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Leggi la notizia di un’alluvione e continui a pensarci anche dopo aver chiuso il telefono. Oppure, durante un’estate particolarmente calda, ti chiedi come sarà vivere tra vent’anni. Se ti riconosci, quello che provi ha un nome: eco ansia, o ecoansia. L’ecoansiaè la preoccupazione per il deterioramento dell’ambiente e per le sue conseguenze. Per alcune persone si tratta di un pensiero occasionale; per altre occupa molto spazio, disturba il sonno e rende difficile immaginare il futuro. Se ti succede, puoi cominciare osservando quanto questi pensieri interferiscono con la tua vita e come reagisci quando arrivano. Limitare il controllo delle notizie, condividere le preoccupazioni e scegliere impegni sostenibili può aiutarti. Quando il malessere è intenso o persistente, un colloquio psicologico permette di comprenderlo e valutare come affrontarlo. Che cos'è l'eco ansia L'eco ansia è la preoccupazione persistente per il cambiamento climatico e per il degrado dell'ambiente. L'American Psychological Association l'ha definita nel 2017 "paura cronica del collasso ambientale"e la Treccani l'ha registrata fra i neologismi nel 2022. In inglese si chiama eco-anxiety o climate anxiety. Ecoansia non è una diagnosi. Non compare infatti nel DSM-5-TR né nell'ICD-11 (i manuali che classificano i disturbi mentali), ma con questo termine si descrivono emozioni e pensieri legati alla crisi ambientale: paura, inquietudine,...

Ti hanno appena fatto i complimenti per un lavoro. Oppure è arrivata la promozione, o un bel voto. E il primo pensiero non è stato "che bello". È stato "è stata solo fortuna", o "prima o poi se ne accorgeranno". Se ti è capitato, non sei l'unica persona a pensarlo. Nel mio studio a Milano lo sento dire spesso, quasi sempre da chi ha risultati concreti in mano. Questo modo di vivere i propri successi ha un nome: la sindrome dell'impostore. Non è una malattia e non è un difetto di carattere. È un meccanismo con una storia che si impara presto, spesso in famiglia, ma la buona notizia è si può anche disimparare. Qui trovi come riconoscere la sindrome dell'impostore, da dove nasce e che cosa aiuta, secondo gli studi e secondo l'esperienza che ho fatto nel mio lavoro con i pazienti. Se leggendo non ti riconosci, va bene così: capire come funziona serve anche a stare vicino a chi lo vive. Cos'è la sindrome dell'impostore La sindrome dell'impostore è la difficoltà a sentire come propri i risultati raggiunti. Chi la vive attribuisce i successi alla fortuna, al caso o a un errore degli altri. E teme che prima o poi qualcuno scopra che...

quando pensi costantemente ad una persona; quando controlli il telefono di continuo aspettando un suo messaggio; quando interpreti ogni suo gesto come un segnale; quando ti senti euforico/a per una minima attenzione; quando precipiti precipitare nell’angoscia di fronte alla distanza o all’incertezza. La limerence è un’esperienza emotiva intensa e totalizzante che può assomigliare all’innamoramento, ma che spesso assume caratteristiche più vicine all’ossessione e alla dipendenza emotiva. Negli ultimi anni il termine "limerence" è diventato molto diffuso (soprattutto sui social), ma in psicologia la limerenza è un fenomeno studiato da tempo. Comprenderne il funzionamento può aiutare a riconoscere dinamiche relazionali profonde o disfunzionali, bisogni affettivi irrisolti, dipendenze affettive e modalità di attaccamento che influenzano il modo in cui viviamo le nostre relazioni sentimentali. Cos’è la limerence o limerenza Il termine limerence è stato introdotto dalla psicologa Dorothy Tennov negli anni '70 nel suo libro Love and Limerence. Il vocabolo è stato coniato per descrivere uno stato di intenso coinvolgimento emotivo caratterizzato da: pensieri intrusivi e persistenti verso una persona; forte bisogno di reciprocità; idealizzazione dell’altro; sensibilità estrema ai segnali di rifiuto o interesse; oscillazioni emotive molto intense dipendenti dall'interazione con questa persona.   Sebbene il termine “limerence” non derivi realmente dal latino limes (“confine”), è interessante...

Possiamo definire l'insoddisfazione cronica come una condizione psicologica caratterizzata da una trasversale difficoltà nel provare appagamento nei vari ambiti della propria vita. L'insoddisfazione cronica è indipendente da ciò che si riesce a conquistare, dagli obiettivi che si riesce a raggiungere o dall'effettivo stato della propria condizione. Riconoscere questa dinamica è fondamentale, perché l’insoddisfazione cronica può indicare un disturbo psicologico come un quadro depressivo sottostante o una insoddisfazione esistenziale, ma può anche rappresentare un segnale significativo di stress emotivo o una tendenza al perfezionismo e alla ruminazione mentale. Cos'è l'insoddisfazione cronica Non si tratta di un semplice momento di stanchezza: si tratta se mai di un persistente atteggiamento di pessimismo, lamento e negatività: è un'esperienza interna molto faticosa che può accompagnare per mesi o anni, generando un senso di vuoto, di autosvalutazione e la sensazione costante di non riuscire ad essere appagati, perché i momenti di gratificazione durano poco e si estinguono in fretta. Sentirsi insoddisfatti della propria vita è un'esperienza comune: come possiamo distinguere una sensazione di insoddisfazione fisiologica da un'insoddisfazione perenne che merita una presa in carico? Possiamo definire l'insoddisfazione normale in questo modo: c'è qualche ambito della mia vita che non sento appagante, magari anche per un lungo periodo. Posso prenderlo come un segnale...

Ritrovarsi incastrati in una serie di pensieri negativi e ripetitivi è capitato a tutti e può consumare molte energie, oltre ad avere l’effetto di autoalimentare i pensieri stessi e le sensazioni a essi associate, che possono comprendere ansia, tristezza o rabbia. A volte si può avere l’impressione che pre-occuparsi aiuti ad arrivare meglio preparati agli eventi: per prevenire errori, risolvere problemi e per non dimenticare pezzi. Eppure il prezzo da pagare in termini di pensieri negativi spesso è alto e converrebbe chiedersi se è davvero così utile. A volte invece vorremmo eliminare i pensieri negativi e intraprendiamo una battaglia contro di essi. Cosa succederebbe se invece provassimo a comprendere i pensieri negativi, ad accoglierli e a trasformarli in consapevolezza e benessere mentale? Scopriamo perché la tua mente sembra sabotarti con pensieri negativi continui, e quando smettere di pensare male può diventare un’abilità (che si può imparare). Il dialogo interiore che condiziona le nostre vite “Non ce la fai” “Non te lo meriti” “E’ troppo difficile” “Ti farai male” “Lascia perdere” “Non sei capace” “Non sei abbastanza” “Non sei poi così bravo” ...

Come mai in alcune circostanze l'ansia si chiama "ansia da prestazione"? Vediamolo in questo articolo, in cui approfondiremo sintomi, ambiti specifici in cui si può presentare, e strategie di gestione. Un colloquio importante, una gara sportiva, un esame, una serata intima: ci sono momenti in cui sentiamo che dobbiamo “essere all’altezza”, dimostrare qualcosa a noi stessi o agli altri ed è normale avvertire un certo grado di tensione. Ma le cose cambiano se l’ansia supera la soglia della funzionalità e diventa invalidante. Cos'è l'ansia L’ansia è un meccanismo che ci consente di attivare fisiologicamente il corpo e la mente per agire nelle situazioni in cui ci viene chiesto un impegno fisico o intellettuale: tale attivazione è finalizzata al performare al meglio delle nostre possibilità. In questo senso, si tratta di un'attivazione funzionale e positiva che ci può supportare nel raggiungimento di un obiettivo. Se però l'ansia supera una certa soglia o diventa eccessiva, diventa controproducente e può inficiare le nostre prestazioni, o farci vivere la prova, qualsiasi essa sia, con stress e sofferenza. Cos'è l'ansia da prestazione L’ansia da prestazione si può definire come una preoccupazione intensa rivolta ad situazione, che richiede una certa performance, che stiamo per affrontare. L’ansia da prestazione è un vissuto diffuso e...

Il paese più felice del mondo? Per il settimo anno consecutivo, la Finlandia si è aggiudicata il posto di paese più felice al mondo (l’Italia si posiziona al 41esimo posto). Questo il risultato che emerge dal World Happiness Report 2024 pubblicato dalle Nazioni Unite a partire da uno studio condotto da Gallup, l’Oxford Wellbeing Research Centre e il Sustainable Development Solutions Network dell’ONU. Oltre ad alcuni elementi utili come la vita all’aria aperta a contatto con la natura, cibo fresco, uno stile di vita sostenibile ed equilibrato e una serie di servizi garantiti dallo Stato, alla base del primato finlandese si evidenziano anche due concetti chiave: quello di fluxing e quello di sisu. Si tratta di due concetti che condividono l’essenza: un invito a navigare nella vita da persona resiliente, con flessibilità e determinazione. Proprio in un momento storico sempre più complesso come quello attuale, dove incertezza, cambiamento e instabilità sembrano essere la norma, emergono nuovi concetti che ci aiutano a leggere la realtà e ad affrontarla con strumenti interiori più adeguati. Tra questi, appunto, fluxing e sisu. Che cos’è il fluxing? Il termine fluxing deriva dal latino fluxus, che significa "scorrere". Si tratta dell’atteggiamento psicologico e filosofico di chi è capace di fluire con il cambiamento, senza opporvisi rigidamente...

La psicobiotica è una branca delle neuroscienze e studia da alcuni decenni gli effetti del microbioma intestinale sulla mente. Il microbioma è definito come l'insieme dei microrganismi (batteri e lieviti) che vivono nel nostro intestino. Se è noto come l'insieme di questi microorganismi influisce sulla nostra salute fisica, la ricerca riguardo alle ripercussioni sul cervello è ancora in corso, e si occupa principalmente di studiare gli effetti del microbioma sulle funzione cognitive e sull'umore. L'intestino: il secondo cervello Che cervello e intestino si influenzino a vicenda è un’idea antica e diffusa: pensiamo alle diverse espressioni tipiche della nostra cultura con cui indichiamo la somatizzazione delle reazioni emotive, dell’ansia e dello stress (ad es. “avere le farfalle nello stomaco” o “avere le budella attorcigliate”). Ma è solo negli ultimi anni che la ricerca ha permesso di conoscere, seppur parzialmente, come avviene la collaborazione fra i due organi, tanto da arrivare a coniare il termine di “cervello intestinale”. Esiste infatti una connessione tra un insieme complesso di neuroni situato nelle pareti del tubo digerente, chiamato sistema nervoso enterico, e il cervello, connessione che avviene tramite fibre nervose. Oltre a queste connessioni dirette, cervello e intestino comunicano attraverso il circolo sanguigno, tramite molecole come ormoni, neurotrasmettitori e immunomodulatori che,...

Imparare a dire no è una delle abilità psicologiche più importanti per il benessere emotivo, ma anche una delle più difficili da padroneggiare. Molti di noi si trovano a dire sì a richieste che non ci fanno sentire a nostro agio, spesso per paura di deludere gli altri, per senso di colpa o per il desiderio di essere apprezzati. Tuttavia, non stabilire dei confini chiari con gli altri nelle nostre vite può portarci a sentirci sopraffatti, stressati e privi di energia. In questo articolo esploreremo l’importanza di imparare a dire no e di stabilire limiti sani, sia nelle relazioni personali che nel contesto lavorativo. Imparare a dire NO: la capacità di stabilire limiti e confini Vi riesce difficile rifiutare un favore a qualcuno? Lavorate senza interruzione fino a tardi per poi ritrovarvi senza energia il giorno dopo? Vi ritrovate spesso a dare più del necessario? Vi sentite spesso costretti ad approvare le opinioni altrui? Fate molta fatica a trovare il coraggio di rifiutare un invito? Vi fate spesso carico dei problemi altrui e vi scontrate con rifiuti quando proponete soluzioni? Vi è mai capitato di trovarvi ad una festa e avere una gran voglia di tornarvene a casa, ma di non osare...

La depressione stagionale, chiamata anche disturbo affettivo stagionale (SAD, Seasonal Affective Disorder), è un disturbo dell'umore che si manifesta in relazione ai cambiamenti stagionali, influenzando significativamente l’umore e il benessere emotivo di chi ne è affetto. Consiste nel verificarsi di episodi depressivi in alcuni specifici periodi dell’anno. Esploriamo in questo articolo come la depressione da cambio di stagione impatta ciclicamente sulla vita delle persone e come può essere gestita efficacemente. Cos'è la depressione stagionale Il Disturbo Affettivo Stagionale è un tipo di depressione che si manifesta regolarmente, ogni autunno o inverno, quando le giornate diventano corte e buie, anche se può verificarsi anche in altri periodi dell'anno. La causa per cui si verifica principalmente nei mesi invernali è la mancanza di luce solare. Altre situazioni in cui le persone non ricevono abbastanza luce solare possono includere periodi nuvolosi o piovosi in altre stagioni dell'anno, oppure vivere in luoghi bui e lavorare per lunghe ore in uffici poco illuminati. Ogni volta che c'è una carenza di luce solare, le persone vulnerabili al Disturbo Affettivo Stagionale possono sviluppare sintomi. Da alcuni anni, si è aggiunto anche il correlato estivo della  depressione stagionale: la Summertime Sadness: conseguentemente alla crisi climatica legata al surriscaldamento globale, il periodo estivo non è...