Romanzo del 1964 in cui l’autore, con grande (auto)ironia e lucidità, racconta la propria storia attraverso l’utilizzo del flusso di coscienza. L’incontro con la psicoanalisi segna l’inizio di un lungo percorso introspettivo incentrato sul “male oscuro” e sul “male di vivere”, ed esiterà in una paziente riconciliazione con se stesso e con i propri conflitti.
Al di là dell’autobiografia, l’intento dichiarato ne Il male oscuro è una ricerca interiore che Berto indica come soluzione a quel male perenne, storico e cosmico, al persistente senso di colpa che deriva dall’incapacità di perdonarsi delitti che in realtà non si sono mai commessi, perchè non sono delitti. Il male oscuro rappresenta anche attraverso una lettura spietata, ma sempre ironica, talvolta grottesca, l’assurdità del vivere quotidiano, le meschinità e le piccolezze di cui sono intessuti i rapporti umani e familiari. Ciò comporta anche un’analisi tormentata di tutti i valori di quella civiltà in cui l’autore nacque e crebbe, la civiltà dell’Italia che, come lo scrittore, affrontava una dolorosa adolescenza nel passaggio dal mondo rurale a quello industriale e urbano, con l’aggravante dell’impostazione data al fenomeno dal regime fascista.
Premio Campiello 1964. “Ogni volta che aprivo e leggevo venti o trenta pagine del “Male oscuro”, avrei voluto che questo libro non avesse a che fare con me, con le mie sofferenze, le mie fobie, le gabbie del mio passato, il mio tempo, avrei voluto che fosse un libro datato, lontano, un reperto del Novecento, e invece ogni volta mi ritrovavo coinvolto dalla sua sincerità senza scampo.” (Christian Raimo)