Leggere attiva il cervello

Annamaria Testa, esperta di comunicazione, nel suo articolo pubblicato su Internazionale dal titolo “Com’è il cervello di chi legge romanzi”, raccoglie i risultati di una serie di studi che hanno analizzato gli affascinanti effetti della lettura sul cervello umano.
Immergersi in un libro non significa solamente viaggiare nello spazio e nel tempo e vivere le vite di altri personaggi. La psicologia e le neuroscienze confermano che la lettura apporta delle vere e proprie modificazioni a livello cerebrale.

Lo studio “Reading cinnamon activates olfactory brain regions” pubblicato nel 2006, utilizzando le moderne tecniche di neuroimaging, mostra come la lettura di parole come “cannella”, “aglio” o “gelsomino” non attiva solamente le aree cerebrali deputate al linguaggio (aree di Broca e di Wernicke), ma anche la corteccia olfattiva primaria, più o meno come se stessimo davvero sentendo, e non solo leggendo, un odore.

In maniera analoga, nello studio “Hearing metaphors activates sensory brain regions” pubblicato nel 2012, viene mostrato come le metafore che comprendono un aggettivo “tessile”, come per esempio “a rough day” (una giornata “ruvida”), oppure una “voce vellutata” o una “questione spinosa”, stimolano la zona cerebrale (opercolo parietale) deputata ad elaborare le informazioni di tipo tattile come il sentire una texture di un tessuto.

Qualcosa di analogo avviene per la corteccia motoria: lo studio “Grasping ideas with the Motor System: Semantic Somatotopy in Idiom Comprehension” pubblicato nel 2008-’09 e che utilizza ancora una volta lo strumento della risonanza magnetica funzionale, ci racconta che singole parole e frasi riguardanti azioni fisiche (effettuate con braccia e gambe) attivano la corteccia motoria, proprio rispecchiando la parte del corpo che è stata “nominata” all’interno della metafora (come ad esempio nella metafora “afferrare un’idea” suggerita dal titolo di questa ricerca).

Pare quindi evidente che la lettura, oltre ad aprire orizzonti, a svelare nuovi mondi e a renderci più eruditi, possa davvero rappresentare per il cervello un allenamento e un ottimo esercizio per stimolare le connessioni neuronali.

Infine, ci si interroga sul mezzo: leggere su carta ha lo stesso effetto della lettura digitale in termini di elaborazione di informazioni? La lettura digitale influenza la profondità del nostro pensiero e della capacità di riflessione? Questo articolo sostiene che non possiamo avere ancora evidenze certe a riguardo (in assenza di rigorosa ricerca su questi temi), ma che sicuramente la nostra cultura sta attraversando un momento di passaggio.

 

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