11 Ago EMDR: cos’è e come funziona la terapia?
Come funziona la terapia EMDR?
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una psicoterapia che aiuta il cervello a rielaborare i ricordi traumatici attraverso la stimolazione bilaterale, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 2013 come trattamento d’elezione per il trauma.
C’è un peso che certi ricordi continuano a esercitare anche a distanza di anni: un lutto, un incidente, un’umiliazione subita a scuola, una relazione che ha lasciato il segno.
Magari ne hai già parlato, magari ti hanno detto che “dovresti esserci passato sopra”, eppure basta un odore, una frase, una data sul calendario perché tutto torni a farsi sentire con la stessa intensità di allora. Non si tratta di debolezza, e non è colpa tua: è il modo in cui il cervello ha immagazzinato quell’esperienza, che continua a riattivarsi nel presente come se il tempo non fosse mai passato. La buona notizia è che quel ricordo può essere rielaborato: non cancellato, ma restituito al passato, e smettere di produrre effetti.
Sono la Dott.ssa Chiara Venturi, psicologa psicoterapeuta a Milano, certificata Practitioner EMDR Europe (terapeuta esperto, certificazioni 2014, 2020 e 2025). L’EMDR è uno degli strumenti che utilizzo quotidianamente nel mio studio, e in questa guida rispondo alle domande che pazienti, colleghi e conoscenti mi rivolgono più spesso.
Cos’è l’EMDR: significato e origini del metodo
L’EMDR è un approccio psicoterapeutico strutturato, ideato dalla psicologa americana Francine Shapiro nel 1989. L’acronimo significa “desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari“: descrive esattamente ciò che accade durante la seduta, dove la stimolazione bilaterale aiuta la mente a “digerire” esperienze rimaste in sospeso.
La storia della sua nascita è curiosa: Shapiro notò su di sé, durante una passeggiata, che alcuni pensieri disturbanti perdevano intensità quando i suoi occhi si muovevano spontaneamente avanti e indietro. Da quell’osservazione casuale sviluppò, verificò e pubblicò un protocollo clinico che oggi, a oltre trent’anni di distanza, è tra gli approcci evidence-based più studiati al mondo per il trattamento del trauma.
Le fondamenta della terapia EMDR
La cornice teorica è il modello AIP (Adaptive Information Processing): quando un evento è troppo intenso per essere elaborato, le informazioni che lo compongono — immagini, emozioni, sensazioni fisiche, convinzioni su di sé — rimangono bloccate nelle reti neurali, isolate dal resto della memoria. Il ricordo non elaborato continua così a produrre sintomi e disagio anche per molti anni dopo l’evento. Per questo non sempre “il tempo cura le ferite”: a volte serve un intervento specialistico (come la psicoterapia EMDR) che riattivi l’elaborazione naturale del cervello.
A differenza di altri approcci, le teniche EMDR non lavorano principalmente sul racconto verbale del problema, ma direttamente sul ricordo per come è stato immagazzinato: per questo è efficace anche quando “parlarne” non è bastato.
Nella mia pratica lo integro con la psicoterapia psicoanalitica e ad altre metodologie evidence-based: i due livelli si rafforzano a vicenda, perché:
- la comprensione di sé prepara la rielaborazione
- e la rielaborazione, a sua volta, libera risorse per la comprensione.
Come funziona la terapia EMDR
La terapia EMDR utilizza la stimolazione bilaterale alternata — oculare, tattile o acustica — somministrata da uno psicoterapeuta formato, per rielaborare il ricordo di un’esperienza traumatica o emotivamente disturbante.
Il presupposto è semplice ma altrettanto profondo nelle implicazioni: per trovare sollievo dai sintomi di oggi è necessario risolvere in maniera adattiva le esperienze che ne sono la causa.
Nel corso del lavoro i ricordi vengono “desensibilizzati”: perdono progressivamente la loro carica negativa, indipendentemente da quanto tempo è trascorso dall’evento — mesi, anni o decenni. È importante chiarire un punto che rassicura molti miei pazienti: i ricordi non vengono rimossi o cancellati. Restano parte della storia della persona, ma vengono percepiti con un distacco più sano e neutrale, integrati in una prospettiva nuova dal punto di vista cognitivo ed emotivo.
Cosa accade nel cervello durante la stimolazione bilaterale
Quando riattiviamo un ricordo traumatico, l’amigdala — il centro dell’allarme emotivo — si accende come se il pericolo fosse presente. La stimolazione bilaterale, mentre il ricordo è attivo, facilita la comunicazione tra le reti neurali e permette all’ippocampo di “storicizzare” l’esperienza e alla corteccia prefrontale di riprendere la regolazione. In termini semplici: il cervello smette di rivivere e ricomincia a ricordare.
Gli studi di neuroimaging condotti negli ultimi vent’anni hanno documentato questi cambiamenti in modo osservabile: dopo il trattamento, l’attivazione delle aree limbiche di fronte al ricordo si riduce e il racconto dell’esperienza diventa più ordinato, più “narrativo” e meno sensoriale. È la differenza, che i pazienti descrivono spesso, tra un ricordo che ti travolge e un ricordo che puoi raccontare con maggiore distacco emotivo.
Ogni storia è diversa: in un primo colloquio possiamo valutare insieme se l’EMDR è lo strumento giusto per la tua situazione.
Come si svolge una seduta di psicoterapia EMDR
Una seduta EMDR alterna momenti di stimolazione bilaterale a momenti di dialogo, in un ritmo cadenzato e sempre guidato dal terapeuta, dopo uno o più colloqui preliminari di valutazione.
Il percorso non inizia mai “a freddo”: i primi incontri sono dedicati all’anamnesi, alla raccolta della storia della persona e alla verifica dell’applicabilità del metodo, per costruire un piano di lavoro mirato.
Quando si entra nella rielaborazione vera e propria, chiedo alla persona di focalizzare il ricordo — l’immagine, l’emozione, la sensazione nel corpo — mentre somministro la stimolazione: serie di movimenti alternati oculari o tattili. Tra una serie e l’altra ci si ferma, si osserva cosa è emerso, si riparte, sempre sotto la guida dello psicoterapeuta EMDR.
Molti pazienti mi chiedono cosa “si prova”. La risposta più corretta: ognuno ha la sua esperienza. C’è chi vede il ricordo cambiare come in una sequenza di fotografie, chi sente emozioni intense che poi defluiscono, chi nota soprattutto le sensazioni corporee. Tutto ciò che accade è benvenuto e non esiste un “giusto” o “sbagliato”. L’elaborazione avviene da svegli, presenti e in controllo: si può fermare il lavoro in qualsiasi momento, con un semplice gesto concordato prima.
Le 8 fasi del protocollo EMDR
L’EMDR non è una tecnica improvvisata: segue un protocollo internazionale strutturato in otto fasi, che garantisce sicurezza e verificabilità del percorso:
- Anamnesi: raccolta della storia della persona e individuazione dei ricordi da trattare.
- Preparazione: spiegazione del metodo e costruzione delle risorse di stabilizzazione emotiva.
- Assessment: identificazione dei dettagli e specificità (immagini, sensazioni…) collegati al ricordo.
- Desensibilizzazione: stimolazione bilaterale affinché il ricordo perda la sua carica disturbante.
- Installazione: rafforzamento di una convinzione positiva su di sé associata al ricordo.
- Scansione corporea: verifica che il corpo non trattenga tensioni residue in ralzione al ricordo.
- Chiusura: ritorno a uno stato di equilibrio al termine di ogni seduta.
- Rivalutazione: controllo, nella seduta successiva, della stabilità dei risultati.
Il piano di lavoro si sviluppa su tre dimensioni temporali: il passato che ha generato la ferita, il presente che la riattiva, il futuro in cui la persona vuole tornare a muoversi liberamente. Le prime due fasi, spesso sottovalutate da chi immagina l’EMDR come una tecnica “rapida”, sono in realtà il fondamento di tutto: è lì che si costruiscono la fiducia e le risorse che rendono sicura la rielaborazione.
Per quali disturbi è indicata la terapia EMDR
L’EMDR nasce per il trauma, ma il suo campo di applicazione si è progressivamente ampliato a tutte le esperienze emotivamente disturbanti che il cervello non è riuscito a integrare.
Trauma psicologico e disturbo da stress post-traumatico
È l’indicazione elettiva. Ho dedicato un approfondimento al trauma psicologico e a come superarlo.
- Distinguiamo i Traumi “T” — eventi che minacciano l’integrità fisica propria o altrui, come incidenti, violenze, catastrofi naturali, e che possono generare un disturbo da stress post-traumatico (PTSD)
- dai traumi “t”: esperienze di vita più comuni ma soggettivamente disturbanti: ferite, come umiliazioni, separazioni brusche o conflitti con le figure di riferimento dell’infanzia.
Ansia, stress e attacchi di panico
Molti stati ansiosi affondano le radici in esperienze non elaborate che il presente continua a riattivare. La psicoterapia EMDR lavora su quelle radici, integrandosi con il trattamento di ansia e stress e degli attacchi di panico. In questi percorsi l’EMDR non sostituisce il lavoro sul presente, ma lo accelera: quando l’esperienza all’origine perde la sua carica, anche le situazioni che oggi la richiamano smettono di attivare l’allarme o lo riducono notevolmente.
Lutti, separazioni e ferite relazionali
Quando la perdita di una persona cara o la fine di una relazione restano “bloccate”, l’EMDR aiuta l’elaborazione del lutto e delle separazioni, restituendo al ricordo la sua dimensione affettiva senza il dolore acuto. Non si tratta di “dimenticare” chi abbiamo perso — nessuno lo vorrebbe — ma di poter tornare ad accedere ai ricordi belli senza che il momento della perdita li oscuri tutti.
Altre applicazioni cliniche
L’EMDR si è dimostrato utile anche in ambiti meno noti al grande pubblico:
- nei percorsi per smettere di fumare,
- nel trattamento delle dipendenze,
- nella depressione legata a eventi di vita,
- nelle fobie
- nel rafforzamento dell’autostima
- nei percorsi di coaching.
In tutti questi casi il principio è lo stesso: dietro il sintomo di oggi c’è spesso un’esperienza che chiede ancora di essere elaborata. La valutazione di idoneità, caso per caso, spetta sempre al terapeuta.
L’EMDR è efficace? Cosa dicono le evidenze scientifiche
Sì: l’EMDR è un approccio evidence-based, validato da oltre quarant’anni di ricerca, decine di studi clinici randomizzati e numerose meta-analisi.

- l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo raccomanda dal 2013 come psicoterapia d’elezione per il PTSD in bambini, adolescenti e adulti;
- le linee guida NICE del sistema sanitario britannico (2018) lo indicano al pari della terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma;
- l’ISTSS gli attribuisce una “strong recommendation”.
- Tra i primi riconoscimenti, anche l’American Psychological Association e il Ministero della Salute italiano (2003).
- Già nel 2011 la SAMHSA statunitense lo aveva incluso tra i trattamenti empiricamente supportati per ansia, depressione e PTSD, e le ricerche più recenti ne documentano anche l’efficienza in termini di rapporto costi-benefici.
- Le meta-analisi sottolineano una condizione: il rigore applicativo del protocollo. È il motivo per cui la formazione del terapeuta non è un dettaglio burocratico, ma parte integrante dell’efficacia.
Un’onestà clinica che ritengo doverosa: nessun metodo è una bacchetta magica. L’EMDR funziona quando l’indicazione è corretta, l’alleanza terapeutica è solida e il protocollo è applicato con rigore da un terapeuta formato. Quando una di queste condizioni manca, è compito del professionista dirlo con chiarezza e proporre la strada giusta.
L’EMDR è pericoloso?
No, l’EMDR non è pericoloso quando è condotto da uno psicoterapeuta esperto e certificato: è un metodo strutturato, supportato da decenni di letteratura. È però giusto sapere cosa può accadere.
Nei giorni successivi a una seduta è possibile sentirsi più stanchi, scossi o emotivamente “smossi”: possono emergere sogni vividi, ricordi o emozioni intense. Se ti capitasse, voglio che tu sappia fin da ora che è un’esperienza nota e transitoria: è il segno che la rielaborazione è in corso, non che qualcosa è andato storto. Nel mio lavoro preparo sempre i pazienti a questa eventualità prima di iniziare, costruiamo insieme le risorse per gestirla e la monitoriamo seduta dopo seduta. È esattamente per questo che l’EMDR non va mai praticato da soli.
Tecniche EMDR:effetti collaterali e controindicazioni
Capisco bene anche un’altra paura, che leggo spesso tra le righe delle prime domande: “se riapro quella porta, poi riesco a richiuderla?”. È una domanda legittima, e la risposta è nel modo in cui il protocollo è costruito: non si tocca il materiale traumatico finché non sono state costruite le risorse per gestirlo, ogni seduta termina con una fase di chiusura che riporta all’equilibrio, e il ritmo del lavoro lo decide sempre la persona, mai il metodo.
Esistono poi condizioni che richiedono prudenza o una preparazione più lunga — alcune forme di dissociazione, fasi acute di crisi, particolari condizioni mediche — che il terapeuta valuta nei colloqui preliminari. È uno dei motivi per cui le prime fasi del protocollo sono dedicate proprio alla stabilizzazione: si inizia la rielaborazione solo quando la persona ha le risorse per affrontarla in sicurezza, e comunque sempre con la guida del professionista.
Quante sedute servono e quanto dura il percorso
Non esiste un numero standard: la durata dipende dal tipo di problematica, dalla storia della persona e dagli obiettivi terapeutici. Prima di iniziare la rielaborazione, alcuni colloqui anamnestici permettono la valutazione clinica e l’elaborazione del piano terapeutico più adeguato.
- Per un evento singolo e circoscritto — ad esempio un incidente — possono bastare poche sedute, se la persona aveva un buon funzionamento in tutti gli ambiti della sua vita prima dell’episodio.
- Per traumi cumulativi, complessi o ripetuti, l’EMDR va inserito in un percorso di psicoterapia più ampio.
- Il piano di lavoro non è mai standardizzato: lo costruisco in modo sartoriale nei primi colloqui e lo aggiorno con il paziente lungo il percorso.
Per orientarti su tempi e investimento puoi consultare la pagina su durata e costi del percorso psicologico.
Il modo più semplice per capire quante sedute potrebbero servire nel tuo caso è parlarne: ricevo nel mio studio di Milano e in psicoterapia online, quando clinicamente appropriata.
Chi può praticare EMDR?
In Italia l’EMDR può essere praticato da psicologi e medici psicoterapeuti che abbiano completato la formazione ufficiale, possibilmente con training dedicato, supervisione ed esame finale.
Non è una tecnica di rilassamento né un esercizio da tutorial: è un metodo psicoterapeutico che presuppone molti anni di formazione specialistica complessiva. Per quanto mi riguarda, ho conseguito la certificazione europea Practitioner (terapeuta esperto) accreditata EMDR Europe nel 2014, nel 2020 e nel 2025, con formazione continua sui protocolli specifici: puoi consultare qui la mia formazione completa.
In Italia l’ente di riferimento per la formazione (ma non l’unico) è l’Associazione EMDR Italia, riconosciuta dal Ministero della Salute come società scientifica, che pubblica anche l’elenco dei terapeuti accreditati regione per regione: il mio nominativo è consultabile sotto la Lombardia. Quando scegli un terapeuta, verifica sempre che sia accreditato: è la prima garanzia di sicurezza del percorso.
Le parole di chi ha fatto un percorso EMDR: testimonianze
Più di ogni spiegazione tecnica, contano le parole che raccolgo in seduta. Le riporto perché descrivono, meglio di qualsiasi definizione, cosa significa rielaborare un ricordo.
“All’inizio era difficile ma adesso il disturbo non è più così intenso, è cambiato qualcosa.”
“Il ricordo è molto lontano, molto distaccato, ma allo stesso tempo chiarito, ho dato delle spiegazioni. È strano, la mattina mi sveglio senza ansia, e riesco a star bene anche durante il giorno. Mi sento più sicuro perché ho avuto delle risposte.”
“Non è più così traumatico, è lontano. Anche se il ricordo ci sarà sempre. È presente ma è lontano, distaccato.”
“Il passato non mi disturba può, è sempre lì e non lo si può cancellare, ma adesso ho la giusta distanza.”
“Questi ricordi con mio padre sono sempre stati la mia equazione algebrica, adesso sento di averla risolta.”
Frasi diverse, persone diverse, ma un filo comune: il ricordo non sparisce, cambia posto. Esce dal presente e torna dove appartiene, nel cassetto giusto della memoria.
Domande frequenti sulla terapia EMDR
Che cos’è la terapia EMDR e come funziona?
È una psicoterapia che rielabora i ricordi traumatici attraverso la stimolazione bilaterale alternata, guidata da un terapeuta formato. Mentre il ricordo è attivo, movimenti oculari, tapping o stimoli acustici facilitano l’elaborazione naturale del cervello: il ricordo resta, ma perde la sua carica emotiva disturbante.
Quanto costa una seduta di EMDR?
Una seduta EMDR ha il costo di una normale seduta di psicoterapia, in Italia mediamente tra 60 e 120 euro. Il costo va valutato rispetto alla durata complessiva: per eventi singoli il percorso può essere breve e mirato. Trovi i miei riferimenti nella pagina su durata e costi.
L’EMDR è una forma di ipnosi?
No, EMDR e ipnosi sono metodi completamente diversi. Durante la seduta EMDR non c’è alcuna modificazione dello stato di coscienza: la persona resta vigile, presente e in pieno controllo, e può interrompere il lavoro in qualsiasi momento. L’unico elemento in comune è l’uso dell’attenzione visiva.
È normale stare male dopo una seduta di EMDR?
Può capitare ed è transitorio. Nei giorni successivi possono emergere stanchezza, sogni vividi o emozioni intense: è il segno che la rielaborazione prosegue. Il terapeuta prepara a questa eventualità, fornisce strumenti di gestione e monitora l’andamento nella seduta successiva.
Si può fare l’EMDR online?
Sì, l’EMDR online è possibile ed efficace nei casi clinicamente appropriati. La stimolazione bilaterale viene adattata alla modalità a distanza, con le stesse fasi del protocollo. La valutazione di idoneità spetta al terapeuta, in base alla situazione e alle risorse della persona.
Si possono fare esercizi EMDR da soli a casa?
No, l’EMDR non si pratica da soli: l’accesso al materiale traumatico richiede la presenza di uno psicoterapeuta formato, che garantisce sicurezza e direzione del lavoro. Il terapeuta può assegnare piccoli esercizi di stabilizzazione tra le sedute, ma sempre sotto supervisione clinica.
Parla con una psicoterapeuta EMDR certificata
Se un ricordo continua a pesare sul tuo presente, non è detto che debba essere così per sempre. Scrivimi o chiamami: valutiamo insieme, senza impegno, se la terapia EMDR può aiutarti a lasciare il passato nel passato. Il primo passo non è affrontare il ricordo: è solo parlarne con qualcuno che sa come si fa.
FONTI E APPROFONDIMENTI sulla PSICOTERAPIA EMDR
British Association for Counselling and Psychotherapy (BACP). (2021). EMDR (Eye Movement Desensitisation and Reprocessing) Therapy – Information and Overview.
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Shapiro, F. (2002). EMDR as an Integrative Psychotherapy Approach: Experts of Diverse Orientations Explore the Paradigm Prism. Washington, DC: American Psychological Association.
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