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Possiamo definire l'insoddisfazione cronica come una condizione psicologica caratterizzata da una trasversale difficoltà nel provare appagamento nei vari ambiti della propria vita. L'insoddisfazione cronica è indipendente da ciò che si riesce a conquistare, dagli obiettivi che si riesce a raggiungere o dall'effettivo stato della propria condizione. Riconoscere questa dinamica è fondamentale, perché l’insoddisfazione cronica può indicare un disturbo psicologico come un quadro depressivo sottostante o una insoddisfazione esistenziale, ma può anche rappresentare un segnale significativo di stress emotivo o una tendenza al perfezionismo e alla ruminazione mentale. Cos'è l'insoddisfazione cronica Non si tratta di un semplice momento di stanchezza: si tratta se mai di un persistente atteggiamento di pessimismo, lamento e negatività: è un'esperienza interna molto faticosa che può accompagnare per mesi o anni, generando un senso di vuoto, di autosvalutazione e la sensazione costante di non riuscire ad essere appagati, perché i momenti di gratificazione durano poco e si estinguono in fretta. Sentirsi insoddisfatti della propria vita è un'esperienza comune: come possiamo distinguere una sensazione di insoddisfazione fisiologica da un'insoddisfazione perenne che merita una presa in carico? Possiamo definire l'insoddisfazione normale in questo modo: c'è qualche ambito della mia vita che non sento appagante, magari anche per un lungo periodo. Posso prenderlo come un segnale...

Come mai in alcune circostanze l'ansia si chiama "ansia da prestazione"? Vediamolo in questo articolo, in cui approfondiremo sintomi, ambiti specifici in cui si può presentare, e strategie di gestione. Un colloquio importante, una gara sportiva, un esame, una serata intima: ci sono momenti in cui sentiamo che dobbiamo “essere all’altezza”, dimostrare qualcosa a noi stessi o agli altri ed è normale avvertire un certo grado di tensione. Ma le cose cambiano se l’ansia supera la soglia della funzionalità e diventa invalidante. Cos'è l'ansia L’ansia è un meccanismo che ci consente di attivare fisiologicamente il corpo e la mente per agire nelle situazioni in cui ci viene chiesto un impegno fisico o intellettuale: tale attivazione è finalizzata al performare al meglio delle nostre possibilità. In questo senso, si tratta di un'attivazione funzionale e positiva che ci può supportare nel raggiungimento di un obiettivo. Se però l'ansia supera una certa soglia o diventa eccessiva, diventa controproducente e può inficiare le nostre prestazioni, o farci vivere la prova, qualsiasi essa sia, con stress e sofferenza. Cos'è l'ansia da prestazione L’ansia da prestazione si può definire come una preoccupazione intensa rivolta ad situazione, che richiede una certa performance, che stiamo per affrontare. L’ansia da prestazione è un vissuto diffuso e...

Hai appena ricevuto un complimento importante — una promozione, un riconoscimento, un voto alto — e la prima cosa che hai pensato è stata: "non lo merito davvero". O peggio: "prima o poi scopriranno che sono un bluff". Se ti è capitato, non sei sola/o. E non sei nemmeno un impostore. Quello che stai vivendo ha un nome preciso: sindrome dell’impostore. È una delle condizioni psicologiche più diffuse, e colpisce proprio le persone più capaci. In questo articolo trovi una guida chiara per riconoscerla, capire da dove viene e — soprattutto — imparare a non lasciarle più il timone nella tua vita. Cos'è la sindrome dell'impostore? La sindrome dell’impostore — in inglese impostor phenomenon o impostor syndrome — è una condizione psicologica in cui una persona non riesce a interiorizzare i propri successi, convinta che siano frutto della fortuna, del caso o di un errore altrui. Chi ne soffre vive nella paura costante di essere “smascherato” come incompetente, anche quando ha prove concrete del contrario. Non si tratta di un disturbo psicologico classificato nel DSM (manuale diagnostico dei disturbi mentali). Il termine fu coniato nel 1978 dalle psicologhe americane Pauline Clance e Suzanne Imes, che lo osservarono per la prima volta in un gruppo di...

Il termine “autostima” (più psicologico-colloquiale) è strettamente legato al concetto di “narcisismo” (utilizzato in ambito clinico psicoanalitico, ma anche filosofico, sociologico, letterario etc.). Quest'ultimo presenta un'ampia gamma di sfumature di significato, a seconda del suo utilizzo. Scopriamole in questo articolo insieme alla stretta relazione che intercorre tra autostima e narcisismo. Autostima: fondamenti e sviluppo L'autostima rappresenta la valutazione e l'accettazione che una persona ha di sé stessa. Questo costrutto influenza profondamente il benessere psicologico del soggetto e le sue relazioni interpersonali. Perché un'autostima sana è così importante? Essa gioca un ruolo cruciale nella nostra vita quotidiana, influenzando il nostro comportamento, le decisioni e le relazioni. Un’autostima sana ci permette di: affrontare le sfide con maggiore fiducia in noi stessi e negli altri, di stabilire obiettivi realistici e di mantenere relazioni equilibrate e soddisfacenti. Essa contribuisce anche a gestire stress e insuccessi in modo costruttivo. Investire nella propria autostima per coltivarla è essenziale per una vita più appagante e soddisfacente. Cos'è invece il Narcisismo: definizioni "narcisismo" può indicare una caratteristica (generalmente intesa come negativa) della personalità (o un disturbo o difetto strutturale della stessa) e di solito è sovrapponibile a sostantivi come egoismo/egocentrismo, vanità; un costrutto della teoria psicoanalitica che può declinarsi sia in una sana autostima e in...