE EMOTIVA E PSICOTERAPIA

Qualora ci si renda conto di avere, per esempio, un problema con la gestione della rabbia, o di provare talvolta una paura soverchiante, è bene valutare di intraprendere una psicoterapia che possa aiutare la persona ad apprendere la capacità di regolazione emotiva.

Le emozioni non dovrebbero essere, infatti, qualcosa che si teme. Fanno parte di noi e del nostro modo di interagire con gli altri. Sono parte fondamentale delle valutazioni e dei significati che attribuiamo a ciò che accade nel mondo esterno ed interno, e rappresentano un ponte tra gli stimoli che incontriamo e i nostri processi mentali.

L’approccio psicoterapeutico prevede una ricerca di senso e di significato, da contestualizzare all’interno della storia del soggetto, che è sempre unica e irripetibile.

Qualora non si sia avuta la possibilità di “imparare” la regolazione emotiva durante l’infanzia, infatti, è possibile “recuperare” questa abilità anche in età adulta: all’interno di un rapporto di fiducia con uno psicoterapeuta, che saprà comprendere le cause di questa mancanza e guidare la persona all’interno di un percorso di conoscenza di sé, si verrà accompagnati con un aiuto professionale verso il raggiungimento di questo obiettivo.

 

IMPARARE LA REGOLAZIONE: LA TERAPIA EMDR

Oltre al modello psicoanalitico, utilizzo nel mio lavoro la terapia EMDR: si tratta di un approccio terapeutico mirato alla rielaborazione degli eventi negativi e delle emozioni connesse, che ci hanno segnato e che abbiamo immagazzinato in maniera non adattiva. La terapia EMDR permette di accedere ai ricordi disturbanti anche a distanza di molto tempo, e di rielaborarli in modo tale che non arrechino più disturbo e non producano più sintomi.


Psicoterapeuta Milano Dott.ssa Chiara Venturi: per richiedere informazioni o un primo appuntamento, puoi utilizzare l’apposito form contatti.