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La regolazione emotiva è definita come la capacità di un soggetto di essere consapevole del proprio stato emotivo e quindi di regolarlo in maniera funzionale ed adattiva: quando il sistema di regolazione emotiva funziona, abbiamo delle reazioni emotive proporzionate agli eventi che ci accadono. Tali reazioni ci permettono di affrontare gli alti e bassi della vita, di interagire con le altre persone e di comportarci in maniera congrua e costruttiva.   Cosa significa regolare lo stato emotivo? Oltre alla consapevolezza sulle proprie emozioni, questo costrutto comprende la possibilità di gestire il proprio stato emotivo, verso il basso o verso l’alto, quindi arrivando a sentirlo più o meno intensamente: in questo modo, la persona non si sente in balia della propria vita emotiva ma la padroneggia. Le componenti che vengono regolate, attraverso processi cognitivi o comportamentali, possono essere l’ampiezza, l’intensità e la durata della risposta nel reagire agli stimoli emotivi che vengono da fuori o da dentro la persona che sperimenta un’emozione, oltre ai relativi comportamenti che ne conseguono.   LA DEFINIZIONE DEL COSTRUTTO: A COSA SERVE LA REGOLAZIONE EMOTIVA? Regolare le proprie emozioni in un dato momento della vita significa modulare quelle disfunzionali o sgradevoli, e magari soverchianti, raggiungendo uno stato emotivo tollerabile. La possibilità di adattare...

Decidere di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta è una scelta importante che non sempre è facile compiere e che richiede molta energia. Soprattutto nelle grandi città come Milano l’elevato numero di professionisti, le diverse specialità così come la varietà dei costi potrebbero giocare a svantaggio di chi, incerto, approccia per la prima volta il settore. Se a questo aggiungiamo anche una possibile sensazione di imbarazzo o vergogna, retaggio di un’educazione errata nei confronti della psicologia e della psicoterapia, qualsiasi individuo potrebbe sentirsi sopraffatto fino a rinunciare. Per fortuna però, ci sono alcuni facili metodi per non scoraggiarsi, insistere e trovare lo psicoterapeuta più adatto alle proprie esigenze. Qualifica e iscrizione all’albo Il primo aspetto da considerare è il percorso formativo del professionista al quale si decide di affidarsi. Da questo punto di vista è opportuno assicurarsi che lo psicologo Milano abbia conseguito una laurea in psicologia e che abbia l’abilitazione per poter esercitare la professione. Counselor, coach e motivatori quasi sempre non sono laureati in psicologia: si tratta di professioni differenti per cui sono richiesti molti meno anni di formazione, anche se vi sono alcune aree di sovrapposizione. Sicuramente la prima verifica che lo psicologo deve superare agli occhi di un paziente...

Ansia anticipatoria: il nome stesso di questo sintomo psicologico ci indica che la paura della paura stessa si manifesta quando avvertiamo sensazioni di forte disagio, angoscia e paura pensando ad un’azione o una situazione che dovremo affrontare, e abbiamo paura di stare male. Spesso è accompagnata da previsioni di scenari catastrofici che ci riguardano e che potrebbero verificarsi in un prossimo o remoto futuro. Come si chiama la paura di avere paura? Il nome della paura della paura è: ansia anticipatoria. Paura della paura: quando si manifesta L'ansia anticipatoria si può manifestare al pensiero di dover fronteggiare qualcosa che percepiamo come pericoloso o rischioso o incerto: un esame, una nuova conoscenza, un viaggio, un colloquio di lavoro. La mente crea delle immagini negative di scenari futuri, prima ancora che quello stato diventi reale. Queste immagini mentali anticipatorie pessimistiche producono emozioni disturbanti che possono influenzare la nostra quotidianità. Questa forma è perfettamente normale e fisiologica se è occasionale o dura per un periodo di tempo limitato. Se si verifica magari quando dobbiamo affrontare qualche situazione nuova o particolarmente impegnativa e sfidante, siamo nell'ambito di un vissuto piuttosto comune. Diventa invece eventualmente più problematica, e invalidante, qualora si cronicizzi e porti al rifiuto di vivere alcune situazioni perché...

L'EMDR funziona? Come funziona la terapia EMDR? Spesso sento pormi queste domande da pazienti, colleghi che non la praticano e anche da conoscenti che non lavorano nell'ambito della psicologia ma ne hanno sentito parlare. Vediamo in questo articolo alcune domande frequenti su EMDR come funziona, quali sono le sue basi scientifiche e in quali casi si può utilizzare. EMDR come funziona? Sempre più utilizzata dagli psicoterapeuti, e ormai nota anche al grande pubblico, la terapia EMDR (Eye Movement Desensitization & Reprocessing – desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), è un approccio psicoterapeutico strutturato, riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2013 come trattamento d'elezione per la cura di eventi traumatici. La terapia EMDR viene utilizzata anche per il trattamento di svariati sintomi collegati ad esperienze negative di vita, e non solo. Vediamo tutte le domande più comuni relative alla terapia EMDR. Terapia EMDR: come funziona? La terapia EMDR utilizza la stimolazione bilaterale alternata (oculare, tattile o acustica), somministrata da uno psicoterapeuta esperto, per rielaborare il ricordo dell'esperienza che è stata negativa o traumatica da un punto di vista emotivo. Nel corso della/e seduta/a con il metodo EMDR, i ricordi vengono "desensibilizzati", ovvero perdono la loro potenza negativa, indipendentemente da quanto tempo è trascorso dall'evento originario disturbante....