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Sindrome di Münchausen per procura: due serie TV

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Sindrome di Münchausen per procura: due serie TV

Cos’è la Sindrome di Münchausen per procura? Scopriamolo guardando insieme due avvincenti serie TV.

Sindrome di Münchausen per procura: inquadramento clinico

La sindrome di Münchausen per procura è classificata nei principali sistemi diagnostici internazionali come una forma di “disturbo fittizio imposto ad altri”.

Si tratta di una forma grave di maltrattamento e abuso in cui chi ne è affetto induce o simula malattie in una persona sotto la sua cura, al fine di attirare su di sé attenzione e compassione da parte del personale medico e della comunità.

Questo disturbo si distingue per la deliberata falsificazione di sintomi o l’induzione di condizioni patologiche nella vittima, senza un evidente vantaggio esterno, come un guadagno economico. La motivazione principale risiede nel bisogno psicologico del perpetratore di assumere il ruolo di “genitore devoto” o “caregiver premuroso”.

  • Nel DSM-5 (APA, 2013), il disturbo fittizio viene distinto in due forme:
    • Disturbo fittizio imposto a sé stessi
    • Disturbo fittizio imposto ad altri (la forma per procura)

Nel caso della sindrome per procura, l’individuo (di solito il caregiver) induce intenzionalmente o finge sintomi in un’altra persona (di solito un bambino o una persona vulnerabile), allo scopo di assumere un ruolo accudente, attento e premuroso, attirando così attenzione o simpatia.

Il DSM-5 specifica che non è necessario un chiaro vantaggio esterno (come nel caso della simulazione), e che l’inganno deve essere evidente, senza che vi sia reale malattia nella vittima.

I criteri diagnostici includono:

  • Falsificazione di segni o sintomi fisici o psicologici, o induzione di lesioni o malattie, in un altro individuo associata a un inganno identificabile.
  • Il soggetto presenta l’altra persona come malata, compromessa o ferita.
  • Il comportamento ingannevole persiste anche in assenza di evidenti ricompense esterne.
  • Il comportamento non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale, come il disturbo delirante o un altro disturbo psicotico.

  • Nell’ICD-11 (OMS, 2022), questa condizione è inclusa sotto il nome di “disturbo fittizio provocato ad altri” (6D51). Anche in questo caso, viene evidenziata la presenza di atti deliberati e ingannevoli compiuti da un adulto ai danni di una persona affidata alle sue cure, con lo scopo di creare o simulare una condizione medica.

 

Sindrome di Münchausen per procura: cos’è e come si manifesta

La sindrome di Münchausen per procura è una condizione psicologica rara ma devastante, in cui un caregiver, spesso la madre o il genitore principale, induce sintomi fisici o mentali al proprio figlio. Questo disturbo è caratterizzato da un comportamento distorto e patologico, in cui il caregiver cerca deliberatamente di causare malattie o danni al bambino al fine di ricevere attenzione, simpatia da parte dei curanti o vantaggi e gratificazione psicologica. I genitori affetti da questa sindrome possono inventare sintomi, falsificare segni di malattia o addirittura somministrare farmaci o sostanze nocive per mantenere l’illusione della malattia del bambino.

Le conseguenze possono essere anche molto gravi e includono traumi fisici, psicologici e una lunga esposizione a interventi medici non necessari, danni fisici anche permanenti o addirittura la morte del bambino.

Aspetti clinici e psicologici

Il disturbo fittizio procurato ad altri è di è una forma di abuso particolarmente insidiosa, poiché la vittima, spesso un bambino, è esposta a procedure mediche inutili, diagnosi errate e trattamenti potenzialmente dannosi. I sintomi indotti o simulati possono variare ampiamente, includendo convulsioni, infezioni, emorragie e altri segni clinici difficili da verificare.

Il caregiver abusante tende a mostrarsi estremamente collaborativo con il personale medico, spesso possedendo conoscenze sanitarie che gli permettono di manipolare efficacemente le informazioni cliniche. Questa dinamica complica ulteriormente la diagnosi e l’intervento tempestivo.

Studi indicano che la maggior parte dei perpetratori sono donne, di cui una percentuale significativa ha subito abusi o trascuratezza durante l’infanzia.

Dal punto di vista clinico, è fondamentale un attento lavoro diagnostico multidisciplinare, che coinvolga pediatri, psicologi, psichiatri e assistenti sociali, poiché spesso la sindrome di Münchausen si manifesta in contesti familiari apparentemente normali e può essere confusa con altre forme di abuso o di eccessiva cura ansiosa.


ATTENZIONE *** SPOILER: la lettura dell’articolo non è consigliata prima della visione della serie.


Sharp Objects è una intrigante miniserie HBO con 8 episodi, distribuita in Italia da Sky Atlantic. Il genere è catalogato come drammatico-giallo-thriller, e le caratterizzazioni dei personaggi, così come le dinamiche e i rapporti che li legano, ben si prestano a interessanti riflessioni psicologiche. La serie è tratta dal romanzo “Sulla pelle” di Gillian Flynn.


La trama

Sindrome di Münchhausen per procura serie psicologica sharp objects locandinaLa trama ruota attorno ad una giovane donna, Camille, che per via di complicate vicissitudini familiari vive lontana dal paese d’origine ed è giornalista di professione. Della protagonista sappiamo che è dipendente dall’alcol e che ha praticato per lungo tempo il cutting, procedura per cui il soggetto si taglia sul corpo con oggetti acuminati ed affilati (per l’appunto, “sharp objects“), fino a ferirsi e quindi a portare segni sul corpo di una serie di cicatrici. Capiremo nel corso delle puntate le ragioni dell’allontanamento della ragazza dalla famiglia di origine. Ad ogni modo risulta da subito evidente la sofferenza della protagonista, che tenta di allontanare dalla coscienza i propri vissuti traumatici attraverso l’utilizzo dell’alcol (sostanza depressiva del sistema nervoso) e del cutting, comportamento patologico per cui il soggetto cerca di “sentire” un dolore fisico per non entrare in contatto con le proprie sofferenze psicologiche interiori.

La riemersione dei ricordi

Quando Camille viene inviata proprio a Wind Gap per scrivere un pezzo sulla scomparsa/omicidio di due adolescenti, la ragazza rientrerà prepotentemente in contatto con ricordi, esperienze e relazioni familiari negative che aveva tentato di tenere a bada per lunghi anni.

Rientrerà infatti in contatto con la madre Adora, donna scostante, sprezzante e anaffettiva, che la giudica e la critica dall’alto di una posizione provinciale e borghese, per cui in apparenza vige in famiglia una grande armonia. Adora è invece “adorante” nei confronti della sorellastra di Camille, Amma, ragazza adolescente che ha una doppia vita, e ancora un piede nell’infanzia: in casa è ubbidiente e a modo, mentre fuori casa è trasgressiva e provocatoria. Camille aveva anche una sorella di sangue, morta in età infantile con una diagnosi che all’inizio della serie è ignotaallo spettatore.

La mamma nella Sindrome di Münchausen per procura

Nel corso delle puntante diventa sempre più evidente l’importanza del ruolo di Adora, figura possessiva ed inquietante nel modo in cui vive la propria maternità: capiremo che la donna è in grado di occuparsi delle figlie solo se rimangono bisognose, dipendenti e infantili. Arriverà persino a farle ammalare di proposito (e, nel caso della sorella di Camille, ad ucciderla tramite uno sciroppo casalingo contenente un mix di liquido antigelo, farmaci e veleno per topi) per potersi sentire onnipotente e salvifica nel ruolo di madre. Camille non la una figlia prediletta in quanto autonoma e separata, dotata di spirito di critica e ribellione anziché di sottomissione.

La Sindrome di Münchausen per procura

Gli autori ci informano che la madre è affetta dalla Sindrome di Münchausen per procura (ovvero “disturbo fittizio provocato da altri” nel DSM V), un grave disturbo che spinge i caregiver a danneggiare o far ammalare i beneficiari delle cure (spesso i figli) per motivazioni che vanno dalla ricerca di attenzioni al bisogno di ricevere ammirazione, affetto e stima da parte di terzi. Si tratta di un disturbo raro ma forse sottostimato, sicuramente grave, in cui l’adulto si configura come un vero e proprio abusante, seppur in modo subdolo, in quando egli si mostra amorevole verso il familiare bisognoso e anche collaborativo con il personale sanitario. Come in tutti i casi di abuso, maltrattamento o trascuratezza, si verifica nei figli quello che Giovanni Liotti chiama il “paradosso irrisolvibile“: si apre un acceso conflitto tra la figura dell’adulto come donatore di cure e la rappresentazione dello stesso come perpetratore di violenza, o come colui che fa del male. Questo conflitto crea una dinamica ambivalente che è in grado di gettare il bambino in una totale confusione poiché attiva contemporaneamente il sistema di attaccamento e il sistema di difesa, disorganizzando profondamente il suo Sé e la sua personalità.

Le dinamiche familiari

Oltre a questa diagnosi, possiamo aggiungere che Adora è una donna algida, per nulla accogliente, ossessiva nel preservare la forma e le apparenze (si veda il pavimento d’avorio che non si può calpestare, infatti le figlie non possono entrare nella camera della mamma, che peraltro dorme sola) ; è possessiva e tirannica, in quanto tende a stringere relazioni di sottomissione-dominanza, anziché relazioni equilibrate all’insegna della reciprocità.

Si aggiunge a questo quadro la figura di Alan, secondo marito di Adora, rappresentato come un uomo accondiscendente, forse passivamente complice nei piani diabolici della moglie, e senza personalità.

Solo nell’ultima puntata veniamo a scoprire che gli effetti nefasti di questa donna hanno compromesso anche la salute mentale di Amma, che non solo appare come una adolescente provocatoria, trasgressiva e seduttiva, ma si rivelerà anche una feroce assassina carica di rabbia.

Da un punto di vista psicologico, è evidente che la trama mostra come gli effetti delle esperienze traumatiche, e delle esperienze relazionali precoci negative, perdurano ben oltre l’infanzia e il raggiungimento della maggiore età, e che sono in grado di generare patologie psicologiche e sofferenze profonde.

Un’altra serie sulla Sindrome di Münchausen per procura

Un’altra serie sulla Sindrome di Münchausen per procuraè The Act, disponibile su Prime Video. La protagonista è una ragazza che tenta di sottrarsi alla relazione tossica con la madre, una donna patologica, ansiosa e iperprotettiva che tiene la figlia in una condizione di infantilizzazione allo scopo di limitarne l’autonomia, per potersi prendere per sempre cura di lei.

Recensione di “The Act“: Una Profonda Immersione nella Sindrome di Münchausen per Procura

sindrome di munchausen per procura - la serie the act“The Act” è una serie televisiva straordinariamente coinvolgente che esplora la complessità della sindrome di Münchausen per procura.

Basata su una tragica storia vera avvenuta negli Stati Uniti, la serie segue la vita di Dee Dee Blanchard e sua figlia Gypsy Rose, con una profondità emotiva e una precisione psicologica che cattura lo spettatore fin dall’inizio. Interpretata magnificamente da Patricia Arquette e Joey King, la serie getta luce sulle intricate dinamiche di questa relazione madre-figlia, offrendo uno sguardo intimo sulla mente patologica di Dee Dee e sulle conseguenze devastanti della sua sindrome psicologica. Attraverso una narrazione avvincente e una regia impeccabile, “The Act” mette in luce il tema della manipolazione emotiva e della ricerca disperata di amore e accettazione, offrendo uno sguardo commovente e spietato sulla vera natura della sindrome di Münchausen per procura.

Disturbo fittizio provocato ad altri – domande frequenti

La Sindrome di Münchausen per procura è come quella mostrata nelle serie TV?

Le serie TV come The Act o Sharp Objects rappresentano versioni romanzate del disturbo. Anche se ispirate a casi reali, tendono a estremizzare la narrazione per esigenze drammatiche. Clinicamente, il quadro è spesso più sfumato e più difficile da riconoscere.

Perché i personaggi con questa sindrome appaiono così “devoti”?

Clinicamente, i perpetratori della sindrome cercano gratificazione assumendo il ruolo di caregiver esemplari. Questo tratto, ben rappresentato nelle fiction, riflette una caratteristica reale: il bisogno di validazione attraverso il dolore altrui.

Quanto sono realistici i trattamenti medici nelle serie ispirate alla sindrome di Münchausen per procura?

Le rappresentazioni possono includere diagnosi forzate o interventi medici eccessivi, rispetto a ciò che accade nella realtà. Nella pratica clinica, l’abuso è spesso più difficile da smascherare e richiede tempo, osservazione multidisciplinare e cautele legali.

La Sindrome di Münchausen per procura può colpire anche gli adulti?

Sì. Sebbene la vittima più comune sia un bambino, esistono casi documentati in cui l’abuso è rivolto a partner, anziani o persone fragili. Le serie TV tendono a concentrarsi sui minori per il maggiore impatto emotivo, ma la clinica riconosce anche altre configurazioni.

Come distinguere tra una madre iperprotettiva e un caso clinico di Sindrome di Münchausen per procura?

A differenza dell’ansia genitoriale per la salute del bambino, nel disturbo fittizio provocato ad altri c’è l’intenzionalità di ingannare il personale sanitario. Questo aspetto, spesso messo in risalto nei thriller psicologici, è cruciale in ambito clinico per definire il confine tra iperprotezione e abuso.


Fonti e approfondimenti sulla sindrome di Münchausen per procura (Munchausen by proxy)

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5). Arlington, VA: APA Publishing.
  • Ayoub, C.C., Alexander, R., Beck, D. C., et al. (2002). Munchausen by proxy: Clinical and case management guidance. Child Abuse & Neglect, 26(2), 127–138.
  • Ferrara, P., Vitelli, O., Bottaro, G., Gatto, A., & Liberatore, P. (2013). Factitious disorders and Munchausen syndrome: the tip of the iceberg. Journal of Child Health Care, 17(4), 366–374.
  • Lasher, L.J., Sheridan, M.S. (2004). Munchausen by proxy: Identification, intervention, and case management. Haworth Maltreatment & Trauma Press.
  • Meadow, R. (1977). Munchausen syndrome by proxy: the hinterland of child abuse. The Lancet, 309(8012), 343–345.
  • Schreier, H. A. (2004). Munchausen by proxy: Diagnosis and prevalence. Pediatrics, 113(5), 1026–1030.
  • World Health Organization (2022). International Classification of Diseases, 11th Revision (ICD-11).