Le coccole fondamentali

Un recente studio pubblicato su Development and Psychology mette in evidenza l’importanza del contatto fisico tra mamma e bambino nel periodo neonatale. In particolare, lo studio riguarda la branca dell’epigenetica, ovvero la scienza biologica che studia l’espressione dei geni e la trasmissione di caratteri ereditari non direttamente attribuibili alla sequenza del DNA. I risultati dello studio mostrano che i neonati che hanno ricevuto un basso livello di contatto fisico dal loro caregiver, hanno mostrato più in là con gli anni un livello di distress maggiore (pianto, agitazione, angoscia) e si è osservato un maggiore livello di immaturità biologica. In sostanza, le tenerezze fisiche (abbracci, carezze, coccole) ricevute dal bambino possono modificare l’espressione dei suoi geni.

Del resto non è la prima volta che la psicologia e le scienze umane si occupano di questo argomento.

 

ALTRE OSSERVAZIONI NEI SECOLI PRECEDENTI

La leggenda (o la storia? non è chiaro) vuole che già Federico II di Svevia (1194-1250) avesse condotto un esperimento inizialmente volto a scoprire quale idioma gli esseri umani parlassero naturalmente. Egli diede così l’ordine di far crescere un gruppo di bambini da balie o nutrici che dessero loro da mangiare e bere e li tenessero puliti, ma senza fornire loro coccole o tenerezze, e soprattutto senza utilizzare il linguaggio verbale. Va premesso che, fortunatamente, al giorno d’oggi studi di questa natura non sarebbero in alcun modo riproducibili, in quanto non compatibili con le più basiche indicazioni dell’etica nella ricerca scientifica. Difatti, questi bambini persero la vita: l’assenza di tenerezze, di interazione affettiva, di contatto fisico, di incoraggiamenti verbali e coccole, non è compatibile con la vita stessa.

A risultati analoghi giunse l’osservazione più recente (prima metà del ‘900) dello psicoanalista René Spitz che si interrogò sulle cause dell’altissimo tasso di mortalità che si riscontrava nei brefotrofi, in cui i piccoli esseri umani, per via della loro condizione, non potevano godere delle amorevoli cure delle loro madri. Si osservò che i neonati allevati in questo tipo di istituzione mostravano i sintomi neurofisiologici caratteristici dell’istituzionalizzazione, nonostante un livello adeguato di igiene e una buona qualità del cibo. L’isolamento, la deprivazione affettiva, l’assenza di un partner umano che avvii alla regolazione emotiva causarono in questi bambini un irreversibile rallentamento nello sviluppo psichico e fisico, comportamenti di pianto, tristezza, chiusura e assenza, insonnia e maggior vulnerabilità alle malattie. Spitz si riferì a questa sindrome coniando i termine di “depressione anaclitica” e di “marasma” (lasciarsi morire per inedia in seguito a gravi carenze).

 

NEL RECENTE PASSATO

Anche lo psicoanalista Didier Anzieu (1923-1999), con il termine “Io-pelle“, ha sottolineato come la pelle, essendo l’involucro del corpo umano e il suo confine con il mondo esterno, rappresenta anche un contenitore che protegge e favorisce lo sviluppo psichico, sottolineando così quanto siano importanti da un punto di vista relazionale le stimolazioni che riguardano questo organo sensoriale localizzato “ai confini” del nostro corpo fisico.

Altri studi più recenti mostrano come un contatto oculare adeguato tra madre e bambino influisca positivamente sulla mielinizzazione dei neuroni (processo di maturazione delle fibre nervose), fino al primo anno di vita.

 

COSA POSSIAMO EVINCERE DA QUESTE OSSERVAZIONI?

Il contatto fisico è gratificante, sia per il genitore, sia per il bambino. Esso genera uno sviluppo psicofisico armonico e completo. Per i cuccioli degli esseri umani, l’essere toccati, tenuti (holding), accarezzati, maneggiati (handling), massaggiati, rimanere in contatto con l’odore e il calore del corpo della madre e con le stimolazioni tattili e uditive, rappresenta un nutrimento fondamentale e imprescindibile.
Bisogna considerare che nei primi mesi di vita la relazione tra il bambino e il neonato è per natura simbiotica, ma anche successivamente il bisogno di interazione rimane fondamentale per un’evoluzione psicofisica sana.

 

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