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Meravigliarsi fa bene all’umore

l'importanza del meravigliarsi sempre tramite l'immagine di un bambino che gioca con delle lanterne, l'intervista a psicologa Milano Chiara Venturi

Meravigliarsi fa bene all’umore

Meravigliarsi di un tramonto mozzafiato. La prima parola del bebè. Un complimento inatteso. Sono i gesti più semplici, gli attimi fuggenti della quotidianità che ci rendono davvero felici.

Perché non mi meraviglio più?

Peccato aver perso la capacità di apprezzarli. È quanto rivela una recente ricerca, secondo cui, rispetto a mezzo secolo fa, il 48,7% degli italiani non riesce più a provare stupore e meraviglia di fronte alle piccole gioie della vita. La rivista statunitense Forbes l’ha definita “drift syndrome”, l’incapacità di godere di ciò che ci circonda. Lo stupore, invece, è un ingrediente fondamentale di un’esistenza piena e soddisfacente: ecco perché.

Perché è importante stupirsi e meravigliarsi

  • Meravigliarsi è un elemento vitale. Lo diceva anche Einstein: «Se non sei in grado di provare stupore sei morto». La sorpresa è considerata dagli psicologi americani Ekman e Frieser una delle 6 emozioni fondamentali, insieme a tristezza, rabbia, felicità, paura e disgusto. Secondo quasi metà degli italiani, una sorpresa fa sentire meglio le persone care e aiuta a gestire lo stress.
  • È una forma di apprendimento spontanea. Il verbo stupirsi, stando all’etimologia, vuol dire “reagire a qualcosa di inaspettato”: lo stupore attiva nel cervello il sistema dell’attenzione, deputato a cercare le risorse per gestire un evento inatteso. Stimola le funzioni cognitive, per stabilire un nesso tra il fatto sorprendente e quanto si conosceva, e fa apprendere qualcosa di nuovo.
  • Meravigliarsi è il presupposto di tutte le emozioni. La sorpresa dura un secondo, poi il cervello inizia l’analisi dell’evento e, in base al risultato, passa a un’altra emozione: felicità, paura, tristezza. Quasi ogni emozione nasce da una sorpresa, perché implica che è stato colto qualcosa di nuovo e rilevante.
  • Essere capaci di meraviglia e stupore fa bene all’umore. Da un punto di vista neurobiologico, di fronte a un elemento di meraviglia il cervello produce sostanze, come neurotrasmettitori e ormoni, che hanno l’effetto di rinforzo positivo sull’umore e portano a una percezione più piena, fortunata e ricca della vita.
  • Fa scoprire cose nuove. Come ricordava lo storico Thomas Kuhn, molte importanti scoperte sono nate da qualcosa di inatteso. La “serendipità”, la capacità di scoprire qualcosa di imprevisto mentre si sta cercando tutt’altro, richiede la flessibilità di lasciarsi trasportare dalla sorpresa. Alexander Fleming, per esempio, dimenticatosi di distruggere le colture batteriche su cui stava lavorando, scoprì per caso, dalla muffa che si era formata, le proprietà antibiotiche della penicillina.

 

Etimologia della parola meraviglia

L’etimologia della meraviglia è latina: mirabilia viene tradotto con “le cose ammirevoli”, mentre il verbo mirari significa “guardare con meraviglia e stupore”.
Al di là dell’etimologia, scopriamo perché la capacità di meravigliarsi è così importante per il nostro benessere psicologico!

Stupore e meraviglia: Piccoli momenti di felicità

Secondo lo studio di AstraRicerche e Bibite Sanpellegrino,

  • il 15,4% degli italiani ha provato meraviglia e stupore di fronte a uno spettacolo della natura come i fiori o il mare,
  • il 15% ha perso il fiato osservando un’alba, un tramonto o il cielo stellato.
  • Per il 12,3% è bastato coccolare o giocare con i figli.
  • Per altri è stata una carezza del gatto, una passeggiata nel parco, un libro nuovo o un regalo a far scattare la scintilla nel cuore.
  • Attimi di meraviglia vengono vissuti soprattutto in famiglia, nel tempo libero e in vacanza.
  • I bambini si confermano i più entusiasti di tutti (74,4%), oltre a essere la prima fonte di meraviglia per gli altri.
  • Anche le persone più romantiche (46,3%) si sbalordiscono facilmente, soprattutto le donne.

 

Perché non proviamo più meraviglia e stupore

  • Passare del tempo. Il 54,4% degli italiani ha perso il dono della meraviglia semplicemente crescendo. La capacità di stupirsi, infatti, è caratteristica dell’infanzia: il periodo della scoperta, dell’esplorazione e della conoscenza del mondo. Già a 3 settimane i bambini reagiscono alle novità: uno studio ha dimostrato che, se li si abitua a vedere una serie di figure geometriche e poi se ne inserisce una nuova, il loro cuore batte più velocemente.
  • Problemi di tutti i giorni. Ricerca di stabilità economica, stress lavorativo e problemi famigliari sono i motivi che portano un italiano su 2 a non stupirsi più. Nello sforzo di “sbarcare il lunario”, essere sempre in forma, esibire il successo raggiunto, si perde la capacità di trarre piacere da ciò che si ha la fortuna di possedere già.
  • Smania della velocità. Abituati alla soddisfazione immediata dei desideri, costantemente connessi e pronti a ottenere all’istante qualsiasi informazione, si vive all’insegna del “tutto e subito”. Questo atteggiamento è in contrasto con il meccanismo naturale della mente, che ha bisogno di tempo, della capacità di attendere e tollerare le frustrazioni, per potersi evolvere.

Tre esercizi utili per allenare la capacità di meravigliarsi

  • Godersi il momento. Essere capaci di vivere il presente, anziché rimuginare sul passato o preoccuparsi sul futuro, consente di non perdersi l’occasione di restare incantati da qualcosa. Non distraetevi subito dopo aver avuto una sorpresa, per non disperdere il piacere di ciò che state vivendo. Apprezzate gli artisti di strada: sono l’esempio di chi regala attimi di meraviglia da gustare appieno, senza fretta.
  • Cambiare un’abitudine al giorno. La paura del nuovo è nemica della meraviglia. La maggior parte delle consuetudini sono “scorciatoie” della mente, che rendono la vita più semplice, ma anche più “piatta”. Provate a cambiare strada per andare al lavoro o scegliete una pizza diversa dal solito.
  • Fare “la conta”, ogni sera, di tre cose positive della giornata, annotandole su un foglio o su un tablet. Spesso le persone rimangono sorprese di quanto le giornate, anche quelle considerate le “peggiori”, siano in realtà ricche di motivi per essere contenti: piccoli momenti, dialoghi, incontri, notizie o eventi a cui, nella frenesia della giornata, non si da importanza.

 

I tre errori da evitare per reimparare a stupirsi

  • Anticipare i desideri. Nella nostra società, viviamo un vero e proprio “blocco del desiderio” perché soddisfiamo i bisogni prima ancora di esprimerli. Non coltivare il desiderio delle cose toglie il piacere di guadagnarsele e di goderne. Un esempio: l’abitudine a “indovinare” il finale di un film, per dimostrare acume e intelligenza, non fa che mortificare la fibrillazione dell’attesa, rivela una ricerca dell’Ohio State University e dell’Università di Hannover.
  • Razionalizzare tutto. Come sottolinea Catherine L’Ecuyer, autrice di “Educare allo stupore” (edizioni Ultra, 2013), cercare di trovare una spiegazione logica a tutto ciò che accade uccide la spontaneità e il desiderio di scoperta dei bambini, ma anche degli adulti.
  • Compensare con soldi e regali. Quando niente emoziona, il rischio è quello di cedere alla tentazione di procurarsi soddisfacimento in modo artificiale, con abitudini anche pericolose (acquisti compulsivi, gioco d’azzardo) che “simulano” la felicità nel centro cerebrale della gratificazione, fornendo un appagamento immediato, ma passeggero e illusorio.

 

Servizio di Roberta Camisasca, con la consulenza della dottoressa Chiara Venturi, psicologa e psicoterapeuta a Milano e Rimini pubblicato su Viversani e Belli, ottobre 2017


Meravigliarsi fa bene alla salute

meraviglia e stupore

Un’indagine condotta da San Pellegrino su un campione di italiani tra i 18 e i 55 anni mostra come la nostra capacità di meravigliarsi di fronte alle piccole cose della vita sia andata perduta nel tempo. Ciò incide sulla nostra qualità di vita, in quanto un “cervello felice” ci rende meno stressati, oltre che più soddisfatti.

A questo link potete trovare l’articolo pubblicato su Elle che riporta i dati dell’indagine, un parere della Dott.ssa Chiara Venturi e 10 consigli per tornare a meravigliarsi.

Come si diventa felici?

Ciascuno di noi si è posto questa domanda. Spesso la risposta ci fa venire in mente quello che manca: più bellezza, più denaro, una vita sentimentale più appagante, una casa più grande.

In realtà sappiamo che il successo, il potere o il denaro non sono garanzia di soddisfazione e felicità. Star mondiali del calibro di Marylin Monroe o di Kurt Cobain hanno posto termine alle loro vite. Vite che dall’esterno potevano risultare invidiabili, piene e soddisfacenti.

Al di là di questioni soggettive che riguardano i personaggi citati, è utile l’atteggiamento di chi cerca la soddisfazione qui ed ora, anziché rinviarla a quando si verificheranno certe condizioni.

Che caratteristiche ha chi sa meravigliarsi?

Sappiamo che le persone che sono visibilmente serene si trovano in tutto il mondo.

  • A volte sono sposate, altre no.
  • Non appartengono ad una religione in particolare.
  • A volte sono ricche, a volte no.
  • Alcune sono particolarmente talentuose, altre sono persone che definiremmo “comuni”.

Nessuna, però, è potuta sfuggire alle delusioni e agli ostacoli della vita. A fare la differenza è l’atteggiamento. I tratti distintivi delle persone soddisfatte sono la capacità di rimettersi in piedi in seguito alle avversità, di dare un senso all’esistenza, di costruire e trarre appagamento dalle relazioni: insomma, essere delle persone resilienti.

La ricerca sulla capacità di meravigliarsi

Una ricerca condotta di recente in Italia ci racconta che la metà degli italiani, rispetto agli anni ’50, ha perduto la capacità di meravigliarsi. Distratti dalle nostre routine e persi nelle nostre rimuginazioni, o nella fretta che caratterizza i nostri impegni, abbiamo smarrito la capacità di sorprenderci per la bellezza della natura o della città in cui viviamo, di un buon cibo, di un sonno ristoratore. Di tutte quelle piccole cose quotidiane che danno serenità.

Se ci fermassimo a prendere consapevolezza di fronte a ciascuna di esse, la nostra qualità di vita spiccherebbe un salto.

Meravigliarsi: perché ci fa bene

Se il nostro cervello è “felice”, ovvero se riceve da noi i feedback neuronali di un sorriso o del nostro umore positivo, produce neurotrasmettitori e ormoni che rinforzano un circolo virtuoso di serenità e soddisfazioni percepite, con grandi benefici anche per la salute fisica e per il sistema immunitario. Al contrario, se facciamo del lamento il nostro mantra, il nostro encefalo riceverà dei feedback negativi e ci farà percepire la sensazione di una qualità di vita decisamente inferiore.

Dieci consigli per allenare stupore e meraviglia

I consigli della psicologa, per ricordarsi di stupirsi e di meravigliarsi:

  • Trovare alla fine di ogni giornata, anche della peggiore, tre motivi per cui essere contenti. Annotarseli ogni sera.
  • Sottolineare quello che abbiamo, anziché quello che manca: una casa che mi accoglie la sera, un amico a cui telefonare, qualcuno da accarezzare.
  • Esercitare la gratitudine.
  • Cercare di stare nel qui ed ora. Non indugiare nel passato e nei suoi errori (riservare queste riflessioni, eventualmente, per l’ora di psicoterapia) e non preoccuparsi eccessivamente – se mai realisticamente – per il futuro.
  • Stare in connessione: essere generosi e affamati di relazioni, imparare dagli altri.
  • Ricordarsi che riempirsi di oggetti non regala la felicità.
  • Rimanere aperti ad accogliere qualcosa di buono che può succedere ogni giorno, anche oggi.
  • Non illudersi che droghe o alcol, o il gioco d’azzardo, possano regalarci qualcosa di più di un volatile momento di euforia.
  • Occuparsi del proprio benessere, ma anche di quello degli altri. Se stiamo tutti bene, lo si respira nell’aria.
  • Attenzione allo stress. Non ci fa stare bene. Avere ambizioni, lavorare anche tanto, è OK. Ma senza eccedere o diventare dipendenti dal lavoro.
  • Attenzione alla nostra tendenza a lamentarci.

 

Undicesimo: passare del tempo nella natura o con qualcuno che ci piace, guardare un bel film, leggere un buon libro. Frequentare dei bambini. Loro sì, che sanno meravigliarsi!

Il ruolo dello psicologo

Come psicologa psicoterapeuta a Milano, mi trovo spesso ad accogliere domande di persone che soffrono o sono insoddisfatte della loro condizione di vita.

Un percorso con un terapeuta esperto può aiutare a comprendere se vi siano dei blocchi o delle esperienze pregresse che condizionano il presente e che impediscono di raggiungere una piena e matura soddisfazione per ciò che si è e ciò che si ha. In questi casi, la psicoterapia può essere di grande utilità.


Per approfondire, consiglio inoltre la lettura del libro “Guarire“, di David Servan Schreiber.

Lezioni di vita del Piccolo Principe per disillusi”, di Davide Bregola, Edizioni Tlon, 2017. L’autore prende spunto da un classico della letteratura mondiale per bambini, per dare indicazioni su come condurre una vita di stupore e meraviglia.