PSICOTERAPIA ONLINE – Una guida pratica

psicoterapia online, psicoterapeuta e paziente sul lettino

PSICOTERAPIA ONLINE – Una guida pratica

La psicoterapia online è efficace? O è preferibile optare per il metodo classico in presenza? Quali accorgimenti sono necessari per il paziente che si appresta a prendere una decisione?  Vediamo in questo articolo le opportunità, i vantaggi e gli svantaggi, e alcune riflessioni scaturite durante il primo lockdown del 2020.

Il lavoro da remoto, le riunioni in modalità video e gli incontri di lavoro online hanno preso largamente piede nelle nostre vite professionali e private, a causa di ovvie ragioni sanitarie.

Psicoterapia Online – Un’introduzione storica e geografica

Anche la comunità professionale degli psicologi e degli psicoterapeuti italiani si è attivata, con un impulso senza precedenti, per adeguarsi a questi cambiamenti, passando alla modalità “online” sia per i percorsi già in essere, sia per quelli di nuovo inizio. In altre parti del mondo infatti, la “telepsicologia” (definita come l’erogazione di servizi psicologici tramite tecnologie di telecomunicazione) è maggiormente diffusa. Qui da noi è stata utilizzata in passato prevalentemente in maniera occasionale soprattutto in caso di necessità (viaggi di lavoro, periodi all’estero, spostamenti, malattia, mobilità limitata, etc.) dalla maggior parte dei professionisti.

Solo di recente, come diretta conseguenza delle restrizioni e precauzioni legate all’emergenza sanitaria, il canale video è diventato necessariamente il più utilizzato (o l’unico utilizzabile), per un certo periodo. È utile ora riflettere sul “che fare adesso”, ora che la fase acuta dell’emergenza è, per il momento, rientrata: vale la pena di conservare la possibilità di utilizzare la modalità online, o è sempre meglio tornare o ricorrere alla psicoterapia in presenza?

Le linee guida

Naturalmente, sono state stabilite dagli Ordini degli Psicologi Regionali e Nazionali, per questa “nuova forma” di erogazione della prestazione, le linee guida per lavorare in sicurezza dal punto di vista deontologico e informatico, su cui ogni professionista dovrebbe essere aggiornato.

Allo stesso tempo, ci si è interrogati sui limiti e sui vantaggi di questo recente – e necessario – cambio di setting, con una particolare attenzione sulla relazione con il cliente e sugli obiettivi del lavoro psicologico o psicoterapeutico. Grande è stato lo sforzo di riflessione clinica da parte della categoria delle professioni sanitarie su questo tema – senza trascurare le peculiarità dell’inevitabile evoluzione epocale in corso – per continuare a fornire un servizio di valore e di qualità.

Quale psicoterapia scegliere?

Vediamo ora più nel dettaglio gli aspetti particolari di questa recente evoluzione. Anticipo sin da ora che la mia esperienza, gli studi e le riflessioni che ne sono seguite, mi portano ad affermare che all’interno del particolare rapporto umano che è quello psicoterapeutico, il “gold standard” dovrebbe rimanere tendenzialmente, laddove possibile, quello della modalità in presenza (o almeno in parte).

Ma, se il professionista e il cliente si trovano “bene”, non vi sono nella maggior parte dei casi grandi controindicazioni, certamente a seguito di un’accurata valutazione fatta caso per caso insieme al paziente, e con alcune accortezze da rispettare illustrerò in questo articolo. La formula delle consulenze psicologiche o delle psicoterapie online può rappresentare quindi attualmente – laddove utile, necessario o proficuo per il bisogno della persona – una valida modalità complementare (o talvolta alternativa) ai percorsi in presenza, per garantire il supporto e le cure in periodi di emergenza sanitaria, e non solo.

LA PSICOTERAPIA ONLINE È EFFICACE? Lo stato attuale.

La domanda è lecita e doverosa, come in tutte le rivoluzioni. Sono comparsi negli ultimi anni ricerche su prove di efficacia nelle terapie online (prevalentemente con approccio cognitivo-comportamentale), e i risultati sono decisamente incoraggianti. Sarebbe poco proficuo andare alla ricerca di una precisa equivalenza tra i percorsi tradizionali in presenza e quelli più moderni condotti online. Se mai, sarà utile valutare, di volta in volta, l’utilità, il grado di soddisfazione, e il livello di efficacia percepita da parte di entrambi i soggetti – paziente e terapeuta – coinvolti.

Tra le ricerche condotte sull’argomento, diversi studi (Barak et al, 2008; Andersson et al., 2012, 2014) ne confermano l’efficacia per diverse condizioni psicopatologiche come disturbi di ansia e disturbi dell’umore, sottolineando l’equivalenza nei risultati raggiunti rispetto alle terapie vis-a-vis, anche a distanza di 36 mesi (Andrews et al., 2010) di 5 anni dopo la conclusione del percorso (Hedman et al, 2011).

In uno studio del 2002 (Day & Schneider), è stato riscontrato che la partecipazione del cliente, curiosamente, era addirittura significativamente superiore nella modalità da remoto rispetto al percorso vis-a-vis, mentre per la variabile “esplorazione del terapeuta”, i risultati non mostravano differenze significative.

Riassumendo le evidenze di altri studi condotti nell’arco di 23 anni in Australia, USA, Canada, Scozia e Inghilterra, l’alleanza terapeutica nelle terapie online si è rivelata essere equivalente alle terapie in presenza (Simpson & Reid, 2014).

Psicoterapia Online in Italia – una ricerca

Per quanto riguarda il nostro Paese, è stato condotto nella primavera del 2020 da APC (Associazione di Scuole di Psicoterapia Cognitiva) uno studio tramite questionari volto ad indagare cosa ne pensassero i pazienti della psicoterapia online. I questionari sono stati somministrati a 184 pazienti italiani (64% donne e 36% uomini), di cui circa la metà ha intrapreso una psicoterapia telematica nel periodo di pandemia COVID, mentre circa il 50% aveva continuato una terapia già in essere. I principali risultati sono stati i seguenti:

  • circa il 77% per cento del campione ha dichiarato di non avere pregiudizio verso la modalità telematica, e non ha voluto interrompere il percorso in essere;
  • l’85,2% ha riconosciuto la validità della terapia in modalità telematica, e il 71,9% ha ritenuto che la propria problematica potesse essere trattata adeguatamente in un setting di tele-psicoterapia, mentre il restante 28% ha manifestato perplessità a riguardo;
  • l’82,8% ha dichiarato di non aver riscontrato cambiamenti nelle procedure e metodi utilizzati dal proprio terapeuta;
  • l’85,1% ha riportato di non ritenere che la modalità telematica intaccasse la relazione terapeutica;
  • l’82,9% ha riportato di sentirsi a proprio agio con la modalità da remoto;
  • il 51,5% è stato disposto a continuare in modalità telematica, qualora fosse necessario, e la maggior parte degli utenti (84,1%) ha mostrato il desiderio di tornare alla modalità classica in presenza, segnalando la mancanza di vicinanza e della prossimità del terapeuta, dello spazio fisico dello studio, e delle abitudini o rituali precedenti.

 

In generale, si può affermare che chi ha aderito alla modalità da remoto, ne è rimasto soddisfatto, avendo percepito la prosecuzione o l’inizio con questa modalità come efficace, desiderando però la ripresa in presenza, appena le condizioni per farlo si sono ripristinate. Naturalmente, è necessario tenere presente che tali risposte cono state raccolte durante il periodo particolare di COVID (è possibile che l’emergenza indotta dalla pandemia abbia giocato un ruolo importante nell’adesione e nel successo dei percorsi).

IN SINTESI

Come per tutte le novità, e utilizzando il buon senso scientifico, non è possibile giungere a conclusioni universali sull’argomento. Sarà necessario valutare ogni singola situazione attraverso un confronto tra paziente e professionista, per valutare quale siano il percorso e la modalità più adeguati e sensati per la specifica situazione (come del resto avviene regolarmente in periodi “normali”, durante i primi colloqui all’inizio di un percorso di psicoterapia).

Sono necessarie sicuramente ulteriori riflessioni riguardo a variabili come l’approccio psicoterapeutico utilizzato, la modalità di comunicazione, la frequenza delle sedute, l’alleanza terapeutica, il livello di intimità, confidenza, fatica ed efficacia percepita, e le caratteristiche che la stanza virtuale dovrebbe avere.

Non ritengo peraltro sia nemmeno necessario giungere a conclusioni definitive, in quanto, come già espresso sopra, sarà la coppia terapeuta-paziente a valutare in maniera condivisa questa e altre variabili del percorso che verrà intrapreso. Non saranno infatti l’una o l’altra modalità a garantirne il successo, ma se mai la professionalità del terapeuta, la motivazione del cliente etc.

PSICOTERAPIA ONLINE – I VANTAGGI

La terapia da remoto può offrire numerosi vantaggi, naturalmente se viene ragionata e condotta nel pieno rispetto degli interessi del paziente:

  • possibilità di mantenere la continuità, o di iniziare nuovi percorsi, anche in periodo di distanziamento fisico, o durante periodi di assenza, mobilità limitata, viaggi di lavoro, maternità, permanenze all’estero, etc.;
  • possibilità di mantenere un setting professionale, ovvero la cornice contrattuale che lega il professionista e il paziente (giorno e orario delle sedute, frequenza, obiettivi, pagamenti, etc.);
  • in linea di massima, sono moltissimi gli interventi psicologici e le modalità di lavoro che si possono trasferire online (incluso EMDR);
  • possibilità di vedersi in volto, dato che attualmente nei luoghi chiusi, nella regione Lombardia, è necessario l’utilizzo della mascherina;
  • sicurezza per la salute reciproca in periodo di pandemia.

 

Passiamo ora ai punti di attenzione.

PSICOTERAPIA ONLINE – PUNTI DI ATTENZIONE:

  • assenza del corpo nelle sedute: ad esempio, si perdono alcuni elementi della comunicazione non verbale, focalizzata a video solo sull’espressione del volto;
  • necessità di modificare il setting “fisico”, che non sarà più la stanza del terapeuta, ma una stanza virtuale;
  • la presenza bidimensionale del terapeuta può essere percepita come meno rassicurante e intima;
  • per il paziente, la difficoltà eventuale di ritagliarsi uno spazio di privacy in casa;
  • alcune condizioni psicopatologiche, soprattutto quelle gravi, richiedono necessariamente una relazione “in presenza”, a maggior ragione in periodi delicati come il lockdown;
  • il protrarsi della modalità telematica potrebbe favorire una situazione di isolamento o un meccanismo di evitamento di pericoli e scenari temuti, disincentivando l’uscire di casa;
  • valutare se la scelta della modalità a distanza può rappresentare una difesa o una resistenza ad entrare in contatto più “vicino” e intimo con il terapeuta, o un minor investimento nel lavoro di terapia;
  • se il paziente trova difficile instaurare un rapporto di fiducia tramite la modalità online, è preferibile considerare l’opzione classica in presenza;
  • la terapia da remoto non è indicata per tutte le condizioni o situazioni; è necessario pertanto valutare insieme al professionista i fattori oggettivi e soggettivi prima di prendere una decisione.

 

Vediamo ora quali sono gli accorgimenti per “lavorare bene”.

QUALI ACCORGIMENTI, PER LAVORARE “BENE” DA REMOTO:

  • il professionista deve fornire un’informativa chiara e comprensibile per la prestazione psicologica a distanza, che comprende il consenso informato alla prestazione sanitaria e al trattamento dei dati (GDPR), che deve essere accettato e firmato per accedere alla prestazione (così come avviene per le sedute tradizionali);
  • il professionista dove avere ricevuto un training adeguato nell’ambito della “telepsicologia“, e rimanere aggiornato sulle novità scientifiche in questo ambito;
  • utilizzare piattaforme sicure (le piattaforme stesse informano e garantiscono sui loro sistemi di criptazione dei dati e sulla conformità al GDPR) e garantire una buona connessione, senza interruzioni;
  • la possibilità di avere una privacy nel luogo da cui ci si connette, mentre si usufruisce della prestazione, e la garanzia dell’assenza di terze persone nella stanza;
  • definizione del setting, ovvero della cornice di lavoro: questo aiuta a non ridurre la seduta ad una “semplice” telefonata, a mantenere la continuità fino al raggiungimento degli obiettivi e a prevenire interruzioni premature del percorso;
  • alternare con sedute in presenza o prevedere periodicamente incontri in presenza;
  • sensazione del paziente di sentirsi sufficientemente al sicuro con il suo terapeuta, anche da remoto; ciò include la possibilità che si stabilisca, anche a distanza, una buona alleanza terapeutica tra professionista e cliente;
  • assicurarsi che venga condotta una fase di valutazione iniziale insieme al professionista, per decidere se la modalità da remoto – o mista – è l’opzione più indicata, o comunque utile per il caso specifico.

 

Riassumendo, è necessario che paziente e terapeuta dialoghino con onestà e trasparenza, analizzando eventuali pregiudizi e forme di diffidenza iniziali. A più riprese durante il percorso si confronteranno rispetto all’efficacia percepita, alle preferenze, alle implicazioni relazionali del percorso in essere.

 

FONTI:

www.sipsiol.it Società Italiana di Psicoterapia Online

www.apc.it/chi-siamo/ultime-news/psicoterapia-telematica-limiti-e-vantaggi-il-punto-di-vista-del-paziente

www.https://www.ecologiadellamente.it/articoli.php?archivio=yes&vol_id=2856&id=28816

American Psychological Association, Guidelines for the Practice of Telepsychology.

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