A cosa serve la psicoterapia nella vita quotidiana?

a cosa serve la psicoterapia nella vita quotidiana

A cosa serve la psicoterapia nella vita quotidiana?

A cosa serve la psicoterapia? In che modo è utile per il benessere psicologico, e come capire se è arrivato il momento di richiedere un supporto psicologico?

A cosa serve la psicoterapia nella vita quotidiana

Vediamo quali sono gli ambiti di competenza della psicoterapia.

Superare tristezza e lutti

Il malessere psicologico è una condizione che può coinvolgere tutti, con vari gradi di intensità e durata. A tutti capita di provare, a volte, sentimenti di tristezza, apatia, rabbia, magari legati a situazioni di vita difficili o ad eventi luttuosi o perdite dolorose, come ad esempio un licenziamento o una rottura sentimentale. Ci sono tuttavia casi in cui questi sentimenti diventano pervasivi e stabili e non si riesce a risollevarsi. In altri casi,essi possono apparire senza che siano motivati dalle situazioni esterne e tuttavia la sofferenza che si prova è più intensa e reale che mai.

Vincere paure, fobie, ansia e attacchi di panico

Alcune persone sperimentano paure non fondate su effettivi elementi di pericolo, che possono divenire paralizzanti e condurre a comportamenti di evitamento di oggetti o situazioni che finiscono per limitare pesantemente la libertà individuale. Altri si sentono pervasi dall’ansia, che può accompagnarli costantemente o esplodere all’improvviso nei momenti meno opportuni, generando veri e propri attacchi di panico, in cui si vive una sensazione schiacciante di morte imminente.

Affrontare problemi relazionali e disturbi psicosomatici

Altri ancora tendono a relazionarsi secondo schemi comportamentali disfunzionali, che li portano a ripetuti e dolorosi fallimenti interpersonali, oppure a sottostare a rapporti di cui avvertono la tossicità, ma dai quali non riescono a liberarsi. Altri ancora possono essere affetti da disturbi fisici invalidanti ma non spiegabili da cause organiche e, dopo infinite visite ed esami diagnostici, si sentono dire che il loro disturbo è di natura psicogena.

Superare blocchi e insoddisfazione

Vi sono anche persone che, pur non sperimentando condizioni di malessere acuto possono avvertire un senso di vuoto e insoddisfazione che non riescono a spiegare e che impedisce loro di godere appieno della propria vita. In altri casi ancora può risultare difficile mettere a frutto i propri talenti e realizzare le proprie aspirazioni, ci si sente bloccati, come accade, ad esempio, quando non si riesce a completare un ciclo di studi o a modificare la propria condizione professionale pur non mancando di capacità e competenze.

A cosa serve lo psicologo

In tutti questi casi ci si domanda chi e cosa possa aiutarci e può anche accadere che le persone intorno a noi ci suggeriscano di ricorrere ad un aiuto esperto. Ma chi è l’esperto giusto a cui rivolgersi? Se per un malessere fisico si chiede aiuto al medico, per i malesseri di natura psicologica c’è molta più confusione su chi sia lo specialista giusto, specie perché vi è stato, negli ultimi anni, un proliferare di figure professionali dal profilo poco chiaro (coach, counselor, motivatori etc.) e questo non può che aumentare la confusione e il senso di incertezza.

Chi è lo psicologo?

Vale allora la pena ricordare che lo psicologo è un professionista che ha conseguito una laurea quinquennale in psicologia (o laurea triennale più un biennio di specialistica) e che, dopo un tirocinio pratico della durata di un anno presso una struttura pubblica o privata accreditata, ha superato l’esame di stato per conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione e si è dunque potuto iscrivere all’Albo degli Psicologi della propria regione di appartenenza. Lo psicologo clinico è formato per attuare un’analisi della domanda d’aiuto, in seguito alla quale può decidere, se ritiene che la situazione non richieda un intervento più complesso, di attuare dei colloqui di sostegno alla persona per aiutarla a superare un momento di vita difficile o un’impasse nel percorso di crescita (in caso di soggetti in età evolutiva), focalizzando e potenziando le sue risorse.

Psicoterapia: quando serve

Qualora invece il professionista psicologo valuti che la situazione comporta la necessità di un intervento più complesso e approfondito, perché, ad esempio vi è la presenza di sintomi quali ansia, attacchi di panico, fobie, alterazioni importanti del tono dell’umore, somatizzazioni etc. Oppure, quando l’origine delle difficoltà sperimentate rimandi a vissuti personali dolorosi o traumatici, lo psicologo sceglie generalmente di inviare la persona a uno psicoterapeuta, a meno che lui stesso non sia anche psicoterapeuta. Lo psicoterapeuta ha completato il suo percorso formativo con la frequenza di una scuola di specializzazione quadriennale o quinquennale riconosciuta dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Questo ulteriore percorso è accompagnato da un tirocinio pratico svolto presso strutture accreditate e sotto la supervisione di psicoterapeuti esperti. La specializzazione in psicoterapia fornisce al professionista gli strumenti necessari a trattare il disturbo a partire da una comprensione e rielaborazione dei traumi vissuti e delle dinamiche conflittuali interne o interpersonali a causa delle quali si è strutturato il disagio. Vi sono numerose scuole di psicoterapia, facenti riferimento a differenti orientamenti teorici. Ciascuno utilizza approcci e strumenti differenti, anche se la base tecnica comune restano il colloquio clinico e la relazione terapeutica.

La differenza tra psicoterapeuta e psichiatra

Un’ulteriore figura professionale rispetto alla quale si crea spesso confusione è rappresentata dallo psichiatra. Questo è un laureato in medicina e chirurgia che ha effettuato un percorso di specializzazione in psichiatria. Il suo approccio al disagio psicologico ha in genere carattere più organicistico, ovvero si occupa prevalentemente degli aspetti biochimici del funzionamento psichico, che tratta attraverso un approccio farmacologico, anche se, in genere, suggerisce l’integrazione tra il trattamento farmacologico e quello psicoterapeutico. Va detto, a tale proposito, che, se il supporto farmacologico si può rivelare a volte utile e in alcuni casi indispensabile, esso può agire solo a livello di manifestazione sintomatologica, ma non può incidere sulle cause che hanno portato allo sviluppo del sintomo, cosa che può essere fatta solo attraverso la psicoterapia.

Psicoterapia: significato

Ma cos’è la psicoterapia? Si tratta di una pratica volta al trattamento dei disturbi mentali o dei problemi psicologici basata primariamente sulla relazione interpersonale e il dialogo. Essa può rivolgersi, a seconda della finalità e della tecnica utilizzata, all’individuo, alla coppia o alla famiglia, ma esistono anche forme di psicoterapia che si svolgono in gruppi omogenei per problematica trattata o per altre caratteristiche.

Sebbene esistano diversi orientamenti teorici alla base delle varie forme di psicoterapia e da essi derivino tecniche e approcci relazionali differenti, la premessa che le accomuna è la necessità di una buona motivazione del paziente ad affrontare il suo malessere attraverso questo strumento e la creazione di una solida alleanza tra terapeuta e paziente finalizzata al raggiungimento del comune obiettivo di un maggior benessere psicologico di quest’ultimo. Il fatto che lo strumento principale della psicoterapia sia la relazione interpersonale implica infatti che ci si impegni reciprocamente in un percorso costituito da una serie di incontri, nel corso del quale si perverrà a comprendere insieme il significato che assumono il sintomo, il malessere o il problema relazionale all’interno della storia di vita del paziente.

Scopo della psicoterapia

Vediamo ora a cosa serve la psicoterapia. La sua finalità è infatti quella di ricostruire, in un contesto relazionale caratterizzato da fiducia, riservatezza, rispetto e assenza di giudizio, la storia del disturbo, per comprendere come e perché si è sviluppato. La nostra mente, infatti, non agisce a caso e anche ciò che ora ci può apparire insensato o controproducente, ha svolto in passato e talvolta continua a svolgere una funzione ben precisa all’interno della personalità. È la comprensione di questa funzione l’obiettivo primario della psicoterapia e solo attraverso un processo ben condotto di comprensione del sintomo, della sua origine e funzione è possibile lasciarlo andare in favore di modalità più adattive e funzionali nel presente. Questo avviene attraverso un lavoro congiunto del paziente, che è il massimo esperto della propria storia e della storia del suo sintomo, con un professionista. Quest’ultimo è adeguatamente formato sui meccanismi di funzionamento della mente umana e sui modi in cui essa può reagire ai vari contesti relazionali in cui si è sviluppata e alle circostanze traumatiche che ha vissuto. Quello del paziente non è dunque un ruolo passivo, come può essere quello che si ha nella relazione medico-paziente, ma un ruolo profondamente attivo, in cui si lavora insieme per uno scopo comune. Questo impegno reciproco potrà condurre a risultati profondi e duraturi.

La psicoterapia aiuta davvero?

Un percorso di terapia ben condotto può realmente cambiare il corso di un’esistenza. Comprendere il proprio funzionamento psichico al fine di rimuovere gli ostacoli al raggiungimento del benessere consente spesso non solo di superare il disagio che ha condotto in terapia, ma anche di:

  • promuovere un processo di crescita, dando un nuovo significato alla propria esistenza;
  • ristrutturare gli schemi relazionali disfunzionali interiorizzati di sé e degli altri. Il fine è quello di ridurre quegli automatismi nei pensieri e nei comportamenti che hanno effetti di autolimitazione personale e di appesantimento nel rapporto con gli altri;
  • questo consentirà di dirigersi verso la propria autorealizzazione sul piano personale, sociale, affettivo e professionale.

 

Psicoterapia, quanto dura

Alcuni psicoterapeuti propongono un pacchetto di incontri, ma spesso è difficile stabilire a priori la durata del percorso, perché si esplora insieme un territorio che all’inizio è sconosciuto a entrambi e la cui ampiezza va scoperta insieme. La durata dipende da una serie di elementi che non sono conoscibili a priori, avendo a che fare non solo con la problematica presentata, ma anche con la struttura di personalità che soggiace al sintomo visibile. Essa va scoperta nella fase conoscitiva e considerata con cautela e rispetto in quella dell’intervento vero e proprio.

La personalità di un individuo è infatti composta dall’insieme delle sue caratteristiche innate (il temperamento) e delle strutture difensive che egli ha sviluppato nel corso della sua esistenza per far fronte agli eventi di vita che ha attraversato. Alcune di queste difese possono essere proprio quelle che, se da un lato esprimono oggi il malessere, dall’altro faticano a “lasciare la presa”. Occorre dunque un approccio che tenga conto dei tempi fisiologici di elaborazione della mente, che non corrispondono necessariamente a quelli più rapidi della volontà e della ragione.

In fondo se bastassero la ragione e la volontà per cambiare le cose, non esisterebbe neanche il malessere psicologico! Il terapeuta formato conosce questi meccanismi e sa accompagnare il paziente stando al suo passo, come fa una buona guida.


Qui puoi approfondire come funziona la terapia EMDR, e come si avvia un percorso di psicoterapia.

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