Tiziano Terzani “La fine è il mio inizio”

Alcuni spunti, oggi più che mai attuali, dal saggio di Tiziano Terzani (1938-2004), giornalista fiorentino diventato cittadino del mondo.
Alcuni provocatori, altri commoventi, altri ancora di una sincerità che ferisce, sempre più che mai attuali. Così Tiziano Terzani racconta al figlio Folco e a noi tutti la sua esperienza di vita, ci lascia in eredità le sue riflessioni sull’uomo moderno, la sua spiritualità e sulla società in cui viviamo.

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LA DIVERSITÀ

Perché io sono convinto che solo la diversità del mondo crea vitalità e dà maggiore libertà a tanta gente, mentre l’appiattimento secondo modelli prestabiliti non fa che esasperare certe situazioni ed eliminare tante belle alternative.”

Allora io mi chiedo: è possibile salvare capra e cavoli e mantenere la bellezza del mondo che sta nella sua diversità?”

Cambiamo un po’ dei criteri, dei valori, non attacchiamoci alla nostra ingordigia e abbiamo rispetto per le cose altrui. Questa è la cosa principale. Se tu guardi gli altri popoli con rispetto, come se davvero nel fondo fossero uguali a te – anche se tu hai curato il tracoma e loro ancora no – ti rendi conto che forse hai tanto da imparare da loro.”

Ecco di nuovo un caso in cui bisogna accettare la diversità. Se ti imponi subito, se imponi le tue regoline – […] rovini tutto. Se invece dai un po’ di corda, se ti fidi e permetti all’altro di trovare un suo modo di essere… Sai, c’è sempre un rischio, ma a volte uno deve poter sperimentare, deve uscire da quei viottolini su cui è stato messo.”

“Il primo passo di ogni guerra è la disumanizzazione del nemico. Il nemico non è un uomo come te, quindi non ha gli stessi diritti. E questo giustifica l’uso della violenza.”

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LA SOCIETÀ MODERNA

Cambiamo un po’ dei criteri, dei valori, non attacchiamoci alla nostra ingordigia e abbiamo rispetto per le cose altrui. Questa è la cosa principale. Se tu guardi gli altri popoli con rispetto, come se davvero nel fondo fossero uguali a te – anche se tu hai curato il tracoma e loro ancora no – ti rendi conto che forse hai tanto da imparare da loro.”

Il problema era troppo grande, non riuscivo a descriverlo. Sentivo che era un modello spaventoso, ma non riuscivo a descrivere l’angoscia che mi aveva colto e che era l’angoscia davanti alla società moderna che disumanizza l’uomo. Quello era il mio tema.”

Quello che proprio mi angoscia è come noi così volutamente, così distrattamente ci impoveriamo la vita.”

Facciamo una cosa molto semplice, viviamo vite troppo di corsa, troppo piene di stimoli, continuamente distratti dal lavoro, dal telefono, la televisione, i giornali, da quelli che ci vengono a trovare. Siamo sempre di corsa, sempre di corsa, non ci fermiamo. Chi si prende più degli spazi vuoti, del tempo per il silenzio? La sera al bambino gli danno da mangiare, lo mettono un po’ davanti alla televisione e poi a letto, perché questi vogliono vedere un film, quelli vogliono andare dagli amici. Sarebbe così semplice dire “Fermi tutti. Stasera si va a vedere le lucciole!” Non è così complicato, non è una congiura, siamo noi a metterci nei guai. Capisco la congiura del consumismo, che è una macchina che ti fagocita, ma qui non c’è nessuna congiura. Sei tu, tu che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole.”

Onestamente, questo mondo è una meraviglia. Non c’è niente da fare, è una meraviglia. E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia – ma non tu, con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu, questa essenza di te, sente d’essere parte di questa meraviglia – ma che vuoi di più, che vuoi di più? Una macchina nuova?”

Ma se tu nasci e cresci in una città europea, se vai in quelle scuole occidentali dove la prima cosa che devi fare è competere con il tuo compagno di banco per ridurlo a un imbecille, così che tu sia il primo della classe, come vuoi poi crescere con una grande apertura mentale? Se sei spinto a studiare non per capire la vita, ma per avere un mestiere, per guadagnare dei soldi, è molto difficile che ti si apra la mente.”

FOLCO: Ci sono moltissimi stimoli oggi per cui la mente non è mai in pace. Dal rumore della televisione, alla radio in macchina, al telefono che squilla, alla scritta pubblicitaria sull’autobus che ti passa davanti. Non riesci a fare pensieri lunghi. Fai pensieri corti. I pensieri sono corti perché le interruzioni sono frequentissime.
TIZIANO: Giustissimo. I pensieri sono corti come uno spot televisivo. E il silenzio non esiste più.

E civiltà questa inglese, occidentale, si chiede, che misura il progresso in quanti più abiti la gente ha? In quanto più velocemente si sposta? Non bastano all’uomo un tetto sopra la testa, un pezzo di stoffa attorno ai fianchi? Parole durissime.”

Tu pensa alla storia dell’umanità e al progresso che ha fatto l’uomo in termini materiali. Ha allungato la sua vita, va sulla luna, ma davvero non ha fatto alcun progresso dal punto di vista spirituale. Proprio nessuno, nessuno, nessuno. E un’illusione che l’uomo sia progredito.”

Questa civiltà, merita d’essere salvata? C’è da rifletterci. Perché che cos’è questa civiltà? Questa nostra, moderna. È la ragione andata matta, andata matta per l’economia. L’economia è diventata il criterio principale di tutto, non ci sono altri valori. Perché produrre sempre di più, fare sempre più scorie? C’è qualcosa di perverso nel modo in cui l’uomo vede se stesso nel mondo. Non si vede! Ha perso davvero la connessione cosmica. Si vede lì, nella sua piccola sfera. Vede solo il suo piccolo mondo, non si vede in relazione al grande mondo. Interessante domanda “Merita d’essere salvata?” […] Non oso, non oso dire che non è possibile salvarla. […] Io vedo un grande caos. Un grande caos e una grande decivilizzazione dell’umanità. Io, l’avrai capito dalle piccole cose che ti racconto […] ho un’amorosa simpatia per l’Uomo. Proprio mi piace l’Uomo […] mi piace l’umanità e mi dispiace proprio pensare che qualcosa potrebbe eliminarla dalla faccia della terra. Sai, sarà perché ci appartengo, ma lo sento forte. Però c’è un processo di decivilizzazione in corso che non vedo come sia reversibile.”

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 LA MALATTIA

Secondo me, tutto – anche il mio malanno di ora – nasce […] dalla profonda tristezza di vivere in una società che non è libera.”

Ci metto un pochino, ma rinasco. La malattia, sai, è sempre anche una medicina.”

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I GIOVANI

Se tanti giovani si sentono disperati è perché non guardano. C’è così tanto da fare! E tanti fanno anche, c’è tanto volontariato a giro per il mondo. Uno non può rinunciare agli ideali. […] Ci vuol coraggio, ci vuole determinazione, ci vuole fantasia, ma le possibilità ci sono. Non è che tutte le porte sono chiuse, che il mondo è già tutto sprangato e i posti sono già presi dagli altri. Ma per nulla! […] Io trovo che la cosa più bella che un giovane possa fare è di inventarsi un lavoro che corrisponde ai suoi talenti, alle sue aspirazioni, alla sua gioia, e senza quella arrendevolezza che sembra così necessaria per sopravvivere. “Ah, ma io non posso perché…” Tutti possono. Ma capisci quello che dico? Bisogna inventarselo! Ed è possibile, possibile, possibile.”

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LA SPIRITUALITÀ

FOLCO: “Meglio non fare nessun pensiero e aspettare che ti venga un’idea chiara. Perché una volta che hai un’idea, ma chiara, puoi muoverti.”
TIZIANO: “Un’azione, una vera azione, può essere il frutto di una grande riflessione. Altrimenti non ha nessun senso, altrimenti è solo una distrazione.”

Ahimsa, ahimsa, ahimsa, non provocare dolore, non provocare miseria, non provocare danno.”

La soluzione a me pare di averla trovata nel senso che se riesci a migliorare te stesso, a fare qualcosa di te stesso e a renderti conto dell’inutilità di tutto il resto, forse metti le basi per qualcosa di grande che è, secondo me, essenziale: l’evoluzione dell’uomo verso un piano superiore. Ed è da lì che si arriva all’Himalaya. Non più rivoluzioni, non più politica. A che servono?”

FOLCO: Una volta ho incontrato un sadhu che diceva una cosa interessante. Non so se sia vera, ma mi pareva sensata. Mi diceva che novantotto pensieri dei cento che uno ha, li ha già avuti. Anche i pensieri si ripetono. Tanto vale perciò fermare il pensiero, zittirlo completamente, per trovare poi, forse, nel silenzio uno o due pensieri, ma che siano nuovi.
TIZIANO: Hai perfettamente ragione, si pensano sempre le stesse cose, che poi vengono pensate anche dagli altri. Ma fermarsi a cercare di pensare un ‘altra cosa?!

“Ma, come dicono i nostri soliti, benamati indiani “Quando l’allievo è pronto, il maestro compare”.

La Verità è una terra senza sentieri…”

Abbandona tutto, abbandona tutto quello che conosci, abbandona, abbandona, abbandona. E non aver paura di rimanere senza niente, perché alla fine quel niente è quello che ti sostiene”.

Quello che un padre vuole per i figli può essere pesantissimo. La libertà va lasciata.”

Vedi di nuovo, uno piglia, fa un passo e da quello va avanti. Si tratta di fare i passi giusti nella direzione giusta, perché un passo porta a un altro e questo porta a un altro più grosso. Allora, cominciare bene ti aiuta.”

La verità è una terra senza sentieri”. Cammini, trovi. Non c’è chi ti dice “Guarda, il sentiero per la verità è quello”. Non sarebbe la verità. Se rimani nel conosciuto non scoprirai niente di nuovo. Come fai? Viaggi sui binari del conosciuto e rimani nel conosciuto. E così è quando cerchi. Se sai cosa cerchi non troverai mai quello che non cerchi… e che magari è giusto la cosa che conta, no? Per cui è uno strano processo che richiede una grande determinazione, perché implica rinuncia, assenza di certezze. E comodo adagiarsi sul conosciuto, no? Alle otto c’è il treno, alle nove apre la banca, comportati bene, non rubare i soldi, e avanti. Ma se tu esci dal conosciuto e cerchi strade che non sono state completamente battute o, come dico, se te le inventi, hai la possibilità di scoprire qualcosa di straordinario.”

TIZIANO: A volte bisogna rischiare, fare altre cose. Occorre rinunciare ad alcune garanzie perché sono anche delle condizioni. […] Ogni garanzia è una condizione, no? Se tu vuoi avere la pensione, devi lavorare tutta la vita per avere la pensione. Se tu vuoi avere l’assicurazione malattia, la devi pagare. Ma pagare l’assicurazione malattia vuol dire ogni mese mettere da parte trecento euro. Non sei libero, perché una garanzia è una condizione, è una limitazione. Ma secondo me c’è in tutte le cose sempre una via di mezzo. Non occorre né rinunciare a tutto, né volere tutto. Basta avere chiaro cosa stai facendo, quali sono i compromessi. […] Hai la scelta tra il rosso e il verde. Vuoi mettere, andare da un rigattiere e scoprire un vecchio tavolo su cui hanno mangiato famiglie? E possibile!
FOLCO: E come […]?
TIZIANO: Col gandhismo, il digiuno, la rinuncia ai troppi desideri.

TIZIANO: Passano milioni di formiche meravigliose, di farfalle, di fili d’erba, e non te ne sei accorta. Un treno che passa attraverso una galleria. E hai perso un’occasione, quella di diventare migliore, di arricchirti. Ma lo senti che quello che dico è così banale, così semplice, eppure sembra una grande scoperta? Quando la gente ha un problema, invece di fermarsi, invece di stare in silenzio ad ascoltare la voce del cuore, esce, va in mezzo alla folla, va al cinema, va a farsi una scopatina per rintronarsi, per dimenticare. Invece di fermarsi. Fino a che un giorno arriva, un giorno arriva…
SASKIA: Sì, lo sgomento prima o poi arriva.
TIZIANO: In un modo ò nell’altro viene fuori. E non sei pronto, non hai gli strumenti, non ti sei preparato. Allora, quando hai un problema fermati, fermati, fermati. Ascoltalo e cerca di trovare la risposta dentro di te. Perché c’è. Dentro di te c’è qualcosa che ti tiene insieme, che ti aiuta, c’è una vocina. Ascoltala. Questi la chiamano “Dio”, quelli la chiamano qualcos’altro, ma c’è. E questa è anche la mia… non dico nemmeno la mia speranza, sono convinto che è così. […] E la regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. E più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta. L’altra cosa che io ripeto, e spero che tu la capisca, è di essere cosciente di quello che ti succede. Non prenderlo alla leggera. Bisogna essere all’erta e prendersi dei momenti da soli, di silenzio, di riflessione, di distacco. E guardare.

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Ah, Saskia, è bello che sei venuta a trovarmi. E ricordati, io ci sarò. Ci sarò, su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.”

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