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Cosa intendiamo per bullismo? Negli ultimi anni il fenomeno del bullismo è spesso al centro delle notizie e dei fatti di cronaca, ma cosa intendiamo esattamente quando utilizziamo questo termine? Storia della parola bullismo La prima volta in cui il termine compare in letteratura risale al Rinascimento: Tommaso Garzoni nell’opera "La piazza universale di tutte le professioni del mondo" (Venezia, 1585). Il termine “bullo” si associa a «bravazzi, spadaccini e sgherri di piazza». Successivamente, Alfredo Panzini lo include in un dizionario definendolo voce romanesca sinonimo di "smargiasso, bravaccio, teppista". Nel corso del tempo fino ai giorni nostri, il significato assume anche accezioni più attenuate, declinandosi verso comportamenti non necessariamente violenti ma se mai arroganti, da “gradasso”. Bullismo, definizione Il significato della parola viene quindi associato a comportamenti di violenza, prevaricazione, sopraffazione, umiliazione e prepotenza con accezioni più o meno gravi. Al giorno d’oggi possiamo dire che il bullismo non passa soltanto dalla violenza fisica, ma si riscontrano anche, nell’epoca dei social, la presa in giro sistematica su larga scala, l’umiliazione e l’irrisione pubblica. Il bullismo è “un insieme di atti o comportamenti di prevaricazione e di sopraffazione” che si verificano in prevalentemente ambito giovanile ma non solo. Una serie di comportamenti aggressivi eterogenei che si manifesta con...

Perché guardiamo i film horror? Perché ci piacciono le pellicole o le serie TV che fanno paura? Qual è la psicologia che spiega le nostre preferenze? Scopriamolo in questo articolo! Psicologia dei film horror Secondo la scienza, la passione quasi morbosa che si è sviluppata nell'uomo nel corso dei secoli per tutto ciò che macabro o addirittura disgustoso, avrebbe una chiara ragione fisiologica, da ricercare nelle profondità della nostra mente, in particolare, nel rapporto tra il lobo frontale del nostro cervello e l’amigdala. Questa parte della nostra mente, infatti, è incaricata di gestire e dar voce a tutti i nostri istinti, come la rabbia, il desiderio sessuale e la paura. Insieme al diencefalo è, inoltre, responsabile delle reazioni istintive che abbiamo quando ci troviamo di fronte a situazioni pericolose o emotivamente molto stressanti, alle quali rispondiamo prontamente per puro istinto di sopravvivenza. Ma cosa c'entrano l'amigdala e il nostro istinto con la passione per i film horror? Quali motivi ci spingono a cercare una distrazione in una pellicola che può generare orrore e disgusto? Perché ci piacciono i film horror? Se provate a chiedere ad un amante del genere il motivo per il quale sia così appassionato agli horror, probabilmente riceverete diverse risposte. Alcuni potrebbero dirvi che...

Chi sono le Persone Altamente Sensibili (PAS)? Cos'è l'Alta Sensibilità come tratto di personalità? Riguarda solo gli adulti o è riscontrabile anche nei bambini? Cerchiamo di fornire risposte in questo articolo. Al di là del fatto che tale tratto personologico sia stato o meno inserito nelle categorie diagnostiche ufficiali del DSM (manuale che classifica i disturbi mentali), è certamente interessante riconoscerlo nell’osservazione clinica. Persone Altamente Sensibili come diagnosi A partire dal 1991, la ricercatrice e docente universitaria Elaine Aron (psicologa e psicoterapeuta) ha iniziato a svolgere ricerche sulle persone altamente sensibili. Insieme al marito neurologo, ha pubblicato nel 2012 gli esiti di questi studi, accessibili sul sito "The Highly Sensitive Person". L’alta sensibilità è un amplificatore dell’ambiente ed un tratto temperamentale innato, su base genetica, riscontrato nell’uomo, ma anche in molte specie animali. Le percentuali stimate di persone fortemente ricettive (PAS) agli stimoli sono tra il 15% e il 20% della popolazione totale. L’alta sensibilità non è una malattia, né una carenza o un deficit, ma una caratteristica. E come tutte le caratteristiche che ci contraddistinguono può portare all’individuo vantaggi e svantaggi. Tutto dipende da come viene “utilizzata” e accolta dall'ambiente in cui la persona vive. Persone Altamente Sensibili - cosa dicono gli studi Uno studio condotto su...

Decidere di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta è una scelta importante che non sempre è facile compiere e che richiede molta energia. Soprattutto nelle grandi città come Milano l’elevato numero di professionisti, le diverse specialità così come la varietà dei costi potrebbero giocare a svantaggio di chi, incerto, approccia per la prima volta il settore. Se a questo aggiungiamo anche una possibile sensazione di imbarazzo o vergogna, retaggio di un’educazione errata nei confronti della psicologia e della psicoterapia, qualsiasi individuo potrebbe sentirsi sopraffatto fino a rinunciare. Per fortuna però, ci sono alcuni facili metodi per non scoraggiarsi, insistere e trovare lo psicoterapeuta più adatto alle proprie esigenze. Qualifica e iscrizione all’albo Il primo aspetto da considerare è il percorso formativo del professionista al quale si decide di affidarsi. Da questo punto di vista è opportuno assicurarsi che lo psicologo Milano abbia conseguito una laurea in psicologia e che abbia l’abilitazione per poter esercitare la professione. Counselor, coach e motivatori quasi sempre non sono laureati in psicologia: si tratta di professioni differenti per cui sono richiesti molti meno anni di formazione, anche se vi sono alcune aree di sovrapposizione. Sicuramente la prima verifica che lo psicologo deve superare agli occhi di un paziente...

Come raggiungere un obiettivo nonostante la pandemia? Come ha a che fare l’autostima con gli obiettivi da raggiungere? Scopriamolo in questo articolo: si tratta di un’intervista rilasciata dalla Dott.ssa Chiara Venturi, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano, per la rivista “OK Salute” di luglio 2021 (il testo, riadattato, è di Roberta Camisasca). Obiettivi da raggiungere e autostima Se l’autostima fosse un oggetto sarebbe una bilancia. Su un piatto ci siamo noi, con la leggerezza inconsistente delle nostre fragilità e insicurezze. Sull’altro il resto del mondo, con il suo cuore di pietra e il dito puntato, sempre pronto a dare giudizi pesanti come macigni, ma anche a lasciarci soli nel momento del bisogno. È in questo sbilanciamento la ragione profonda di molte frustrazioni e di tante rinunce. Nelle sue lettere dal carcere, Antonio Gramsci scriveva: «Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni». Chiaro il messaggio: se c’è qualcuno che può darci la forza di realizzare i nostri sogni e di raggiungere un obiettivo, ma anche di superare un momento 'no' e ripartire di slancio, quel qualcuno siamo noi stessi. Credere in se stessi per raggiungere un obiettivo Quante volte disperdiamo...

Ansia anticipatoria: il nome stesso di questo sintomo psicologico ci indica che la paura della paura stessa si manifesta quando avvertiamo sensazioni di forte disagio, angoscia e paura pensando ad un’azione o una situazione che dovremo affrontare, e abbiamo paura di stare male. Spesso è accompagnata da previsioni di scenari catastrofici che ci riguardano e che potrebbero verificarsi in un prossimo o remoto futuro. Come si chiama la paura di avere paura? Il nome della paura della paura è: ansia anticipatoria. Paura della paura: quando si manifesta L'ansia anticipatoria si può manifestare al pensiero di dover fronteggiare qualcosa che percepiamo come pericoloso o rischioso o incerto: un esame, una nuova conoscenza, un viaggio, un colloquio di lavoro. La mente crea delle immagini negative di scenari futuri, prima ancora che quello stato diventi reale. Queste immagini mentali anticipatorie pessimistiche producono emozioni disturbanti che possono influenzare la nostra quotidianità. Questa forma è perfettamente normale e fisiologica se è occasionale o dura per un periodo di tempo limitato. Se si verifica magari quando dobbiamo affrontare qualche situazione nuova o particolarmente impegnativa e sfidante, siamo nell'ambito di un vissuto piuttosto comune. Diventa invece eventualmente più problematica, e invalidante, qualora si cronicizzi e porti al rifiuto di vivere alcune situazioni perché...

La procrastinazione: quell’irresistibile e fastidiosa tentazione di rimandare a più tardi, a domani, un compito noioso, difficile, o che crea tensione e pressione. Avete presente quando ci dedichiamo ad un’infinita serie di piccole attività per evitare quello che realmente dovremmo fare? Il fine è quello di temporeggiare, differire, posticipare, ritardare, rinviare – o, addirittura, di NON fare – quello che si dovrebbe. Procrastinare: lo facciamo tutti e poi ci pentiamo, o ci sentiamo in colpa. Minuti, ore, settimane inconcludenti che si susseguono. In questo articolo cerchiamo di comprendere perché lo facciamo, e imparare i trucchi per superare la procrastinazione, distinguendo questo comportamento inefficace da un sano bisogno di svago e di divertimento. Procrastinare: Significato e Definizione in Psicologia In psicologia, la procrastinazione è definita come una decisione volontaria (ma irrazionale) di rimandare un’azione importante o anche urgente, sostituendola con attività di minore importanza, spesso più piacevole. Semplicemente, abbiamo l’intenzione di non fare quello che dovremmo. Sostituiamo quindi incombenze importanti o prioritarie con attività più piacevoli, o comunque meno rilevanti e urgenti in quel momento. Perché procrastiniamo? Evidentemente, la motivazione che sostiene questo comportamento è la ricerca di un sollievo immediato (ma temporaneo ed effimero) per aver rinviato qualcosa che ci pesa. Si tratta di una strategia emozionale...

Come mai tante persone sono alle ricerca della risposta a "come ridurre lo stress?" Nella società contemporanea, sicuramente in quella occidentale, soffrire disturbi di stress è all’ordine del giorno quasi per tutti. Le motivazioni sono molteplici così come le reazioni fisiche e psicologiche con le quali ognuno di noi risponde a questa sollecitazione di richieste e input dal mondo esterno. Il primo a parlare di stress è stato Selye nel 1976 trovando la definizione di “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”. Sulla base di questa definizione, il tempo (dunque la durata di questa sollecitazione) è fondante nel contribuire ad aumentare il livello di… stress, appunto. Come gestire lo stress con l'aiuto di uno psicologo L’accumulo di stress è una delle problematiche più diffuse dei nostri tempi ed è favorito da numerosi fattori di natura sociale, lavorativa, etc. In particolare, durante l’ultimo anno, il cambiamento delle abitudini ha portato alla necessità di rivedere il proprio modo di trascorrere la giornata e la perdita di confine tra vita privata e professionale. Questi profondi mutamenti hanno portato un accumulo di stress significativo tanto che, in alcuni casi, si rende necessario chiedere aiuto ad uno psicologo professionista che possa fornire supporto per uscire da...

Cosa si nasconde dietro il complottismo? Questo il provocatorio titolo dell’evento organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia il 18 gennaio 2021. L’evento online, aperto agli psicologi ma anche alla cittadinanza, aveva la finalità di approfondire le dinamiche della psicologia complottista, per una maggiore comprensione degli atteggiamenti delle persone verso alcuni eventi e periodi storici come quello attuale di pandemia Covid. L’Ordine degli Psicologi ha invitato tre esperti* del settore a presentare il loro punto di vista e a dibattere sull’argomento. Nella serata in oggetto, il dibattito ha offerto degli spunti per comprendere le ragioni e i vantaggi psicologici di questo atteggiamento mentale, oltre a sottolineare i limiti che non dovrebbero essere valicati. Quello del complottismo e delle conspiracy theories è un fenomeno molto attuale che può assumere sfumature di radicalità, con ricadute importanti dal punto di vista concreto e pratico, soprattutto nel momento in cui la narrazione passa all'azione. Non si tratta più di un fenomeno di nicchia: tutti noi ne sentiamo parlare molto spesso. Complottismo: definizione Il complottismo è definito come un atteggiamento mentale che tende ad interpretare gli accadimenti attraverso una lettura alternativa a quella “mainstream”: gli eventi vengono interpretati come parte di un complotto. Secondo questa corrente, la comunicazione “normale”...

Lasciarsi andare psicologicamente: cosa significa e perché alcune persone lo trovano difficilissimo? Può avere a che fare con la paura o con la rigidità: quali sono le caratteristiche di personalità di chi fa fatica a lasciarsi andare? Ho dialogato con Roberta Camisasca per Viver Sani e Belli, e ne è stato tratto questo articolo. Perché non riesco a lasciarmi andare? Rigido, controllato, riflessivo. Affronta i problemi in modo lucido, pianifica le giornate nei dettagli e va in crisi di fronte a un imprevisto. Vorrebbe divertirsi ma non ci riesce: in compagnia sta sempre in disparte. È l’identikit della persona che non sa lasciarsi andare. Quella a cui tutti dicono: “perché non ti rilassi un po’?”. La paura di lasciarsi andare «Alla base della fatica a lasciarsi andare possono esserci due caratteristiche caratteriali. La prima è l’insicurezza, data da un mix di timidezza, scarsa autostima, bassa percezione del proprio valore», spiega la psicologa Chiara Venturi. «In questo caso il movente è la paura del giudizio, o il timore di non essere all'altezza: un blocco emotivo che spinge a esporsi il meno possibile con gli altri, fino alla completa chiusura e in casi estremi anche all’isolamento sociale. A livello relazionale c’è la paura di essere feriti o...