Copertina del romanzo di Katherine Pancol "Gli Occhi Gialli dei Coccodrilli"

Alcune citazioni del romanzo di Katherine Pancol pubblicato nel 2006, una lettura piacevole e leggera, la prima della “trilogia”. I personaggi, caratterizzati in modo forte e talvolta pittoresco, ci offrono un interessante spaccato della natura umana e delle relazioni che gli esseri umani intessono, in cui è facile identificarsi.
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«Per il momento, imparo… Ho capito che la felicità non è vivere una vita senza imbrogli, senza fare errori, senza muoversi. La felicità è accettare la lotta, lo sforzo, il dubbio, e andare avanti, andare avanti superando tutti gli ostacoli, uno per volta. Oggi, ho imparato a lottare, a trovare delle soluzioni, a disperare per un momento e poi a riprendermi, e vado avanti. Da sola! Me la sbroglio… Ho imparato a pensare da sola, a camminare da sola, a lottare da sola… Ho accettato il lato nero della vita, non mi ripugna più, non mi fa più paura. Per vivere bene, bisogna lanciarsi, smarrirsi e ritrovarsi e smarrirsi di nuovo, abbandonare e ricominciare, ma mai, mai pensare che un giorno potremo riposare, perché non è mai finita… La tranquillità, l’avremo più tardi, semmai. Siamo su questa terra per lottare. Non siamo qui per prendercela calma.»

Il suo momento preferito: quando il treno percorreva la periferia di Parigi, e prendeva velocità attraversando un paesaggio di casette e stazioncine, lanciato come una freccia d’acciaio. Jo cercava di decifrare i nomi delle stazioni. All’inizio ci riusciva, poi saltava una lettera su due, le girava la testa e non leggeva più niente. Così chiudeva gli occhi e si lasciava andare: il viaggio poteva avere inizio.

Joséphine aveva appena capito qualcosa di molto importante: quando si scrive, bisogna spalancare le porte alla vita, perché si infili nelle parole e alimenti l’immaginario.

La vita era continuata, dopo, la vita continua sempre. Ti dà delle ragioni per piangere e delle ragioni per ridere. È la vita, Joséphine, fidati. È una persona, la vita, una persona da prendere come partner. Entrare in pista, danzare nel suo vortice; a volte ti fa quasi annegare e tu credi di morire, poi ti acchiappa per i capelli e ti posa un po’ più in là. A volte ti pesta i piedi, altre ti fa volteggiare. Bisogna entrare nella vita come si entra in una danza. Non interrompere il movimento per piangersi addosso, accusare gli altri, bere, prendere delle pastiglie per attutire il colpo. Volteggiare, ondeggiare, ballare. Superare le prove che ti manda per renderti più forte, più determinata. Un’altra ondata aveva portato via Antoine, ma lei era sopravvissuta. Altri cavalloni sarebbero venuti, ma sapeva di avere la forza per superarli e che sarebbe stata sempre ripescata. Questa è la vita, si disse con certezza, guardandosi allo specchio. Onda dopo onda. Guardò la ragazza nello specchio. Sorrideva tranquilla, pacificata.