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La gelosia è un’emozione universale, che tutti possiamo provare almeno una volta nella vita. In piccole dosi può persino rafforzare il legame di coppia, poiché è indice di quanto teniamo all’altro. Ma cosa accade quando la gelosia diventa invasiva, incontrollabile, ossessiva? In questi casi non parliamo più di una comune emozione, ma di una vera e propria sofferenza psicologica che può arrivare a diventare molto intensa, che prende il nome di gelosia patologica, detta anche gelosia morbosa o gelosia ossessiva. NdR: la gelosia ossessiva può manifestarsi sia in relazioni sentimentali, sia in relazioni amicali. Ne possono essere affetti sia uomini, sia donne. Cos'è la gelosia ossessiva? La gelosia ossessiva è un sentimento complesso che origina da un mix di ansia, paura e rabbia. Si manifesta con pensieri intrusivi, sospetti costanti e comportamenti di controllo verso il partner. Questi vissuti sono molto dolorosi per chi ne soffre, ma anche per il partner che li subisce. Chi ne è affetto tende a vivere la relazione con ansia e paura, convinto che l’altro possa tradire o abbandonare in qualunque momento. Anche in assenza di prove o di reali minacce al legame, la mente del geloso ossessivo costruisce continuamente e ossessivamente scenari di infedeltà o di tradimento, generando nella...

I rapporti interpersonali sono una componente fondamentale della nostra vita emotiva e sociale, e tra queste, l'amicizia occupa un posto di rilievo. Tuttavia, non tutte le amicizie sono positive e nutrienti. In alcuni casi, infatti, possono diventare fonte di sofferenza e di disagi emotivi. Quando ciò accade, è importante saper riconoscere i segnali di relazioni interpersonali che stanno causando più danni che benefici, e adottare le giuste strategie per gestire le difficoltà relazionali e gli eventuali conflitti, modificare dinamiche disfunzionali o decidere di chiudere un rapporto “tossico”. La natura delle difficoltà relazionali nelle amicizie Quando parliamo di difficoltà relazionali, ci riferiamo a una serie di problemi che emergono all'interno di un rapporto interpersonale sociale, che pregiudicano il benessere psichico ed emotivo percepito e che possono arrivare a mettere a rischio la salute psicologica di chi li vive. Le difficoltà a relazionarsi con gli altri possono essere il risultato di problematiche personali o di dinamiche disfunzionali che, una volta instauratesi, non solo rendono l'interazione difficile, ma compromettono anche l’autostima e il senso di identità dell'individuo. Le problematiche relazionali amicali possono manifestarsi in molteplici forme. Queste difficoltà relazionali possono assumere varie forme: divergenze di valori, problemi di comunicazione, atteggiamenti manipolatori o critici, fino alla violazione della fiducia...

"Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo", così inizia il capolavoro letterario Anna Karenina di Lev Tolstoj (1877) che, evidentemente, fa cenno a dei problemi familiari di cui verremo a conoscenza lungo la lettura. Oltre un secolo dopo, lo scrittore Alejandro Jodorowski ne La danza della realtà scrive: "Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione, finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione". Anche la letteratura dunque, oltre alla psicologia, si è occupata del complesso tema delle dinamiche familiari e dei problemi familiari, che possono essere fonte di sofferenza o di felicità, e fungere così da fattore di rischio oppure da fattore protettivo per la salute mentale del soggetto. Ma cosa significa "sofferenza familiare" o "problema familiare", e come possono esse influenzare non solo la vita del soggetto individuale, ma anche la psiche di chi è legato a lui da stretti vincoli di parentela? Problemi familiari e le loro ripercussioni Considerando anzitutto i grandi Traumi (quelli con la T maiuscola, in grado di fare sviluppare un PTSD, ovvero un disturbo post traumatico da stress), l'epigenetica ci spiega che il trauma viene tramandato alle...

Il Cyberbullismo, o bullismo online, è l’espressione web-mediata del fenomeno da più tempo conosciuto come bullismo. Quest’ultimo è caratterizzato dall’esercizio, reiterato nel tempo, da parte di un bullo, o più propriamente da un gruppo di bulli, di azioni violente e/o intimidatorie su una o più vittime. La tecnologia consente ai cyberbulli di infiltrarsi nella vita e nelle case delle vittime, attraverso messaggi, immagini o video diffusi tramite smartphone o pubblicati in rete. Il cyberbullismo è l'uso di mezzi digitali come internet e cellulari per minacciare, intimidire o molestare qualcuno. Questo comportamento può essere reiterato nel tempo e può avere conseguenze emotive e psicologiche anche molto gravi per la vittima. Che cosa si intende per Cyberbullismo? Contrariamente a quanto ci si immaginerebbe, l’etimologia della parola bullismo sembra riconducibile ad una parola olandese “boel”, fratello, poi convertitasi nel termine anglosassone “bully” ossia “tesoro” (riferito ad una persona), ad un amico fraterno insomma. L’appellativo di bullo quindi, inizialmente, non veniva rivolto all’aggressore, al prepotente, ma anzi all’amico importante, al compagno ammirevole e di successo. L’accezione positiva di bravo ragazzo si è poi tramutata in quella negativa, ma risalendo alle origini sembra si possano recuperare due aspetti importanti: quello di un comportamento per lo più perpetrato “tra pari”,...

Il vandalismo è un comportamento dannoso intenzionale che può pregiudicare la funzionalità o l'estetica di una struttura, di un monumento o di altri beni pubblici o privati. I danni causati dal vandalismo possono essere irreparabili e/o costosi da riparare. Insieme alla mancanza di rispetto dell’ambiente, il vandalismo è in realtà correlato al fenomeno del bullismo come azione non solo illegale, ma correlata a tutti quei fattori che abbiamo già citato rispetto al bullismo. Proprio in questi giorni, la stampa riporta un grave episodio di vandalismo avvenuto a Milano. In occasione dell'apertura della M4 nel capoluogo lombardo, sabato 26 novembre 2022 è stata inaugurata anche la nuova area giochi in viale Argonne. Ancor prima della sua inaugurazione, il tavolo da ping pong - dedicato dal Comune di Milano ad un giovane quattordicenne deceduto recentemente in un incidente stradale in città, e grande appassionato di ping pong - è stato deturpato ad opera di ignoti da una tag, ovvero da una firma-graffito. Questo ennesimo episodio suscita rabbia, indignazione e una forma di incomprensione: qual è la motivazione che spinge un soggetto o un gruppo a danneggiare gratuitamente un bene comune, di cui bambini e ragazzi avrebbero dovuto usufruire con gioia, e dal significato così profondo? Cerchiamo di...

La regolazione emotiva è definita come la capacità di un soggetto di essere consapevole del proprio stato emotivo e quindi di regolarlo in maniera funzionale ed adattiva: quando il sistema di regolazione emotiva funziona, abbiamo delle reazioni emotive proporzionate agli eventi che ci accadono. Tali reazioni ci permettono di affrontare gli alti e bassi della vita, di interagire con le altre persone e di comportarci in maniera congrua e costruttiva.   Cosa significa regolare lo stato emotivo? Oltre alla consapevolezza sulle proprie emozioni, questo costrutto comprende la possibilità di gestire il proprio stato emotivo, verso il basso o verso l’alto, quindi arrivando a sentirlo più o meno intensamente: in questo modo, la persona non si sente in balia della propria vita emotiva ma la padroneggia. Le componenti che vengono regolate, attraverso processi cognitivi o comportamentali, possono essere l’ampiezza, l’intensità e la durata della risposta nel reagire agli stimoli emotivi che vengono da fuori o da dentro la persona che sperimenta un’emozione, oltre ai relativi comportamenti che ne conseguono.   LA DEFINIZIONE DEL COSTRUTTO: A COSA SERVE LA REGOLAZIONE EMOTIVA? Regolare le proprie emozioni in un dato momento della vita significa modulare quelle disfunzionali o sgradevoli, e magari soverchianti, raggiungendo uno stato emotivo tollerabile. La possibilità di adattare...

Esistono davvero i bambini capricciosi? "I capricci dei bambini sono comuni e inevitabili. Prima o poi, qualsiasi bambino fa i capricci." Queste affermazioni sono molto frequenti. I capricci dei bambini rappresentano una vera sfida per la genitorialità, e possono mettere davvero in crisi una mamma o un papà impegnati nella funzione educativa della prole. Noi psicologi riteniamo però che questo l'argomento dei "bambini capricciosi" non vada banalizzato, ma che vada contestualizzato all'interno della società di oggi e soprattutto all'interno dello sviluppo psicoaffettivo del bambino. I capricci non esistono. Sono una fandonia inventata dagli adulti per dare un nome ad una loro difficoltà, che hanno proiettato sui bambini. È un po’ come la storia della patata bollente. Fare passare la voce dell’esistenza dei capricci è un modo degli adulti per deresponsabilizzarsi dal fatto che sovente, con bambini che non hanno ancora sviluppato funzioni verbali ed emotive sufficienti, è più arduo affrontare un dissidio tra grandi e piccoli: voler mangiare 35 caramelle, mettere il gatto in lavatrice, non voler entrare in un negozio di casalinghi, voler entrare in quello di giocattoli, non voler mangiare quello che c’è nel piatto o asciugare i capelli, voler andare al parchetto con le infradito a gennaio, e così via....

Cosa intendiamo per bullismo? Negli ultimi anni il fenomeno del bullismo è spesso al centro delle notizie e dei fatti di cronaca, ma cosa intendiamo esattamente quando utilizziamo questo termine? Storia della parola bullismo La prima volta in cui il termine compare in letteratura risale al Rinascimento: Tommaso Garzoni nell’opera "La piazza universale di tutte le professioni del mondo" (Venezia, 1585). Il termine “bullo” si associa a «bravazzi, spadaccini e sgherri di piazza». Successivamente, Alfredo Panzini lo include in un dizionario definendolo voce romanesca sinonimo di "smargiasso, bravaccio, teppista". Nell'Inghilterra di fine '800 esisteva una misura che si chiamava "bullying": si trattava di un periodo di tempo concordato nell'anno, regolamentato e preposto, in cui si dovevano/potevano regolare i conti con qualcuno e trasgredire e uscire dalle righe del comportamento ordinario e socialmente accettato, senza per questo incorrere in sanzioni. Nel corso del tempo fino ai giorni nostri, il significato assume anche accezioni più attenuate, declinandosi verso comportamenti non necessariamente violenti ma se mai arroganti, da “gradasso”. Bullismo, definizione Il significato della parola viene quindi associato a comportamenti di violenza, prevaricazione, sopraffazione, umiliazione e prepotenza con accezioni più o meno gravi. Al giorno d’oggi possiamo dire che il bullismo non passa soltanto dalla violenza fisica, ma si riscontrano...

Dopo una reazione iniziale di euforia che si riscontra spesso in famiglia con l'arrivo del primogenito, alla nascita del secondo figlio, di solito, segue un momento estremamente delicato nell’equilibrio del nucleo familiare. In questo periodo il primo si accorge di aver perso lo spazio e le premure che caratterizzavano la sua vita precedente, ossia quella nella quale i genitori erano esclusivamente concentrati su di lui. Inoltre, anche la coppia può andare in crisi in occasione dell'arrivo del secondo figlio che rappresenta un nuovo partner affettivo per tutti. Vediamo allora in questo articolo quali possono essere le ripercussioni sulla famiglia in occasione della nascita del secondo figlio, e naturalmente vedremo anche come affrontarle. Secondo figlio in arrivo...