copertina romanzo Manolo di Margaret Mazzantini

“Comunque, ho avuto anch’io il classico periodo di pinguetudine infantile. Poi un giorno cominciai a dimagrare. Credo che sia stato per via dell’albergo. A pianterreno, il ristorante era sempre in funzione, e io mi trovavo constretta a inalare senza tregua mefitiche esalazioni culinarie, che mi ricordavano di avere un corpo biologico, mentre io volevo solo un corpo animico. E’ davvero avvilente svegliarsi al mattino con l’odore di broccoli ripassati e di tordi ripieni in fricassea spalmato sul cuscino. […] Smisi di nutrirmi completamente. Divenni sempre più eterea nell’intento di allontanarmi da questo mondo che non mi amava. Speravo che qualcuno captasse il messaggio deposto nella teca dei miei ossicini affioranti. Ma il mio era un SOS lanciato nel vuoto. La gente mi urtava, si pungeva contro i miei spigoli, e incurante correva a sgargarozzarsi nel salone dei banchetti. I miei genitori mi lasciavano smagrare in santa pace, con il mio bagaglio d’infelicità, tenendomi a distanza come un lebbroso con i suoi campanelli. Erano molto immaturi, e inoltre mi temevano. […] Sono sempre stata una bambina specialissima, capace, mio malgrado, di mettere in soggezione chiunque. I miei vecchi mi lanciavano perplesse occhiate e tiravano avanti. In ogni caso, poverini, non avrebbero avuto il tempo per badare a me. I clienti assorbivano tutte le loro energie.” (Margaret Mazzantini, Manola)

In questo brano, breve ma intenso, nelle parole di Ortensia si possono cogliere molte sfumature legate alla condizione anoressica, che rappresenta un modo, il più delle volte al femminile, per esprimere un grido di aiuto e una mancanza d’amore. Il rifiuto anoressico del cibo ha esordio frequentemente in adolescenza o pre-adolescenza ed è strettamente legato al contesto, spesso familiare, in cui la persona vive. Il corpo denutrito è un corpo che porta un messaggio, è un corpo che scrive a chiare lettere che non di cibo c’è bisogno, ma di amore e di attenzione.