03 Lug Anoressia nervosa, sintomi e trattamento
L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare complesso che va ben oltre la semplice preoccupazione per il peso o una dieta restrittiva: interessa il corpo fisico, ma anche la mente e l’intero benessere emotivo.
Caratterizzata dal rifiuto persistente di assumere cibo sufficiente per mantenere un peso corporeo sano, l’anoressia nervosa porta a una significativa perdita di peso e può avere gravi conseguenze sulla salute fisica determinando, tra le altre problematiche:
- disturbi cardiaci,
- disfunzioni metaboliche,
- indebolimento del sistema immunitario.
Le persone che soffrono di anoressia nervosa limitano drasticamente il proprio alimentarsi e hanno un’intensa paura di ingrassare, nonostante stiano perdendo peso e/o abbiano raggiunto un grave sottopeso. Nelle donne anoressiche il ciclo mestruale è per lo più assente. Ai comportamenti di restrizione alimentare si possono accompagnare:
- episodi di abbuffata,
- vomito autoindotto,
- esercizio fisico eccessivo,
- uso improprio di farmaci lassativi e diuretici.
Anoressia nervosa dati
Secondo i dati raccolti nel 2022 dall’Istituto Superiore di Sanità sono circa 3 milioni gli italiani che soffrono di DNA (Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, fino a poco fa chiamati Disturbi del Comportamento Alimentare), di questi circa il 42,3% soffre di anoressia nervosa e l’80% è di genere femminile.
In seguito alla pandemia da Covid-19 si è riscontrato un abbassamento dell’età di esordio agli 8-9 anni. Si sta anche modificando il rapporto maschi-femmine che è stimato 1:9, ma il numero di maschi affetti dalla patologia è in aumento, soprattutto in età adolescenziale e preadolescenziale.
Negli Stati Uniti i disturbi alimentari rappresentano una delle prime cause di morte per malattia mentale. Non esiste una stima condivisa della prevalenza di anoressia e bulimia, per la difficoltà di uniformare gli studi volti a definirla. Negli Stati Uniti, l’American Psychiatric Association indica una prevalenza dell’anoressia tra 0,5 e 3,7 per cento nella popolazione femminile, a seconda della definizione di caso utilizzata, e tra l’1,1 e il 4,2 per cento per la bulimia. Uno studio pubblicato su The Lancet, che revisiona la letteratura medica pubblicata nei vari paesi negli ultimi anni sul tema, indica percentuali medie di prevalenza dello 0,7 per cento nelle ragazze adolescenti per l’anoressia e l’1-2 per cento per la bulimia tra donne di 16-35 anni di età. In Italia, studi pubblicati rilevano una prevalenza dello 0.2-0.8 per cento per l’anoressia e dell’1-5 per cento per la bulimia, in linea con i dati forniti dagli altri paesi (Fonte dati: portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica).
Cos’è l’anoressia
L’anoressia nervosa, al di là della restrizione alimentare, riflette ed esprime un profondo disagio psicologico. Chi ne è affetto può sperimentare una distorsione dell’immagine corporea, percependosi in una condizione di sovrappeso non sostenuta dall’esame di realtà. Il controllo e la manipolazione del cibo diventano una via per gestire ansie profonde e sentimenti di inadeguatezza.
L’anoressia nervosa deve essere affrontata terapeuticamente attraverso un approccio multidimensionale che includa trattamenti psicologici, interventi nutrizionali ed in alcuni casi, la terapia farmacologica. Capire le radici psicologiche e le dinamiche di questo disturbo è fondamentale per offrire un supporto efficace.
Questo articolo esplorerà in dettaglio le cause, i sintomi e le opzioni di trattamento per l’anoressia nervosa, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza e comprensione di questa complessa condizione.
Anoressia nervosa significato
Che cos’è l’anoressia?
L’anoressia mentale, o anoressia nervosa, è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) caratterizzato da:
- una restrizione estrema dell’assunzione di cibo,
- una preoccupazione ossessiva per il peso corporeo e l’alimentazione
- ed una distorsione dell’immagine corporea.
La parola “anoressia” deriva dal greco “an-” (senza) e “orexis” (appetito), anche se l’etimologia non è dà di per sé una definizione così “corretta” perché l’anoressico/a non è sempre “senza appetito” anzi, spesso la gestione della “fame”, è causa di enormi sofferenze ed è costantemente presente nelle giornate e nelle nottate di questi pazienti, arrivando a turbarne il sonno così come qualsiasi altra attività diurna.
Chi ne è affetto tende a vedersi in sovrappeso e manifesta un’intensa paura di ingrassare. Questo disturbo non riguarda solo il comportamento alimentare, ma coinvolge aspetti psicologici profondi ed è caratterizzato da un’autovalutazione fortemente critica, aspetti che nuocciono al benessere fisico e mentale della persona.
Perché si chiama ANORESSIA MENTALE o NERVOSA?
Il termine “anoressia mentale” riflette l’aspetto psicologico predominante del disturbo, differente dalla mera privazione di cibo.
- Il suffisso “mentale” sottolinea l’importanza delle dimensioni psicologiche e cognitive di questa sintomatologia.
- L’aggettivo “nervosa” identifica invece la natura funzionale, non organica dell’anoressia, per distinguerla dalle forme di inappetenza o di rifiuto del cibo prodotte da altre malattie.
Sebbene l’anoressia nervosa si manifesti attraverso comportamenti alimentari estremi e abbia ricadute gravissime sul piano somatico che derivano dalla significativa perdita di peso, la radice del problema risiede spesso in un profondo disagio emotivo e relazionale. Spesso all’origine del disturbo ci sono vissuti traumatici pregressi. Chi soffre di anoressia nervosa non solo rifiuta il cibo per motivi fisici, ma è anche guidato da una percezione distorta di sé, che porta a una paura irrazionale di ingrassare e a una valutazione negativa della propria immagine corporea. Questo aspetto psicologico centrale implica che il disturbo sia profondamente radicato nei processi mentali e nelle convinzioni personali, rendendolo più di un semplice problema alimentare. L’approccio al trattamento deve quindi affrontare non solo i sintomi fisici, ma anche le problematiche psicologiche e cognitive sottostanti, per aiutare la persona a ristabilire un rapporto sano con il cibo e con il proprio corpo.
Diagnosi di anoressia nervosa
Per la diagnosi di anoressia nervosa il DSM-5 è il principale riferimento. Nell’ultima versione redatta di questo manuale sono cambiati alcuni criteri diagnostici per l’anoressia nervosa, così da poter includere nella diagnosi anche casistiche di evidenza clinica che non rientravano nella precedente definizione nosografica (DSM-IV).
Ad esempio, l’amenorrea è stata eliminata tra i criteri del DSM. Questo ha permesso di poter diagnosticare esordi precedenti il menarca, condizioni di patologia successive al sopraggiungere della menopausa o in cui l’amenorrea poteva essere causata da altra condizione fisiologica o ancora situazioni di grave sottopeso ma senza perdita del ciclo mestruale. Inoltre il criterio dell’amenorrea escludeva gli uomini.
Si è cercato di dare una maggior continuità diagnostica tra la fascia adolescenziale e quella adulta, uscendo dallo stereotipo della “ragazza anoressica” per poter fare diagnosi indipendentemente dall’età di esordio del disturbo.
I criteri diagnostici per l’anoressia nervosa sono:
- Restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità giornaliere rispetto a quello richiesto che porta ad un significativamente basso peso corporeo relativamente a quelle che dovrebbero essere le aspettative per età, sesso e sviluppo fisico.
- Comportamenti persistenti che interferiscono con l’aumento di peso anche quando significativamente basso, dovuti ad una intensa paura di ingrassare.
- Alterazione della percezione del peso e delle forme corporee nel modo, dando un’eccessiva importanza attribuita a questi aspetti nell’autovalutazione e non riconoscimento della gravità del proprio sottopeso.
Anoressia nervosa nel DSM
Il DSM-5 identifica due diversi tipi di anoressia nervosa:
- Anoressia di tipo restrittivo
Nel sottotipo restrittivo, negli ultimi 3 mesi, non sono presenti episodi di abbuffata o comportamenti di compenso (es. vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici etc.). In questo caso la perdita di peso è ottenuta tramite il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo.
- Anoressia binge/purging
Nel sottotipo binge/purging sono invece presenti, negli ultimi 3 mesi, episodi di abbuffata o comportamenti di compenso (es vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici etc.).
Sono stati inoltre identificati diversi livelli di gravità della patologia distinguendo:
- un’anoressia lieve con un Body Mass Index BMI≥17
- una moderata con BMI ≥16
- l’anoressia grave con BMI≥15
- ed estrema con un BMI<15.
I primi sintomi nell’anoressia nervosa
I sintomi dell’anoressia nervosa interessano il piano fisico, comportamentale e psicologico.
- A livello fisico, il primo sintomo che compare è la perdita di peso che, nel corso della malattia, resta la manifestazione più evidente della stessa. Inizialmente il calo ponderale segue una dieta ordinaria e spesso viene sottovalutato dal paziente e dai suoi familiari o vicini prossimi.
- A livello mentale compare la paura di ingrassare e la polarizzazione del pensiero su tematiche riguardanti peso e forme corporee.
Anoressia e sintomatologia conclamata
In un arco di tempo piuttosto breve i primi sintomi si estremizzano e si presenta una persistente e intensa paura di ingrassare legata alla distorsione dell’immagine corporea. Chi soffre di anoressia presto o tardi mostra i segni della malnutrizione:
- pelle secca, capelli ed unghie fragili, il rallentamento del metabolismo e del battito cardiaco.
- Si verificano in generale complicanze cardiovascolari, endocrine (infertilità e disturbi del ciclo mestruale), metaboliche, osteoarticolari e respiratorie.
- Si osserva clinicamente la presenza di debolezza muscolare, stanchezza cronica, ipotermia, difficoltà cognitive che intaccano soprattutto la capacità di concentrazione e memorizzazione.
A livello comportamentale, si osservano:
- cambiamenti nei modelli alimentari, come il rifiuto dei pasti, l’adozione di diete estreme, la pratica eccessiva di esercizio fisico, l’utilizzo di diuretici e lassativi.
- Il comportamento può includere anche rituali legati al cibo, come il taglio preciso delle porzioni e la masticazione lenta.
- Si tratta di una una patologia che porta al ritiro sociale ed a difficoltà scolastiche/lavorative.
- Psicologicamente, l’anoressia è accompagnata da un’ossessiva preoccupazione per il peso e la forma del corpo, nonché da un’intensa paura di ingrassare.
Fasi dell’anoressia
- Il quadro sintomatologico in una prima fase, chiamata “luna di miele” dell’anoressia, può far sperimentare ai pazienti un particolare stato di benessere e di onnipotenza. La malattia sembra la soluzione a tutti i problemi, e la sensazione di energia e potenza che ne derivano spesso complicano la prognosi in quanto la paziente nega qualsiasi disagio psicologico.
- Successivamente, l’aggravarsi della condizione patologica, determina sintomi sempre più invalidanti che iniziano ad abbracciare significativamente tutta la vita della paziente. Ad essere intaccata non è solamente la sfera psicologica personale, ma anche quella socio-relazionale e comportamentale. Il controllo sull’alimentazione si fa più rigido e si riduce sempre più la quantità di calorie ingerita. Anche l’organizzazione dei pensieri si appiattisce su pochi e stereotipati temi come le calorie consumate e la preoccupazione per l’immagine corporea.
- Nel decorso del disturbo anoressico a volte si osserva un solo episodio seguito da completa remissione.
- Altre volte a fasi di remissione con parziale recupero del peso corporeo si alternano fasi di riacutizzazione.
- Altri quadri patologici, circa il 20%, vedono un’evoluzione costante con un progressivo deterioramento nel corso degli anni definita anoressia grave e di lunga durata.
Anoressia cause: come si diventa anoressici
Cibo e benessere o malessere?
L’anoressia nervosa si sviluppa attraverso una combinazione di fattori biologici, psicologici e sociali. Le cause sono spesso complesse ed interconnesse, in ogni caso multifattoriali. Spesso inizia con una preoccupazione per il peso e la forma del corpo, che può essere influenzata da pressioni sociali, culturali o familiari. La società ed in particolare i social presentano ideali di bellezza grassofobici e di ricerca della magrezza, esponendo ad un continuo confronto tra il proprio corpo e quello altrui, con la conseguente paura del giudizio.
Le persone predisposte a questo disturbo spesso presentano una tendenza alla perfezione, all’autovalutazione negativa, hanno una bassa autostima ed un forte desiderio di controllo.
Eziologia e fattori di rischio
Fattori genetici e neurobiologici possono giocare un ruolo importante, poiché diversi studi suggeriscono che vi possa essere una predisposizione ereditaria.
Stress, traumi o eventi significativi di vita, come cambiamenti o conflitti familiari, possono scatenare o esacerbare i sintomi.
Anche il “sistema” familiare e sociale, se eccessivamente controllante, critico o disfunzionale sembra un fattore predisponente perché può portare all’utilizzo dell’alimentazione per gestire stress e ansia o vissuti emotivi disforici o comunque come espressione di un disagio personale.
La combinazione di queste influenze può portare a un ciclo di restrizione alimentare, auto-punizione e crescente distorsione dell’immagine corporea, contribuendo così all’insorgenza e al mantenimento dell’anoressia nervosa.
Anoressia nervosa: terapia e cura
La cura dell’anoressia, come di tutti i disturbi dell’alimentazione, avviene tramite un percorso terapeutico lungo, tortuoso e molto complicato. Un quadro psicopatologico così complesso richiede un’approfondita valutazione e un intervento obbligatoriamente multidisciplinare, così come suggerito da tutte le linee guida sull’argomento, per poter affrontare efficacemente tutte le dimensioni del disturbo.
La figura dello psicoterapeuta è centrale nel trattamento e la psicoterapia è “la via regia” per la guarigione. La terapia orientata al paziente può essere ancora più efficace se affiancata dalla presa in carico dei familiari. Ogni persona porta il proprio vissuto e il proprio carico di difficoltà e sofferenze
Psicoterapia dell’anoressia
Il primo passo per una psicoterapia efficace è come sempre la presa di consapevolezza dello stato di sofferenza da cui si è afflitti e almeno in parte della gravità di questa patologia. Questo è spesso difficile perché il paziente anoressico è ambivalente e l’anoressia, soprattutto inizialmente, è egosintonica: rappresenta più una “soluzione” alle proprie questioni personali che una problematica. È importante quindi inizialmente lavorare sull’analisi della domanda, l’alleanza terapeutica e la motivazione alla cura.
Il sintomo psicologico è comunque, come si usa dire, la punta di un iceberg che ha bisogno di tempo per essere indagato, conosciuto e trattato. Se è necessario lavorare sulla sintomatologia, in questo senso è indispensabile la collaborazione con altri professionisti quali lo psichiatra, il dietologo, il nutrizionista e a volte altri specialisti come il ginecologo, l’endocrinologo, il fisioterapista, l’educatore, l’assistente sociale etc., è altrettanto importante in psicoterapia un’attenzione alle cause scatenanti ma anche ai fattori di mantenimento.
Il percorso terapeutico per l’anoressia nervosa
Un percorso terapeutico efficace non può prescindere dalla “relazione come cura” e quindi deve instaurarsi una buona relazione terapeutica. A seconda poi della formazione del terapeuta e delle caratteristiche della malattia e/o del paziente si dovrà poi lavorare sui traumi pregressi, sull’entourage familiare e sociale, sulle caratteristiche strutturali e personologiche del paziente.
In questo senso è importante aiutare il paziente a migliorare l’autostima, ridurre il perfezionismo patologico e l’ipercriticismo, sviluppare uno sguardo a sé che non sia tanto centrato alla cura del dettaglio, ma più compassionevole, così come migliorare la comprensione e la regolazione emotiva.
L’esordio dei sintomi
Molto spesso l’insorgenza del sintomo avviene in momenti critici del ciclo di vita, soprattutto in età evolutiva, proprio per via delle sfide che tale periodo prospetta al ragazzo o alla ragazza che lo attraversa. In questo senso spesso si riscontra una “paura della maturità e della crescita” e con essa dell’autonomia e del sopraggiungere di una sessualità più adulta. Una buona psicoterapia deve saper essere di supporto rispetto ai cambiamenti di questa fase evolutiva.
In alcuni casi, chi soffre di anoressia ha avuto un trascorso da bambino di sovrappeso o di obesità infantile.
Uscire dall’anoressia, si può?
È un luogo comune dire che “non si può davvero mai uscire dall’anoressia e dai disturbi alimentari” e spesso le pazienti se lo sentono dire e lo riportano in terapia. Non è così: a fronte di situazioni che si cronicizzano o che purtroppo non guariscono, fino a portare alla morte, ci sono ben più numerose situazioni che vedono la guarigione. Una cura quindi è possibile. Prima ci si accorge della sintomatologia e più tempestiva è la cura, maggiori sono le probabilità di un esito positivo e quindi di uscire dall’anoressia.
Come aiutare una figlia con disturbi alimentari
Se hai un figlio con un disturbo alimentare, potresti sentirti in colpa, arrabbiato o impotente. È importante essere consapevoli della complessa eziopatogenesi e del fatto che le cause sono diversificate ed interconnesse. Per questo è superfluo e causa di sofferenze ulteriori l’autocolpevolizzarsi, non serve al genitore né al figlio.
- È più importante riconoscere la malattia e allearsi alla parte sana del proprio figlio che ha voglia di curarsi.
- Bisognerebbe cominciare dal cercare di essere un modello positivo: riflettere e recuperare, per quanto possibile, un rapporto sano con il cibo e con il proprio corpo.
- Evitare di criticare il proprio aspetto o di seguire delle diete restrittive.
- Elogiare il figlio/a portatore della malattia per le sue capacità e le sue risorse aiutandolo/a a spostare l’attenzione dal proprio peso o dall’alimentazione agli aspetti positivi che caratterizzano il proprio sé.
- Per la stessa ragione, è meglio non parlare di cibo o del peso in momenti delicati come quando ci si siede a tavola tutti insieme.
Chiedere aiuto
I disturbi alimentari sono disagi totalizzanti che spesso polarizzano il pensiero di chi ne soffre come in un corto circuito, può essere di grande aiuto non entrare nello stesso vortice. In alcuni casi, per aiutare la propria figlia bisogna saper chiedere a propria volta aiuto.
- Confrontarsi con un terapeuta esperto o con un gruppo di genitori con figli che soffrono di una simile problematica aiuta a non sentirsi soli e a trovare nuove strategie e risorse per affrontare un disagio che investe tutta la famiglia.
Articolo scritto in collaborazione con la Dott.ssa Sara Tenca
Qui puoi leggere l’articolo “Psicobiotica: l’intestino, il secondo cervello”.
Anoressia nervosa, qualcosa si sta muovendo
Andremo ora a trattare la tematica dell’anoressia partendo dalle parole significative estrapolate da un brano scritto da Margaret Mazzantini. Poi vi presenterò le leggi emanate in Israele e Francia per combattere l’anoressia e infine una curiosità riguardante Photoshop e un brand di moda.
Anoressia in letteratura, Margaret Mazzantini: il corpo denutrito e il bisogno di amore
“Comunque, ho avuto anch’io il classico periodo di pinguetudine infantile. Poi un giorno cominciai a dimagrare. Credo che sia stato per via dell’albergo. A pianterreno, il ristorante era sempre in funzione, e io mi trovavo costretta a inalare senza tregua mefitiche esalazioni culinarie, che mi ricordavano di avere un corpo biologico, mentre io volevo solo un corpo animico. E’ davvero avvilente svegliarsi al mattino con l’odore di broccoli ripassati e di tordi ripieni in fricassea spalmato sul cuscino. […] Smisi di nutrirmi completamente. Divenni sempre più eterea nell’intento di allontanarmi da questo mondo che non mi amava. Speravo che qualcuno captasse il messaggio deposto nella teca dei miei ossicini affioranti. Ma il mio era un SOS lanciato nel vuoto. La gente mi urtava, si pungeva contro i miei spigoli, e incurante correva a sgargarozzarsi nel salone dei banchetti. I miei genitori mi lasciavano smagrare in santa pace, con il mio bagaglio d’infelicità, tenendomi a distanza come un lebbroso con i suoi campanelli. Erano molto immaturi, e inoltre mi temevano. […] Sono sempre stata una bambina specialissima, capace, mio malgrado, di mettere in soggezione chiunque. I miei vecchi mi lanciavano perplesse occhiate e tiravano avanti. In ogni caso, poverini, non avrebbero avuto il tempo per badare a me. I clienti assorbivano tutte le loro energie.” (Margaret Mazzantini, Manola)
In questo brano, breve ma intenso, nelle parole di Ortensia si possono cogliere molte sfumature legate alla condizione della ragazza anoressica, che rappresenta un modo per esprimere un grido di aiuto e una mancanza d’amore. Il rifiuto anoressico del cibo ha esordio frequentemente in adolescenza o pre-adolescenza ed è strettamente legato al contesto, spesso familiare, in cui la persona vive. Il corpo denutrito è un corpo che porta un messaggio, è un corpo che scrive a chiare lettere che non di cibo c’è bisogno, ma di amore e di attenzione.
Israele contro l’anoressia
A inizio 2013 è entrata in vigore una nuova legge della Knesset (parlamento israeliano) che modifica le direttive nell’ambito della salute e della moda: l’iniziativa legislativa prevede che le giovani modelle potranno sfilare o farsi fotografare solo se presenteranno un certificato medico che dimostri che nei tre mesi precedenti, il loro BMI (body mass index, ovvero indice di massa corporea) è stato superiore a un certo valore (comunque molto basso, per i comuni mortali!).
L’iniziativa viene motivata affermando che l’ideale della ragazza anoressica è un modello di imitazione che influenza in maniera significativa i giovani favorendo l’insorgere dei disturbi dell’alimentazione e un rapporto distorto con il proprio corpo. L’obiettivo sarebbe quindi quello di proporre un canone estetico più realistico e sano. La legge prevede inoltre che, qualora le fotografie venissero ritoccate per rendere le figure più longilinee, ciò venga indicato chiaramente sulla fotografia stessa, affinché sia chiaro che la realtà femminile è molto diversa da ciò che viene proposto sui cartelloni pubblicitari.
Francia contro l’anoressia nervosa
Come già accaduto in Israele nel 2013, anche la Francia dal 2015 si è mobilitata contro l’anoressia e contro i canoni estetici irrealistici, promossi dalla moda e dalle riviste femminili. La Repubblica ci racconta che i deputati francesi hanno adottato una legge contro la magrezza eccessiva delle modelle. Tale iniziativa prevede innanzitutto l’obbligatorietà di un certificato medico che attesti che lo stato di salute delle modelle, in rapporto al BMI (indice di massa corporea) sia compatibile con l’esercizio del mestiere. Chi infrangesse questa indicazione può essere punito con 75mila euro di multa e con sei mesi di arresto. Un altro vincolo rilevante è l’obbligatorietà della dicitura “foto ritoccata” qualora l’immagine sia stata modificata con l’ormai celeberrimo programma Photoshop, che permette di nascondere le imperfezioni e di snellire le curve “troppo” pronunciate. In questo caso, l’ammenda ammonta a 10mila euro e il periodo di detenzione si riduce a 12 mesi.
Tali iniziative sono fondamentali per promuovere, soprattutto tra le giovani generazioni femminili, un ideale di bellezza realistico e più salutare.
La moda contro Photoshop, un altro passo
Un’altra buona notizia dal mondo della moda: l’Huffington Post ci racconta, in un articolo comparso online nel maggio 2016, che un altro marchio, in questo caso americano di intimo, ha messo al bando l’utilizzo di Photoshop nelle proprie campagne pubblicitarie. La scelta, presa già nel 2014, è stata apprezzata dalle clienti e dalle potenziali tali: nel 2015 le vendite sono infatti cresciute del 20%, e del 32% nel primo trimestre del 2016, ben oltre le stime effettuate nelle previsioni degli analisti.
Jennifer Foyle, presidente di Aerie, spiega come l’obiettivo di questa decisione fosse quello di aiutare le donne ad accettare e valorizzare il proprio corpo così com’è, senza ritocchi. Con le conseguenti ricadute in termini di autostima. La didascalia della foto pubblicitaria recita: “How do you get a perfect bikini body? Put a bikini on your body.” Anche considerando che si tratta pur sempre di una campagna di marketing, ci sembra che questa vada proprio nella direzione giusta.