12 Lug impotenza appresa
L’impotenza appresa è quella condizione psicologica per cui una persona sviluppa e si convince dell’idea di essere impotente rispetto alla possibilità di intervenire attivamente sulla propria vita e cercare di dare agli eventi una direzione desiderata.
Tale convinzione è frutto dell’apprendimento per cui, dopo aver sperimentato diverse frustrazioni ed esperienze fallimentari e magari anche traumatiche, la persona si identifica con la sensazione di essere una vittima e quindi in balia del mondo esterno: che siano altre persone o circostanze della vita.
Questa credenza di non avere potere di modificare la propria vita progressivamente si può trasformare in una profezia che si autoavvera: poiché si percepisce come impotente, la persona tenderà a:
- rinunciare ad agire, tentare nuove soluzioni o vie di uscita, anche quando queste sarebbero possibili e disponibili
- e a interpretare il mondo come imprevedibile, incontrollabile e persino ostile.
Learned helplessness
Il costrutto di impotenza appresa, traduzione italiana dell’originario “learned helplessness”, fu introdotto negli anni ’60 dagli psicologi Martin Seligman, pioniere della psicologia positiva e da Steven Maier. I due studiosi scoprirono, attraverso numerose ricerche sperimentali, che gli individui che erano stati sottoposti a esperienze negative inevitabili e ripetute nel tempo, tendevano progressivamente a rinunciare ad agire anche quando, grazie a un’azione diretta, avrebbero potuto evitare una situazione di disagio.
Quando l’impotenza appresa diventa una caratteristica stabile nel tempo
Quando si è in presenza di una condizione di impotenza appresa, non si osserva semplicemente una temporanea condizione di tristezza o demotivazione. Si tratta piuttosto di un atteggiamento stabile e pervasivo, il cui nucleo centrale costitutivo è la convinzione che gli sforzi personali siano inutili.