Sindrome dell’Ape Regina, violenza tra donne e solidarietà femminile

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Sindrome dell’Ape Regina, violenza tra donne e solidarietà femminile

La Sindrome dell’Ape Regina non è, naturalmente, una dicitura che troviamo nei manuali di salute mentale. Si tratta di un concetto coniato per esprimere una determinata caratteristica di personalità.

Vediamo cosa significa questa curiosa espressione metaforica mutuata dalla biologia.

Sindrome dell’Ape Regina

La sindrome dell’ape regina è un concetto psicologico che descrive dinamiche relazionali in cui una persona assume un controllo dominante e coercitivo sugli altri all’interno di un gruppo. Questo termine trae ovviamente ispirazione dal comportamento delle api regine all’interno dell’alveare, dove un singolo “individuo” detiene il potere e governa con autorità assoluta.

In ambito umano, la sindrome dell’ape regina si manifesta quando una persona cerca in modo pervasivo di dominare gli altri, limitando la loro autonomia e la loro libertà decisionale. Coloro a cui attribuiamo questa sindrome tendono a esercitare un’eccessiva influenza sugli altri, cercando di monopolizzare l’attenzione e il controllo all’interno del gruppo sociale (l’alveare).

Queste dinamiche possono causare tensioni e conflitti interpersonali, e soprattutto compromettere il benessere psicologico del gruppo ma anche dei singoli. 

Sindrome dell’Ape Regina psicologia

La sindrome dell’ape regina presenta una stretta correlazione con il concetto di narcisismo, poiché entrambi i termini rappresentano un atteggiamento egocentrico e un desiderio di controllo sulle relazioni interpersonali. Il narcisismo si manifesta attraverso un’eccessiva focalizzazione su se stessi, un bisogno costante di ammirazione e una mancanza di empatia verso gli altri.

Analogamente, chi soffre della sindrome dell’ape regina tende a esibire tratti della persona narcisista, come ad esempio la mancanza di empatia, cercando di prevaricare gli altri e di attirare l’attenzione su di sé. Entrambi i comportamenti si basano su di un senso di superiorità e una svalutazione per le esigenze e i sentimenti degli altri.

Le persone affette da queste dinamiche tendono ad assumere ruoli dominanti nei gruppi sociali.

Riportiamo qui l’intervista alla Dott.ssa Chiara Venturi “Donne che odiano le donne”, di Roberta Camisasca, pubblicata in Silhouette Donna ottobre 2018. In questo articolo viene analizzata la sindrome dell’ape regina all’interno dell’universo femminile, dove talvolta si riscontrano dinamiche di violenza intragenere tra le donne.


Violenza tra donne e sessismo tra donne

In un periodo storico in cui i casi di abusi e maltrattamenti riempiono le prime pagine dei giornali, spesso le donne devono fare i conti anche con forme subdole e latenti di aggressività quotidiana che non trovano giustizia nelle aule dei tribunali, perché si fa fatica a riconoscerle, a chiedere aiuto. Si chiama violenza intragenere (violenza tra donne) e racchiude una serie di comportamenti crudeli, compiuti da donne su altre donne per i motivi più disparati, dall’invidia all’insicurezza: non lasciano segni sulla pelle ma sono capaci di distruggere serenità e autostima. Ci sono varie forme con cui può manifestarsi: è bene conoscerle, saperle identificare e trovare le strategie per difendersi.

Violenza tra donne e …

Non esistono statistiche sugli episodi di violenza al femminile: la violenza tra donne è un fenomeno che sfugge alle classificazioni e alle denunce, perché sotterraneo, spesso taciuto dalle stesse vittime, inconsapevoli di essere tali o troppo impaurite per ribellarsi.

Eppure le conseguenze di una parola di troppo o di un gesto scorretto possono essere, a livello psicologico, più pesanti di uno schiaffo, specialmente quando l’attacco arriva da un’insospettabile nemica: un’amica, una sorella, una compagna. Qualcuno da cui ci si aspetta comprensione, solidarietà, aiuto reciproco. Quello che sappiamo lo si evince dalle conversazioni online di chi subisce e dal tentativo degli esperti di inquadrare ragioni, meccanismi psicologici e sentimenti che ne sono all’origine.

… il suo contrario: la solidarietà femminile

Dott.ssa Venturi: “Affianco a fenomeni di aggregazione e di alleanza femminile, come palestre per sole donne, gruppi di aggregazione tra mamme, etc., che sottolineano l’importanza della solidarietà al femminile, dell’aiuto e rispetto reciproco, dell’assenza di giudizio, e che possono generare movimenti estremamente potenti e fertili, esistono fenomeni di accesa rivalità e invidia che possono sfociare in agiti più o meno violenti. Le donne entrano in contatto profondo quando convivono, e questa vicinanza può fare scattare dinamiche molto intense. Una di queste è la concorrenza intrasessuale, che può essere legata a ragioni evoluzionistiche: si tratta in un certo senso di “marcare” il territorio: i successi dell’altra tolgono qualcosa a me, quindi mi sento minacciata e posso arrivare a fare di tutto per “eliminare” la rivale.

L’aggressività e la violenza nelle loro varie forme (verbale, fisica, ma anche un silenzio può essere carico di aggressività!) possono essere collocate su un continuum che va dalla maleducazione al vero e proprio reato passibile di denuncia. In ogni caso, è bene che le donne non rimangano sole nel gestire queste situazioni, e che trovino qualcuno (amici, confidenti, esperti, centri antiviolenza) con cui parlarne, cercare supporto e chiedere consiglio, e nei casi più gravi che possano rivolgersi alle forze dell’ordine.

Solidarietà femminile significato

La solidarietà femminile rappresenta un’alternativa costruttiva alla sindrome dell’ape regina: la solidarietà femminile enfatizza l’importanza

  • della collaborazione,
  • dell’empatia
  • e del sostegno reciproco tra le donne.

 

Mentre la sindrome dell’ape regina promuove un clima di competizione e dominio, la solidarietà femminile si basa sull’idea di sorellanza, cioè sull’empowerment reciproco e sull’unità tra le donne. Questo concetto promuove l’idea che le donne possano sostenersi a vicenda anziché competere per l’attenzione e per il potere all’interno dei gruppi sociali.

Solidarietà femminile vantaggi

La solidarietà femminile si manifesta attraverso gesti di supporto, comprensione e incoraggiamento reciproco, creando così una rete di relazioni inclusive positive. Contrariamente alla sindrome dell’ape regina, che enfatizza la dominanza e la supremazia individuale, la solidarietà femminile celebra la forza collettiva femminile e l’interconnessione tra le donne. La solidarietà femminile promuove relazioni più equilibrate e collaborative, basate sul rispetto reciproco e sull’autonomia individuale.


Battute, commenti sprezzanti o gesti di esclusione: a volte le crudeltà compiute per invidia da persone del nostro stesso sesso fanno molto male. Ecco come reagire in base al torto subito.

Offese verbali

Frasi sgarbate, umiliazioni pubbliche, volgarità e appellativi poco rispettosi. Mai un per favore, scusa o grazie. È il comportamento che più si avvicina alla violenza fisica: si mostra in modo palese, eclatante, è facilmente misurabile e quindi contestabile.

Dott.ssa Venturi: “Oltre ad essere un comportamento motivato dalla maleducazione, l’offesa pubblica denota una quota di aggressività liberata e manifestata, oltre che un atteggiamento di supposta superiorità. Viene così “sfogata” una quota di frustrazione, accumulata per motivi personali, verso soggetti che l’aggressore presume siano più “deboli” e non si possano difendere. Si tratta in questo caso di aggressività manifestata in modo attivo.

Come reagire? La maleducazione non si può denunciare, ma qualora si configuri come reato, sì. In ogni caso è bene non rispondere sullo stesso piano, quindi con eventuali insulti, umiliazioni, etc., poiché questo porterà ad una escalation di violenza, oltre a fare rischiare alla vittima di passare dalla parte del torto. È opportuno rispondere con mezzi leciti non altrettanto offensivi. Se ci si sente in pericolo, o si teme per la propria incolumità, è bene rivolgersi a chi di dovere.

Indifferenza esplicita e Sindrome dell’Ape Regina

Agli antipodi della violenza tra donne esplicita c’è l’indifferenza totale. Quella consapevole, studiata, che vuole colpire al cuore, fa sentire sbagliati o peggio invisibili. Sono quelle donne che non ti coinvolgono nelle uscite di gruppo, nelle cene di ritrovo non ti rivolgono la parola, in ufficio non prendono in considerazione le tue idee, non rispondono ai tuoi messaggi per poi accampare scuse di ogni tipo. Così si mira dritti all’equilibrio delle persone, facendole vacillare. Il termometro della frustrazione sale al livello rosso, perché non c’è un atteggiamento manifesto da contestare, che giustifichi la rabbia. L’assenza di attenzioni non sembra una colpa.

Dott.ssa Venturi: “La ragione all’origine di questo atteggiamento svalutante, che porta ad escludere o emarginare soggetti ritenuti più fragili o più deboli, è quella di sottolineare la propria superiorità. L’atteggiamento svalutante è per definizione un atteggiamento aggressivo. L’altra ragione, non meno grave, è l’indifferenza sociale, sempre supportata dall’egoismo e dall’egocentrismo. In questo ultimo caso, si tratta di aggressività passiva, non meno pericolosa e insidiosa.

Come reagire: allearsi con altri membri del gruppo più accoglienti, ed eventualmente, cercare altre frequentazioni.

Critiche e umiliazioni

Può essere la mamma ipercritica che puntualizza tutto, la capa incontentabile che ti fa rifare il progetto dieci volte, la compagna di palestra che commenta acidamente la tua cellulite davanti a tutti. Critiche gratuite, frecciatine e allusioni rivolte al proprio punto debole (un difetto fisico, il ruolo di moglie o madre), affossano l’autostima specialmente di chi è sempre in cerca di conferme, facendo sentire inadeguati e non all’altezza. Così ci si richiude in se stesse e si fa un passo indietro. Secondo Kelly Valen, autrice di un bestseller intitolato Twisted Sisterhood, è un atteggiamento purtroppo molto comune al giorno d’oggi e spesso silenziosamente tollerato. Valen sostiene che il 90% delle donne avverte la negatività emanata da altre donne e ne subisce le conseguenze, sottolineando come una corrente sotterranea di meschinità affligga il genere femminile che spesso, dietro una facciata di sorrisi e sviolinature, combatte guerre spietate.

La strategia messa in atto da chi ha la Sindrome dell’Ape Regina

Dott.ssa Venturi: “In questo caso la tendenza a criticare costantemente sottende un’insicurezza di fondo, che porta a svalutare l’altra donna. Nella competizione, se si abbassa intenzionalmente il “livello” dell’avversaria, ci si sente automaticamente più forti e si sottolinea la propria superiorità di ruolo, sfociando talvolta in agiti sadici e persecutori. Va da sé che coloro che hanno necessità di sentirsi sempre superiori, è perché temono la perdita della propria posizione (la capa, la suocera, la rivale in capacità seduttive) e si sentono costantemente minacciate.

Come reagire: diventa difficile reagire se colei che critica ha una superiorità di ruolo, in quanto ci si trova in una posizione di subalternità. Bisogna tenere presente che chi penalizza e svaluta gratuitamente, lo fa perché si sente a sua volta in una posizione di precarietà. Tenere a mente questo aspetto ci può dare più forza e sicurezza per affrontare direttamente e apertamente la persona in questione.”

Maldicenze e pettegolezzi per mettere in cattiva luce una persona

Trasformare la confidenza di una collega in un gossip da spifferare al resto dell’ufficio durante la pausa caffè è un gesto sleale e di cattivo gusto. Peggio è inventare di sana pianta una maldicenza allo scopo di mettere in cattiva luce una persona, screditarla o isolare la malcapitata. Esclusa la vendetta, resta la strada del dialogo.

Dott.ssa Venturi: “Anche in questo caso occorre riflettere sull’evidenza che chi è sereno con se stesso non ha necessità di “abbassare” gli altri per emergere o per mettere in cattiva luce una persona. Chi ha bisogno di screditare gli altri, sente in pericolo la propria posizione e la difende con mezzi scorretti. Un’altra ragione per diffondere pettegolezzi è puntare il riflettore su di sé, mettendo in luce di essere una persona “informata” su tutti i pettegolezzi quindi in qualche modo al centro dell’attenzione.

Come reagire: chi diffonde pettegolezzi e maldicenze, risulta raramente simpatico. Generalmente, la persona che diffonde pettegolezzi e cattiverie diventa lei stessa oggetto di diffidenza e di disistima. È difficile che una persona maligna sia benvoluta. Presto o tardi, l’ambiente si accorgerà che la persona sleale è quella davvero da evitare e da tenere a distanza, e i nodi, alla fine, verranno al pettine.”

Chi ha la Sindrome dell’Ape Regina Trasforma tutto in una competizione

Ogni progetto, ogni gioco con gli amici, ogni spunto diventa una gara a chi è più brava o intelligente? È tipico di chi ha la sindrome dell’ape regina, che colpisce donne con posizioni di rilievo. Una volta realizzate, mettono alla prova chi sta sotto, assumono atteggiamenti ostili e arroganti, pronte a fare lo sgambetto alla prima che oserà cercare di far emerge i propri talenti. Secondo Alison Wolf, autrice del saggio “Donne Alfa” (Garzanti), l’ambizione sfrenata è ciò che, nella società di oggi, ha decretato il fallimento del mito della solidarietà femminile, in nome della carriera e dell’individualismo, promuovendo la sindrome dell’ape regina. Anche uno studio dell’American Economic Review, in collaborazione con l’Università di Pisa e l’Università di Helsinki, ha rivelato che le donne tendono a valutare le candidate a una posizione lavorativa con punteggi inferiori degli uomini, a parità di preparazione.

Dott.ssa Venturi: “Questo comportamento viene generalmente messo in atto da donne falliche, tendenti alla competizione. Non possono tollerare di essere seconde a nessun’altra. Sono disposte a tutto pur di primeggiare.

Come reagire: non mettersi in competizione, ma andare per la propria strada, forti delle proprie capacità e dei propri talenti. Se ci si mette in competizione con questa tipologia di donna, si fa il suo gioco e si nutre il suo ego, avviando una gara estenuante e senza fine.”

Attacco pubblico sui social

Molestie, minacce, insulti o commenti sprezzanti: quando la violenza e il sessismo tra donne corrono su internet, gli effetti sulla vita privata e professionale possono essere devastanti.

Come reagire: è importante segnalare il contenuto offensivo di post e messaggi ai gestori del social network e chiedere che venga rimosso. Se ciò non bastasse, rivolgetevi alle forze dell’ordine per una querela formale, presentano screenshot dei messaggi e registrazioni audio.

Battute cattive tra donne

Le battute cattive tra donne possono rappresentare un fenomeno comune all’interno di alcuni contesti sociali come quello scolastico (bullismo psicologico e cyberbullismo) o lavorativo, dove l’umorismo sarcastico o denigratorio viene utilizzato come mezzo per stabilire una sorta di gerarchia sociale o per esprimere invidie e rivalità latenti. Queste battute spesso si basano su stereotipi di genere (sessismo tra donne) o critiche sottili riguardanti l’aspetto fisico, le capacità professionali o la vita personale delle altre donne. Sebbene ad uno sguardo molto superficiale possano sembrare scherzose o addirittura divertenti, le battute cattive possono avere conseguenze devastanti sul benessere emotivo delle persone coinvolte, contribuendo a creare tensioni e risentimenti all’interno dei gruppi femminili. È importante essere consapevoli dell’impatto delle proprie parole e promuovere un dialogo rispettoso e costruttivo tra donne, basato sull’empatia e sull’incoraggiamento reciproco.

Body Shaming tra donne

Il body shaming tra donne si manifesta quando vengono fatte critiche negative sul corpo di altre donne, spesso basate su ideali estetici banali e irrealistici e stereotipi sessisti di bellezza. Questo fenomeno accresce le pressioni sociali sulle donne per conformarsi a determinati standard di aspetto fisico, alimentando insicurezze e contribuendo alla bassa autostima. Le donne possono essere soggette a body shaming attraverso commenti diretti o impliciti sulla loro figura, ma anche online, attraverso l’uso dei social media e delle piattaforme digitali. Questo comportamento non solo danneggia l’individuo preso di mira, ma contribuisce anche a creare un clima tossico di confronto e competizione tra donne, all’estremo opposto della solidarietà femminile. Siamo tutte chiamate a prestare attenzione a questa particolare forma di violenza tra donne, per favorire un ambiente più inclusivo e compassionevole, che promuova l’accettazione del proprio corpo e la celebrazione della diversità fisica.

Frasi sull’invidia tra donne di autrici celebri

Ecco alcune citazioni, frasi e aforismi sull’invidia tra donne:

  • “L’invidia tra donne è il peggiore nemico dell’amicizia.” – Aristotele
  • “L’invidia è il veleno dell’anima. Tra donne, è come un fuoco che divora ogni forma di legame.” – Anonimo
  • “L’invidia tra donne è come un terreno fertile per la distruzione reciproca.” – Jane Austen
  • “L’invidia tra donne è il riflesso della mancanza di fiducia in se stesse.” – Eleanor Roosevelt
  • “L’invidia tra donne è come un vaso di vetro fragile: una volta rotto, è difficile ripararlo.” – Emily Dickinson
  • “L’invidia tra donne è il risultato della percezione di scarsità: credere che il successo di un’altra significhi una perdita per sé stesse.” – Sheryl Sandberg
  • “L’invidia tra donne è come un virus invisibile che si diffonde rapidamente, distruggendo relazioni e minando la fiducia reciproca.” – Maya Angelou
  • “L’invidia tra donne è un sintomo della mancanza di apprezzamento per la propria unicità e per le proprie capacità.” – Gloria Steinem
  • “L’invidia tra donne è come un fardello che pesa sulle spalle di chi la prova, impedendo di godere delle proprie conquiste.” – Audrey Hepburn
  • “L’invidia tra donne è come un’ombra che oscura la luce della vera sorellanza e della solidarietà femminile.” – Virginia Woolf

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