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“Il più grande dono è una passione per la lettura. È economica, consola, distrae, entusiasma, fornisce la conoscenza del mondo e un’esperienza di vasto genere. È una luce morale.” Elizabeth Hardwick “La lettura è un rapporto con noi stessi e non solo col libro, col nostro mondo interiore attraverso il mondo che il libro ci apre”. Italo Calvino Perché leggere libri di psicologia?   Questo articolo tratterà di letture. Letture appartenenti a un campo molto specifico (libri psicologici), eppure letture, con tutto il bagaglio di benefici che esse possono apportare. Oggi è sempre più frequente che le persone si avvicinino ai libri di psicologia. La ricerca che le persone generalmente fanno non è di manuali di psicologia su cui studiare, ma piuttosto di strumenti accessibili che aiutino a comprendersi meglio, a entrare maggiormente in contatto con se stessi e con i propri temi, schemi relazionali e in generale, con le modalità con cui funziona la mente umana. Sono infatti sempre più diffusi libri di psicologia dal carattere divulgativo, scritti per il grande pubblico, con l’obiettivo di facilitare l’avvicinamento ai temi più diversi tra cui: emozioni e intelligenza emotiva autostima crescita personale come convivere con, e superare un trauma.   I migliori libri da leggere - I miei consigli L’obiettivo di questo articolo...

Film psicologici: se ne contano un'infinità. In alcuni di questi film psicologici, la trama ruota intorno ad un percorso di psicoterapia: vediamoli insieme! Film psicologici che parlano di psicoterapia e di psicoanalisi Anche se non sempre aderenti alla realtà italiana, i film psicologici che parlano di psicoterapia sono molto affascinanti per chi è interessato all'argomento: possono dare un'idea di cosa succede dentro ad una stanza di psicoterapia, e nella relazione terapeutica tra lo psicologo e il suo paziente. Film psicologici e psicoterapia Ecco la raccolta: 1945 - Io Ti Salverò (Alfred Hitchcock) Un autentico capolavoro del Maestro del brivido. In questo film psicologico, un caso di amnesia viene risolto grazie all'utilizzo del metodo psicoanalitico. Un'affascinante psichiatra (Ingrid Bergman) fa di tutto per aiutare il suo innamorato (Gregory Peck, medico anche lui) a scoprire il significato dei suoi sintomi: si rivolgerà al suo vecchio psichiatra supervisore per interpretare gli indizi che li porteranno, passo dopo passo, allo svelamento della verità. Tra questi indizi vi è anche una scena onirica surrealista, chiave di volta per la risoluzione dell'enigma, ricca di simbologia freudiana e sceneggiata magistralmente da Salvador Dalì. In questo film, la donna si avvicina a fare una vera e propria "psicoterapia" al compagno, cosa che, in sede...

La Psicologia dell'Arte vuole indagare e spiegare, dal punto di vista sia dell'artista, sia di quello del fruitore, le dinamiche psicologiche inerenti e correlate all'esperienza artistica. Si tratta di un argomento molto vasto e dai confini molto ampi, e riguarda la creatività, l'immaginazione, l'empatia, l'espressione di sé, gli aspetti emotivi, arte e psicologia della percezione, psicologia e arte come terapia, la neurobiologia, nonché la filosofia e molte altre discipline. Arte e Psicologia: il Surrealismo Nel presente articolo mi occuperò in particolar modo dei rapporti riguardanti arte e psicologia nella creazione e nell'attività artistica del movimento Surrealista. Psicologia dell'Arte è stata infatti la mia scelta per l'argomento della tesi di laurea, sotto la guida della Prof.ssa Gabriella Gilli, grande esperta del rapporto tra psicologia e arte. Psicologia dell'Arte: la mia tesi di laurea L’idea nasce dalla mia passione per il Surrealismo, movimento artistico della prima metà del ‘900 che ha mutuato numerosi concetti e idee dalla psicologia e dalla psicoanalisi, e che quindi ben si adatta per fare delle riflessioni sui rapporti tra arte e psiche. Nel presente articolo, tratto dal primo capitolo della mia tesi, illustro i rapporti tra arte e psicologia, ovvero tra Surrealismo e psicoanalisi. Il mio intento sarà quello di scrivere del Surrealismo...

Meravigliarsi di un tramonto mozzafiato. La prima parola del bebè. Un complimento inatteso. Sono i gesti più semplici, gli attimi fuggenti della quotidianità che ci rendono davvero felici. Perché non mi meraviglio più? Peccato aver perso la capacità di apprezzarli. È quanto rivela una recente ricerca, secondo cui, rispetto a mezzo secolo fa, il 48,7% degli italiani non riesce più a provare stupore e meraviglia di fronte alle piccole gioie della vita. La rivista statunitense Forbes l’ha definita “drift syndrome”, l’incapacità di godere di ciò che ci circonda. Lo stupore, invece, è un ingrediente fondamentale di un’esistenza piena e soddisfacente: ecco perché. Perché è importante stupirsi e meravigliarsi Meravigliarsi è un elemento vitale. Lo diceva anche Einstein: «Se non sei in grado di provare stupore sei morto». La sorpresa è considerata dagli psicologi americani Ekman e Frieser una delle 6 emozioni fondamentali, insieme a tristezza, rabbia, felicità, paura e disgusto. Secondo quasi metà degli italiani, una sorpresa fa sentire meglio le persone care e aiuta a gestire lo stress. È una forma di apprendimento spontanea. Il verbo stupirsi, stando all’etimologia, vuol dire “reagire a qualcosa di inaspettato”: lo stupore attiva nel cervello il sistema dell’attenzione, deputato a cercare le risorse per gestire un...