Il Valzer Lento Delle Tartarughe

Alcuni stralci dal romanzo di Katherine Pancol, il secondo della famosa trilogia dell’autrice francese, pubblicato in Italia nel 2010 da Dalai Editore. Lettura fresca e leggera, non impegnativa, ma che ancora una volta offre interessanti spunti di riflessione sulle relazioni umane, sui sentimenti di affetto, odio e amore, rivalità e competizione, passioni, sofferenze…
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“E che cosa si fa quando l’amore scava un buco nel cuore, un buco così grande che si direbbe uno scoppio di granata, talmente grande che ci si può vedere il cielo attraverso?”

“Allora ti ricordi. Non hai dimenticato. Sono sopravvisuta una volta, sopravviverò anche questa volta? E’ la vita. Ha le spalle larghe, la vita. Mai che ti conceda un bel periodo di riposo, sempre a incalzarti a tornare al lavoro. Non siamo su questa terra per girare i pollici. Ma io non mi fermo. Mi dimeno come un’indemoniata.”

“C’è un momento in cui occorre comprendere che i limiti non tengono gli altri a distanza, non ti proteggono dai problemi, dalle tentazioni, non fanno altro che rinchiuderti, che tagliarti fuori dalla vita. Allora, o decidi di lasciarti inaridire e di restare entro i limiti, o ti farcisci di mille piaceri infragendo quegli stessi limiti.  Ma ci sono certi limiti che è decisamente troppo pericoloso infrangere, limiti che non bisgna oltrepassare in alcun caso, ed è precisamente quel che sto facendo io…”

“Shirley dice sempre che non esiste l’amore, esistono i dettagli d’amore…”

Blaise Pascal, un giorno, aveva scritto: “Ci sono passioni che chiudono l’anima in se stessa e la rendono immobile, e altre che la rendono grande e fanno sì che si apra all’esterno.”

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